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Simo.Roses

Metroid è una droga

Trobar clus

Questo nuovo video ha in realtà ribadito le cose molto belle che già si vedevano nello showcase dello scorso anno. Gameplay apparentemente fluido e responsivo, direzione artistica molto buona, grandissima interazione con l'ambiente circostante, un rampino che più lo vedo e più sembra fatto su misura per Halo e un comparto tecnico che non è eccezionale, ma che perlomeno appare pulito e funzionale. La mappa aperta potrebbe essere la sua fine o la sua fortuna, dipende molto da come la implementano. Il ritorno dei marines, però, mi ha dato l'impressione che la varietà di approccio sarà davvero tanta e forse il gioco può davvero riservare qualche sorpresa. Già così, però, penso che potrebbe essere meglio di Halo 5 e soprattutto 4 sotto diversi punti di vista.
Il resto non posso commentarlo: il gioco non l'ho giocato 🤷🏿‍♂️

Simo.Roses

ha pubblicato un video riguardante NieR: Automata in Serata Ost

OST DELLA SETTIMANA: OTTAVA GEN
Potrei letteralmente postare l'intera soundtrack di quello che è diventato uno dei miei tiroli preferiti di sempre, ma Birth of a Wish ha qualcosa di speciale che mi fa ribollire il sangue. In contrasto coi toni tragici ed eterei delle restanti tracce, questa ha un'eleganza violenta che la rende una punta di diamante in una colonna sonora piena di perle.

Birth of a Wish
Simo.Roses

ha scritto una recensione su Code Vein

Cover Code Vein per PS4

Weeb Souls

Più volte durante le estenuanti 30 ore richiestemi per completare Code Vein mi sono chiesto: "Ma perché lo sto giocando? Ma perché lo dovrei finire? Non posso attaccare Bloodborne e finirlo per la venticinquesima volta?"; e poi mi è arrivata la risposta: certo che lo voglio giocare, è un soulslike! Perché per grazia divina degli sviluppatori di BANDAI derubare tutto il derubabile da una forma di gameplay che ha fatto jackpot ha il vantaggio di rendere il titolo quantomeno semidivertente e giocabile, ma direi che i pregi possono finire qua. Intendiamoci, Code Vein è godibile alla fine, ma date le premesse poteva essere molto di più con poco.
Partiamo dalla storia... Bene, passiamo oltre (leggere: è talmente inutile che non vale la pena parlarne, si salvano giusto il setting vampiresco e qualche personaggio sporadico).
A stupire subito il giocatore appena avviato il gioco è lo stratosferico editor del personaggio, talmente dettagliato che a posteriore mette in cattiva luce la sciatteria del resto della produzione: si può mettere mano su tutto, ogni arto, ogni angolo, ogni indumento del nostro beniamino, personalizzando accessori, acconciature, dettagli infimi del viso e via discorrendo. Dopo circa un'ora e mezza di editing si inizia a menare le mani, e il feeling non è dei migliori. Il Redivivo è piuttosto scivoloso e nonostante per buona parte del tempo maneggi spadoni grossi tre volte lei il peso dei colpi pare inesistente, senza impatto; che si maneggi uno stuzzicadenti o una colonna, la sensazione di colpire i Corrotti con del sapone è sempre presente. Chi ha familiarità con la saga di From Software si sentirà a casa comunque, perché c'è tutto, attacco leggero, pesante, peso dell'equipaggiamento, colpi in schivata, in corsa, persino le compenetrazioni poligonali, ma Code Vein fa del suo meglio per differenziarsi a suo modo in maniere talvolta piuttosto riuscite. In primis a far la differenza sono i Codici di Sangue, pacchetti di abilità che una volta equipaggiati cambiano profondamente il proprio Redivivo, a partire dall'equipaggiamento possibile passando per la velocità di movimento fino appunto agli attacchi speciali disponibili, rendendo la personalizzazione piuttosto variegata e riuscita. In secundis, il titolo di BANDAI è profondamente legato a un'ottica multiplayer: Code Vein va affrontato con un compagno di viaggio, sia esso comandato dall'IA o da un'altra persona, poiché ogni parte del gioco (imboscate, power level di nemici e boss) è bilanciata attorno a questo fattore, a differenza di altri esponenti del genere più incentarti su un'esperienza in solitaria... E qui iniziano i dolori.
Se affrontato da soli, Code Vein rischia di essere l'equivalente di una tortura cinese del cazzo. Il level design stupidamente labirintico senza ragion d'essere unito alla monotonia visiva delle aree, alla completa mancanza di punti di riferimento (soprattutto in certe zone in particolare come la Cattedrale, abominio di game design) e alle imboscate in ogni dove ovviamente non anticipabili perché sia mai creare qualcosa di difficile e non frustrante rendono affrontare il titolo più un fastidio che una sfida, l'equivalente di bucarsi un giradito con uno spillone cauterizzato. Allo stesso modo, se affrontato con un compagno il PvE diventa eccessivamente semplice molto spesso.
I problemi non sono finiti, perché BANDAI ha fatto quello che mi piace chiamare un "Dark Souls al contrario". Vi ricordate com'è la progressione di Dark Souls, no? Giochi a un capolavoro, batti Ornstein & Smaugh e cancelli il save, ripeti ad libitum. Code Vein è l'opposto: una prima metà piuttosto abominevole affiancata ad una seconda metà molto più riuscita (tutto quello che avviene dopo a quel capolavoro della merda che è la Cattedrale). Un parallelo simile lo si ha anche coi boss, forse la parte più riuscita del titolo dopo la personalizzazione. Si inizia con scontri caotici (il Boia), frustranti (il Boia!!!) e mal riusciti (il Custode della Cassa Toracica, una delle cose più brutte mai concepite dopo la Culla del Chaos) per poi toccare picchi straordinariamente riusciti e bilanciati: tra i migliori, il Custode del Respiro, Mido, Silva e su tutti il dinamico duo, Spadaccina e Cannoniere, probabilmente la cosa più vicina a un Ornstein & Smough che un soulsike ci abbia regalato recentemente e non.
Nonostante le criticità giganti comunque Code Vein funziona, almeno quando si guarda al gameplay; non riesce a essere particolarmente raffinato nè piacevole ma si fa portare a termine se affrontato nella maniera giusta... Quello che NON si salva, al contrario, è l'art design. Ambientazioni monotone, tutte uguali, poco dettagliate e senza personalità piagano il titolo, e non sono da meno nell'aspetto alleati e avversari, che per la maggior parte a parte qualche tubo e qualche maschera potrebbero essere perfettamente intercambiabili. Tutto è scialbo, sciatto e fatto alla cazzo quando va bene, e quando va male verrebbe da bucarsi i bulbi oculari con degli spilloni tale è il fastidio causato da quel che c'è a schermo. Mio malgrado non riescono a risollevare la situazione le musiche del grande Go Shiina. I pezzi infatti se presi a sè sono splendidi e nel pieno stile del compositore, eleganti, energici, impreziositi da performance vocali da brividi (Bellum - Beyond Fear-, March of the Lost, Tears of Passion per fare dei nomi), tuttavia cozzano completamente con lo stile adottato dal gioco e vengono ripetuti a oltranza o usati anche dove non dovrebbero esserci. Grossa delusione.
Tirando le somme, Code Vein è come il panino del McDonald: lo ordini e sai ancora prima di mangiarlo che per un buon 50% farà schifo, ma lo addenti pieno di rimorsi e lo finisci lo stesso perchè, in fondo in fondo, sa di casa. Non da buttare, ma sconsigliato.

Simo.Roses

ha aggiornato la sua collezione

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