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Wandel

ha scritto una recensione su Gray Dawn

Cover Gray Dawn per PC

Poco più di un walking simulator, si cammina, si raccolgono oggetti, occasionalmente qualche blando enigma.
Pesca a piene mani, più che dall'immaginario cristiano ortodosso, proprio dall'arte: ci saranno molti quadri, affreschi, oggetti ecclesiastici reali, riprodotti ed inseriti in maniera non pigra e banale, ma mai troppo accattivante nella mia esperienza. I modelli dei pochi personaggi sono abbastanza elementari, dei pupazzi, a tratti stonano con la percezione suggerita dalla presenza delle molte opere inserite, in altre situazioni più surreali sembrano calzare a pennello.

Il protagonista è un prete accusato di aver ucciso dei bambini, il viaggio sarà spirituale, con passaggi onirici, ma più che sogni si affronteranno gli incubi del prete, sempre intrecciati con questioni ed interrogativi di carattere religioso ed ecclesiastico.
Non ci saranno scene eccessive, splatter o volgari, nonostante ci siano molte sezioni che si avvicinano come atmosfere al survival horror il gioco non si abbandona mai a questa formula, anche perché la sua natura di walking simulator lo tiene ben ancorato ad uno svolgimento che definire ieratico mi sembra doppiamente appropriato.

L'esperienza è elementare, non ha un ritmo particolarmente brillante, ma sono pochi i giochi che offrono situazioni, riflessioni ed allegorie così apertamente tratte dal cristianesimo ortodosso rumeno: se non si è allergici ai walking simulator (ripeto, ci sono interazioni, enigmi, ambienti non troppo ampi in cui muoversi per cercare oggetti da collocare poi nel posto giusto, ma in maniera così abbozzata e lineare che è quasi totalmente assimilabile al suddetto genere) i difetti ed i limiti verranno perdonati da bravi cristiani.

Wandel

ha scritto una recensione su The Red Strings Club

Cover The Red Strings Club per PC

Avventura grafica che trasuda cyberpunk da ogni poro: colonna sonora giusta, pixel art veramente ad alti livelli, mi ha stupito soprattutto la mimica dei personaggi, topoi tipici del genere.
Minigiochi tanto banali quanto azzeccati, forse alcuni un po' troppo ricorrenti se si è proprio intolleranti, ma su 4 ore di gioco bisogna veramente essere di cattivo umore per stufarsi.
Dialoghi impegnati con risposte multiple ma sempre snelli e scorrevoli, diversi bivi con scelte e conseguenze che stimolano a rigiocarlo, nonostante la trama e i personaggi siano ben tratteggiati in poche ore, dense come le atmosfere del bar in cui si passerà la maggior parte del tempo. Bella la sequenza giocabile finale.

Per dovere di cronaca in un paio di circostanze verranno dette un paio di frasi vistosamente in dissonanza con lo stile di tutta l'opera, molto da "political agenda" che suonano un po' uscite dal demenziale campo di battaglia tra sjw vs altri casi umani che gli danno contro alla stessa maniera. Poca cosa, quasi impercettibile ed isolata, si avverte al massimo come piccola forzatura narrativa, se la si avverte.

Wandel

ha scritto una recensione su Kingdom Come: Deliverance

Cover Kingdom Come: Deliverance per PC

Partivo con diverse riserve sul titolo, che non aveva proprio un biglietto da visita molto rassicurante (recitava una cosa del tipo "Salve, da grandi estimatori della saga di TES abbiamo deciso di creare un titolo con la stessa impostazione, stessi bug e animazioni oscene", ma ovviamente puzzava un po' di falso, dal momento che non è neanche teoricamente possibile fare peggio dell'animatore compagno di corso di Todd).

Parto con una premessa tecnica: il gioco, ad agosto 2018, su pc, configurazione media abbastanza datata, è un macigno, lo streaming delle texture è osceno e bisognerà scendere a qualche compromesso se come me non si è proprio attrezzati al meglio(e anche in quel caso, resta un macigno). Di bug non ne ho incontrato nessuno, nemmeno momentaneo, e penso di aver svolto praticamente tutte le quest secondarie che il gioco offriva. Qualche raro glitch buffo, un soldato incastrato in una lavandaia e cose del genere, ma veramente molto sporadici.

Il gioco è un'esperienza tutto sommato molto classica, si è il purtroppo non così frequentemente rappresentato in giochi del genere signor nessuno, e questo aspetto è ben presente sia sul piano del gameplay, sia nella simulazione medievale.
Si è inseriti in un contesto sociale, economico e culturale ben preciso, una ricostruzione storica solida e convincente che cerca di non essere fine a sé stessa, ma che influenza i vari aspetti del gameplay, seppur attraverso interazioni abbastanza scarne o limitate il più delle volte. Ma il gioco ha il cuore nel posto giusto, nelle prime ore cercherà quasi di giustificare al pubblico buzzurro dei tripla A alcuni aspetti, come il fatto che il figlio di un fabbro nel medioevo non sappia leggere e così via, e secondo me riesce a proporsi coerentemente come un progetto ad alto budget che non si finisce da solo ( cosa che non ha impedito ad un mio amico al quale l'avevo consigliato di riportarlo in quel postribolo da dove l'aveva comprato per prendere gud of waa rapporto-padre-figlio-barba ed ora senza boss divertenti edition) ma con uno svolgimento molto classico e privo di rischi o esperimenti, se il non inserire un mondo post apocalittico con un combat fluido basato sulla difficile concatenazione del tasto X-/quadrato e Y/triangolo possa non essere considerato un rischio.

La main quest è molto lineare a livello narrativo, ed è ovviamente in attesa di essere sviluppata nel sequel, ma è nel complesso soddisfacente e ben dispiegata, seppur con qualche punto morto o poco interessante verso la metà, nel complesso buona ma non memorabile di per sé, ma necessaria e piena di spunti nell'ottica quasi certa di uno o più seguiti.
Le side non sono molte, alcune sono veramente particolari e cercano di presentare situazioni inedite e divertenti, anche se sono scarsamente collegate alla main.
Il quest design in generale l'ho trovato buono, cerca di offrire diversi approcci il più delle volte, ma anche qui, nulla di memorabile, le singole interazioni sono molto banali e ricorrenti, e le combinazioni di queste non sono molto numerose. Resta comunque un aspetto dietro al quale c'è un po' di lavoro e lo considererei più che sufficiente considerando il panorama generale dei gdr tripla A.

Nel complesso è un lavoro solido, competente e promettente, avrei voluto alcune interazioni un po' più profonde, una simulazione del mondo di gioco più vibrante e dinamica ma questo è un discorso che voglio rivolgere di più al sequel che attendo con molta fiducia, dal momento che KCD oltre a porre delle solide basi è un gioco ottimo che mi ha spinto a girovagare con piacere e che mi ha offerto diverse situazioni stuzzicanti.
Però non puoi lottare per i diritti lgbt 1/10.

Wandel

ha scritto una recensione su DOOM

Cover DOOM per PC

Mi ha divertito parecchio, ma verso il sesto capitolo su una dozzina circa hai ottenuto praticamente tutte le armi e affrontato tutto il bestiario, compariranno giusto le varianti "spettro" (o come si chiamavano, non ricordo bene, le versioni invisibili dei demoni), e diventa un susseguirsi di arene su arene con delle sezioni di esplorazione che non aggiungono poi molto, anzi alle volte spezzano il ritmo (senza considerare i collezionabili che intaccano l'armonia e il design del gioco). Non mi sarebbe dispiaciuto avere tra i log e le rune qualche informazione e dettagli sulla lore più interessanti, nessuno spiegone o racconto pretestuoso che andasse ad appesantire il ritmo principale, ma un po' di varietà con dei binari narrativi paralleli e del tutto opzionali, visto che si è voluto farlo durare così tanto. In ogni caso aspetto il sequel con fiducia.

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