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White Fox

ha scritto una recensione su Final Fantasy IX

Cover Final Fantasy IX per PS4

Mannaggia a tutto

Non è possibile che a distanza di ore dall'averlo terminato, mi ritrovo ancora a piagnucolare perché è finito. E per come è finito. Non mi interessa spendere parole per descrivere quanto sia stata magica questa esperienza, mi interessava soltanto lasciare il mio voto.

White Fox

ha scritto una recensione su Papo & Yo

Cover Papo & Yo per PS3

Il giorno di Natale di tre anni fa pubblicai una foto di ICO su Facebook. Sotto commentò un ragazzo scrivndo:

“Mo che esce, ti consiglio anche Papo e Yo, ci ha lavorato anche un mio amico, è tratto da vari sogni che ha fatto il creatore del gioco quando era piccolo…avendo problemi di famiglia andava spesso dalla psicologa, ha preso i documenti scritti con i riassunti dei suoi sogni fatti da piccolo e ne ha reso un videogioco….che però è ancora in fase di sviluppo, la casa è una indie brasiliana…spero che non so andati già in fallimento e che il gioco lo riescono a terminare.”

papoMi sono ritrovata a giocarlo solamente quest’anno, senza nemmeno ricordarmi di questo commento che ho riletto casualmente scorrendo le mie foto. Ed è proprio così: un videogioco strano, surreale ed evanescente. Un po’ come The Unfinished Swan, il gio
co ti teletrasporta in dimensioni al limite del reale. Proprio tramite le immagini racchiuse all’interno di questo lavoro si arriva a toccare il cuore dell’animo dell’autore. Mostro, apparentemente buono e innocuo. E poi l’altro lato di Mostro, quando si manifesta sotto tutta la brutalità che può contenere il suo corpo gigante. La stessa furia alcolemica del padre, violento ubriacone che segnò con le sue gesta l’infanzia del creatore di Papo & Yo (che significa “papà ed io”, per l’appunto). Un uomo amorevole, come solo un padre può essere, che si trasforma in un abominio ogni volta che tocca bottiglia -rimanda un po’ alla visione del rapporto di Jack e Danny, per chi ha letto Shining.

Il gameplay è semplice e abbastanza intuitivo, nonostante si tratti di un puzzle game. Il bambino, Quico, si ritrova in paesaggi che rimandano alle favelas tipiche dell’America del Sud, luoghi colorati e dall’aspetto fiabesco, una scelta azzeccata per trattare un tema così delicato. Attraverso i vari enigmi, risolvibili solamente
mediante l’aiuto di Mostro, si instaura un rapporto di amicizia tra i due che spesso viene contrastato dai momenti irosi di quest’ultimo. Un rapporto che via via diventa sempre più morboso, caratterizzato dalle due facce della realtà: quella umana e quella bestiale.
Oltre alle ambientazioni, ho apprezzato molto anche le musiche, allegre, rilassanti e mai fuori luogo. Gli enigmi forse potevano essere resi più complicati e si poteva anche evitare l’ausilio delle scatole “aiuto”, ma tutto sommato rimane piacevole. Forse proprio questa scorrevolezza riduce di molto i tempi, facendolo risultare davvero breve. Ho apprezzato anche la scelta di non utilizzare un linguaggio reale, proprio come accadeva con ICO.

Certamente è stata una scelta spinta voler riportare fatti autobiografici così 14drammatici sotto forma di videogioco. Solamente ripercorrere certi ricordi richiede un sacrificio enorme e il voler far vivere a tutti una minima parte delle emozioni provate da Caballero durante la sua infanzia è lodevole. Possiamo decidere di affrontare il gioco in due modi: vivendolo con la semplicità con cui si propone oppure cercando di non ignorare il significato profondo che racchiude, lasciandoci portare su un nuovo, sconvolgente piano emotivo. Possiamo scegliere se vederlo come un vero e proprio gioco oppure farci raccontare una storia terribile.

Forse noi ragazze amiamo un po’ di più i drammi, le situazioni che sanno scuoterti il cuore e l’anima. E io, come tale, non posso non apprezzare il titolo. Partendo dal fatto che soggettivamente gli indie mi prendono più che qualsiasi videogioco commerciale e considerando che la trama è uno degli elementi che ricerco di più in un videogioco, Papo & Yo ha saputo far riaffiorare quelle emozioni che erano ormai sepolte dall’ultima volta che ho messo mano sui due capolavori del Team ICO e To The Moon, con qualche rimando anche a Majin and the Forsaken Kingdom. È uno di quei giochi “brevi ma intensi”, per chi sa come affrontarli. Credevo di trovare la brutta copia di quei titoli sopra citati ed effettivamente ho trovato molte somiglianze. È proprio la storia nascosta dietro che riesce a differenziarlo e renderlo unico.

Vorrei che questi piccoli aspetti venissero colti anche da chi ancora non l’ha giocato, vivendolo con la maturità di chi sa guardare alla sofferenza umana con pietà. Non giocatelo semplicemente con la mente di chi vuole solo azione. Lasciatevi cullare dal silenzio degli eventi, permettendovi di percepire la follia che può stare dietro a certe menti.

(Mi scuso per certi orrori ma scrivere la prima recensione alle 5 di mattina non è sempre una buona idea fermosi)

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