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Calico Jack Rackham

ha pubblicato un video riguardante Minit in Serata Ost

OST DELLA SETTIMANA - INDIE
Eat sleep die repeat

Sabasaba Desert

Provided to YouTube by Fandalism Sabasaba Desert · Jukio Kallio Minit (Original Soundtrack) ℗ Jukio Kallio Released on: 2018-04-03 Auto-generated by YouTube.

Simo.Roses
Cover Ratchet & Clank Future: Tools of Destruction per PS3

L'ultimo dei Lombax... credo...

Tools of Destruction, per essere il primo capitolo della saga di INSOMNIAC su PS3, non è propriamente il migliore dei biglietti da visita. È un bel gioco? Certo, nessuno lo nega: è sicuramente un prodotto divertente e rifinito quanto basta. Ma dopo un primo capitolo meraviglioso, un secondo capitolo ancora migliore, un terzo che perfezionava la formula di shooting (pur con le criticità che ho segnalato nei dovuti spazi) e un DEADLOCKED che alzava l’asticella ai massimi storici la strada sembrava spianata per un prodotto che facesse tesoro di tutti i miglioramenti che la saga aveva avuto fino a quel momento, complice anche il salto di hardware importante, e così non è stato.
Probabilmente a chi ha giocato i Ratchet in giovane età non sembra, ma l’aspetto narrativo nella quadrilogia classica per PS2 era importantissimo. Ratchet era un normalissimo Lombax infilatosi col suo amichetto robotico in una situazione molto più grande di lui e costretto a fare i conti col sistema ipercapitalista che governava la galassia. L’ironia era cattiva, pungente, e i giochi nonostante il target giovane erano scritti con gusto e si fanno ancora oggi apprezzare soprattutto da un pubblico più adulto (alla cattiveria del piano di Drek o delle azioni della Megacorp, da piccini, non ci si fa molto caso). Inoltre, senza necessità di incredibili cutscene iperprodotte o di spiegoni infiniti ogni pianeta sul quale mettevamo le nostre pelose zampe era perfettamente caratterizzato dagli abitanti che lo popolavano, generalmente anche loro assorbiti dallo stesso consumismo sfrenato sul quale gli sceneggiatori ironizzavano pesantemente, con risultati fantastici. QUI… OOF…
ToD narrativamente parlando è mediocre, di quella mediocrità che fa male. Non mancano i lati positivi ovviamente: il tema piratesco è simpatico (per quanto mi faccia venire in volto un sorriso acido il fatto che il fulcro della trama sia un’idea che Ratchet 3 prendeva per il culo per quanto fosse fuori posto nell’universo narrativo del Lombax, ma facciamo finta che ce lo siamo dimenticati tutti), la comicità di tanto in tanto funziona quando si focalizza maggiormente sull’aspetto slapstick e Qwark fa sempre la sua porca figura. È evidente tuttavia il cambio di rotta della serie da qui in avanti, che perde i propri tratti tematici identitari fino a quel momento per andare verso l’approccio da blockbuster hollywoodiano; questo non sarebbe un problema, se non fosse che la trama è scritta col culo (non penso ci sia molto da argomentare, basta vedere il retcon idiota sul fatto che Ratchet sia l’ultimo della sua razza quando nel 2 incontriamo un individuo, e poi ricordarsi che per scrivere una sceneggiatura di solito ti pagano) e i personaggi sono orribili, a partire dai comprimari per arrivare all’antagonista che potrebbe anche non esserci per quanto è inutile, a cui si deve aggiungere la totale assenza di incontri con gli abitanti dei pianeti, sostituiti con un cacciatore di taglie e un pappagallo la cui unica funzione è essere un plot-device per mandare avanti la trama. Alla fine, ToD è un melodrammone che per propria fortuna si salva con un triplo salto carpiato grazie al gameplay ottimamente rifinito (sul quale non mi dilungherò, in quanto già affrontato altrove). Squadra che vince non si cambia, il titolo si gioca esattamente come Ratchet 3 ma impreziosito dal graficone permesso dal nuovo hardware: tantissima roba a schermo (Metropolis è un’orgia visiva), animazioni magnifiche, ottimi effetti di luce, il tutto condito dai soliti 60fps che fanno di questo gioco un piacere unico pad alla mano (a differenza di quella spazzatura che è il reboot, ma ci arriveremo, e lì scorrerà il sangue). Inoltre, ToD ritorna sulla retta via rispetto ad Up Your Arsenal con un level design più stratificato e un bilanciamento migliore di armi e nemici.
In sintesi, Tools of Destruction resta un buon gioco, soddisfacente e fluidissimo da giocare, tuttavia privo di molti degli elementi che avevano fatto fare il salto di qualità agli altri capitoli da buoni giochi a classici del genere. Un piccola delusione.

Simo.Roses

ha pubblicato un video riguardante Furi in Serata Ost

OST DELLA SETTIMANA - INDIE
Iniziamo a flooddare sta pagina con uno dei giochi più belli della scorsa gen

Scattle - Love and Madness (from Furi original soundtrack)

Linkfire: https://va.lnk.to/ZRHWD Listen to the full soundtrack on YouTube: http://bit.ly/29ZaCfq Bandcamp: https://furi.bandcamp.com/ Original track from Furi, the all-boss combat..

Simo.Roses

ha scritto una recensione su Demon's Souls

Cover Demon's Souls per PS3

Alla ricerca della Pietralama Pura

Strana creatura Demon’s Souls: quello che alla fine viene sempre spacciato una sorta di dimenticato antenato di uno dei titoli più idolatrati della settima generazione, Dark Souls, è invece ancora oggi un prodotto memorabile che ha fatto della brutalità del suo mondo di gioco la più appuntita freccia al suo arco. Brutalità che non si ferma alla rappresentazione di un mondo sanguinario e privo di ogni forma di speranza ma che sconfina come sottolineato dalla splendida retrospettiva di Rexailos (che invito tutti a leggere per avere un’idea chiara sul miracolo che è stato la produzione di questo titolo) in un gameplay che all’epoca come ancora oggi da del filo da torcere anche agli utenti più navigati.
Quella di Demon’s è un’avventura oscura, che fa del macabro e della desolazione i propri punti di forza assoluti, rimasti intoccati dal passare inesorabile del tempo. L’atmosfera che si respira è marcia e soffocante in ciascuna delle cinque Arcipietre che bisogna completare, ognuna un microcosmo unico con una propria storia ormai conclusa da rispolverare. e la scelta di creare un universo suddiviso in macroaree si è rivelata vincente, poiché ha permesso agli sviluppatori di mostrare sfaccettature del regno di Boletaria, soffocato dalla nebbia come una Silent Hill medievale, senza perderne in coerenza interna, curandone all’inverosimile il level design (veramente perfetto, da applausi) e la narrativa ambientale: si passa dal farsi strada tra i cadaveri della fortezza di Boletaria al districarsi dall’infernale labirinto, buio e sanguinolento, della prigione di Latria fino a giungere alla Valle della Corruzione, ad oggi una delle ambientazioni migliori che mi sia capitato di vedere in un videogioco tra insetti giganteschi, baraccopoli e malati di peste e lebbra pronti a tutto pur di avere un minimo sollievo dalle loro torture. In questo senso Demon’s assomiglia tantissimo al Berserk di Miura, dove l’elemento fantastico serve a donare un’aria misteriosa e onirica a un titolo che, altrimenti, sarebbe più difficile da digerire di quanto non sembri in apparenza.
Demon’s è anche un ottimo esempio di metanarrativa fatta come l’Antico comanda. Proseguendo per le lande desolate di Boletaria con l’obiettivo di sterminare i Demoni verremo bombardati di interrogativi sulla bontà effettiva della nostra crociata e sulla vera causa del disastro in atto. È veramente una quest eroica quanto sembra in superficie? Ogni morte subita e inflitta vale effettivamente la pena? Interrogativi, questi, culminanti nella conclusione meravigliosa della Valle della Corruzione, momento di una potenza evocativa rara che fa passare alla perfezione il messaggio: qui nessuno è un campione di virtù, ci sono solo sconfitti e sta al giocatore capire chi è che ha perso maggiormente. Se ne parla decisamente poco, ma l’aspetto narrativo di Demon’s Souls è un lato essenziale del titolo che vale la pena sottolineare.
Mi soffermo meno sul versante del gameplay poiché estremamente simile a quanto visto nei successivi capitoli della saga, un dungeon crawler particolarmente punitivo molto veloce e vario negli approcci forniti al giocatore per pulire le mappe, brulicanti di infamate piccole e grandi pronte a scannarlo senza tante remore; meritano tuttavia una menzione particolare le boss fight, la cui qualità è estremamente altalenante (si passa da scontri meravigliosi come i Maneater e Maiden Astraea a pattume senza appello come il Dio Drago o il Monaco) ma che spiccano per il loro approccio maggiormente da rompicapo rispetto a quanto ci ha abituato FROM SOFTWARE, e la World Tendency, sistema di karma unico nella serie di Miyazaki ma estremamente fallato, criptico e mai più corretto in seguito. È estremamente interessante e stimolante giocare con l’allineamento di ogni Arcipietra per modificare eventi, nemici e level design, tuttavia è bene notare come nessuna meccanica che regola la Tendenza sia spiegata in-game e che quindi essa possa sembrare quasi casuale fino a che non ci si informa altrove.
In generale, Demon’s Souls come spesso accade nei primi capitoli di saghe di grande fortuna è coperto da uno spesso strato di sporcizia (Perché potenziare ogni arma è un parto trigemellare? Perché per il farming di alcuni materiali devo metterci lo stesso tempo che impiegherei per finire Persona 3? Perché non potere schivare nel fango ti è sembrata una buona idea, pazzo malato di un Miyazaki?). Tuttavia, tutti i difetti legati alla sua ormai veneranda età o a scelte di design infelici crollano come un castello di carte di fronte a quello che fa bene; Demon’s Souls, in virtù di una formula di gameplay sempreverde, di un mondo di gioco meraviglioso messo in scena divinamente, di un’atmosfera tra le migliori di cui si possa fare esperienza grazie alla grafica grezza, alla perfetta soundtrack (fiati ovunque!), ai colori smorti, è comunque uno dei miei titoli preferiti della saga e si merita tutta la fama che fortunatamente ha ottenuto.

Simo.Roses

ha pubblicato un video riguardante Ratchet & Clank in Serata Ost

OST DELLA SETTIMANA: PLATDFORM
Questa saga ha delle ost assurde

Ratchet & Clank - Orxon - Ratchet On Orxon

Orxon - Ratchet On Orxon Ratchet & Clank OST Music by David Bergeaud

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