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Xehanort89

ha scritto una recensione su Persona 5

Cover Persona 5 per PS4

Persona 5 è in assoluto uno dei migliori giochi di ruolo giapponesi realizzati negli ultimi anni!
Atlus non ha tentato la via della rivoluzione nella speranza di conquistare nuovi fan; non ha cavalcato la facile scia dell'open world o del graficone. Lo sviluppatore nipponico si è palesemente aggrappato alla tradizione, lavorando sulla formula che dieci anni fa ha reso famosi prima Persona 3 e poi Persona 4 in tutto il mondo, per fare quello in cui riesce meglio: raccontare una storia e costruirci sopra un gioco di ruolo giapponese assolutamente straordinario ed appagante.
La storia qui narrata è coinvolgente, matura e ricca di colpi di scena; è quella del riscatto di una generazione (quella dei giovani) che dovrebbe essere incoraggiata ad esprimersi e a guardare al futuro ma che invece è costretta a seguire le regole di una società profondamente meccanica e apatica com'è quella giapponese di oggi.
Sebbene tra i filmati e le cut-scene (per altro con uno stile grafico unico) ci sembrerà di trovarci immersi in un anime, Persona 5 si distacca grandemente dai cliché dei cartoni animati nipponici e anche dalle atmosfere vissute nel precedente Persona 4, avvicinandosi più che altro a Persona 2 e Persona 3 come tematiche e situazioni.
Situazioni che mettono in risalto la vera natura delle persone e della realtà giapponese, affascinante ma dura al tempo stesso, sospesa tra tradizione e moderno, in cui nella maggior parte dei casi lo stato sociale conta più di qualsiasi altra cosa, anche della famiglia.
Ad interpretare questo bellissimo racconto c'è un cast di personaggi abbastanza ampio e variegato. Ognuno di loro ha una propria personalità, una propria motivazione che li spinge a guardare dentro se stessi e ad affrontare i propri demoni. I loro problemi ci appaiono fin da subito concreti e comprensibili, anche perché vengono affrontati da loro stessi in modo molto realistico, mentre ne parlano e ne discutono tra loro nel corso dell'intera avventura.
Ma in quest'opera non fanno la loro comparsa solo i personaggi principali! Attorno ad essi ruotano svariati personaggi secondari ed antagonisti, ognuno di loro con una propria identità, i propri problemi e le loro caratteristiche peculiari. Questi saranno parte integrante della storia ed entreranno a far parte della vita dei protagonisti col progredire dell'avventura.
È qui che entrano in gioco i Social Link, comparsi già nei precedenti due Persona; dei veri e propri legami che si creano tra il protagonista e i vari personaggi (giocabili e non) attraverso situazioni, appuntamenti e chiacchierate tra amici, i quali, se livellati ai massimi livelli, sbloccano bonus, servizi, abilità in combattimento e molto altro.
Oltre ai Social Link, si ripresenta anche la meccanica della gestione del tempo libero, sebbene sia stata sviluppata maggiormente rispetto al passato. Scegliere strategicamente che cosa fare è fondamentale poiché ogni attività può migliorare le nostre cinque statistiche sociali che determineranno la nostra capacità di interagire con gli altri intorno a noi. Tuttavia, questa volta, le nostre scelte non altereranno la sceneggiatura; si può infatti finire il gioco senza massimizzare tutti i Social Link e a differenza di quanto accadeva nei due Persona precedenti, il "vero finale" non è precluso a chi sbaglia qualcosa e non riesce a gestire perfettamente il calendario entro la fine dell'anno (virtuale).
Ma la vera essenza del gameplay la si può assaporare quando i protagonisti si trasformano nei Phantom Thieves, nel momento in cui entrano in gioco i Palace e il Mementos.
I Palace sono dei veri e propri dungeon caratteristici dei GDR, realizzati in modo maestoso e ricercato, ognuno legato alle storie personali dei vari membri del team. Ogni Palace è una metafora delle vicende vissute dai vari Thieves, dai loro amici e familiari e del mondo come viene visto dai leader del palazzo stesso, che pongono in primo piano temi come la violenza e lo sfruttamento, perdendo la ragione e loro stessi.
All'interno dei Palace il gameplay muta rispetto a quanto avviene per le strade e i locali di Tokyo. Qui si esplora, si risolvono enigmi per avanzare di piano in piano, di stanza in stanza e, principalmente, si combatte. Il combat system è quello di un classico RPG con gli scontri a turni, ma rivisto e presentato in chiave più moderna. Gli scontri sono veloci, acquistano dinamicità, variano di nemico in nemico, permettono di sfruttare le loro debolezze a nostro vantaggio con un pizzico di strategia e vengono arricchiti dall'alternarsi dell'uso di armi da taglio a quelle da fuoco, nonché dal nuovo Baton Pass, che permette il passaggio di turno ad un altro personaggio ribaltando la situazione a nostro vantaggio.
Inoltre durante le fasi esplorative si potrà ricorrere ad un approccio più stealth (il nostro personaggio sarà in grado letteralmente di nascondersi dietro ogni angolo e muoversi furtivamente da un nascondiglio all'altro) che ci permetterà di cogliere di sorpresa gli Shadows faverendo il nostro vantaggio sul nemico all'inizio della battaglia.
Il Mementos invece, che si rivelerà essere fondamentale soprattutto nelle fasi più avanzate del gioco, è il classico dungeon random presente nei precedenti episodi, che muta la forma dei suoi meandri ogni volta che verrà esplorato. Il Mementos si rivelerà un valido aiuto ogni volta che vorremo livellare il nostro team o che avremo necessità di trovare oggetti rari o semplicemente al fine di completare le missioni secondarie.
Tutto questo è poi condito da un'ottima colonna sonora: un susseguirsi di brani jazz che accompagna perfettamente ogni momento del gioco e che riesce a enfatizzare le scene più elettrizzanti con un ritmo incalzante e sfacciato, regalandoci vere e proprie chicche.
In conclusione Persona 5 è un gioco di ruolo profondo e stratificato, arricchito da uno dei racconti meglio scritti di sempre. Ogni momento della storia, ogni argomento trattato, ci colpirà in modo diverso a seconda delle nostre esperienze di vita e del modo in cui ci relazionano col mondo circostante, facendoci affezionare ad ognuno dei personaggi.
Persona 5 è un'opera speciale, bellissima sotto ogni aspetto, a mio avviso imperdibile, che presenta (forse) solo un piccolo "difetto": quello della mancata localizzazione nella nostra lingua! Un difetto (anche se definirlo tale mi sembra eccessivo) che però non può rappresentare un ostacolo, un muro insormontabile che spinga a rinunciare il gioco, perché rinunciare a Persona 5 significa perdersi una vera perla videoludica, un qualcosa di veramente, veramente bello: proprio come ho già detto, uno dei migliori giochi di ruolo giapponesi degli ultimi anni!!!

Xehanort89

ha scritto una recensione su The Last Guardian

Cover The Last Guardian per PS4

"The Last guardian" si è rivelato una sorpresa, una cosa del tutto inaspettata, un fulmine a ciel sereno che ha saputo come intrattenermi, riuscendo a catturarmi e ad incantarmi dall'inizio alla fine.
Fumito Ueda è riuscito in un certo senso a regalarci un racconto tenero, ricco di mistero, avventura ed emozione. La storia di "The Last guardian" è una favola di altri tempi, raccontata attraverso i ricordi di un giovane che, divenuto grande, narra alle nuove generazioni un incontro di giorni ormai passati ma ancora vivi, nella sua mente così come nel suo cuore, poiché al centro di tutto questo c'è un qualcosa che va oltre la semplice immaginazione, qualcosa che supera sia la lontananza che il tempo, qualcosa come l'amicizia! Un'amicizia nata forse per caso, forse per mezzo del destino; un'amicizia un po' insolita, quella tra il giovane e un enorme bestia mangia uomini di nome Trico che cresce e matura nel tempo, con l'avanzare dell'avventura.
"The Last guardian" è, da questo punto di vista, un'opera d'arte, riuscendo a fare del rapporto tra i due protagonisti il pilastro portante di tutta la vicenda, scavando ed eviscerando emozioni e sentimenti che penetrano con estrema facilità nel cuore del videogiocatore.
Tuttavia, nonostante il fascino dell'avventura e del mistero, nonostante le emozioni che la trama riesce a suscitare, il gioco non si può definire esente di difetti. Diverse imperfezioni grafiche e qualche bug leggermente fastidioso sono i problemi più evidenti che affliggono di tanto in tanto il gioco. Tutto questo è dovuto molto probabilmente alla sua lunga e travagliata realizzazione iniziata sulla console di passata generazione e terminata su quella attuale, come se si fosse cercato di rivedere qualcosa in fase di sviluppo, dovendo però tralsciare molto altro: una telecamera non sempre comprensiva, una compenetrazione poligonale abbastanza complessa che si verifica soprattutto nell'arrampicarsi sulla bestia e una legnositá del ragazzo che, senza la dovuta precisione, non lascia scampo a diversi game over.
Tenendo però conto di questo e prendendone consapevolezza, il gioco si riesce comunque a giocare con una certa fluidità, permettendo al giocatore di entrare a pieno nell'atmosfera che circonda i due protagonisti e le ambientazioni.
Ambientazioni intrise di mistero, tra il mistico e il gotico. Un ottimo mix tra fasi esplorative interne, a volte in spazi stretti e angusti, ed esterne, per lo più terrazze, giardini e ponti sospesi nel vuoto; proprio queste sezioni all'aperto sono pervase da un potente senso di vertigini che lascia chiunque le guardi abbastanza di stucco.
A differenza delle animazioni del ragazzo invece, che non sempre risultano perfette, i movimenti di Trico si presentano in modo alquanto realistico, soprattutto nel momento in cui l'animale andrà a recuperare gli oggetti da mangiare che gli lanceremo, con grande capacità di riconoscimento e di identificazione.
Trico possiede un'intelligenza sublime! Il suo movimento non è necessariamente vincolato al nostro, tranne quando gli daremo degli ordini (anche se ci vorrá un pò prima di entrarci perfettamente in confidenza) e spesso ci capiterà che i suoi automatismi ci aiutino a comprendere meglio quale direzione prendere, soprattutto quando, standogli in groppa e in attesa di un'illuminazione, il nostro amico deciderà di compiere l'azione decisiva per muoversi.
Fa da sfondo a tutto questo un bellissimo accompagnamento sonoro, sebbene questo sia presente solo nei momenti più agitati del gioco, come inseguimenti o scontri, piuttosto che nelle fasi esplorative. Per il resto infatti si viene lasciati ad ascoltare il rumore del vento, il muoversi dell'erba e i richiami del ragazzino a Trico con un doppiaggio, va sottolineato, della voce narrante completamente in giapponese, che bene si sposa con le atmosfere del gioco e gli conferisce in più un'eleganza inconsueta.
"The Last guardian" riesce a regalare moltissimo a chi riesce a prenderlo dal verso giusto, perché purtroppo è un gioco che piace o non piace.
Non ci sono vie di mezzo, non si può cercare di farselo piacere per forza: deve colpirti dai primi minuti di gioco! E se questo accade, allora ci si ritrova proiettati in qualcosa di unico e sublime, in un'opera ricca di pathos e di magia, in quello che è un viaggio onirico senza tempo in un mondo antico e fantastico, che fa da sfondo al racconto di un'amicizia immortale della quale entreremo facilmente a far parte. Sarà impossibile non affezionarsi a Trico, in ogni suo piccolo aspetto, ed è proprio di fronte a quel suo muso che difficilmente continueremo a badare alle diverse imperfezioni che affliggono il gioco.
Certo si poteva fare di più, è innegabile, tenendo soprattutto conto del tempo a disposizione! Ma poco importa ormai: nel bene e nel male, "The Last guardian" è giunto a noi, in modo imperfetto e probabilmente incompleto, ma forse è proprio in questa sua imperfezione che sta la sua unicità!

9

Voto assegnato da Xehanort89
Media utenti: 8.3 · Recensioni della critica: 8.2

Xehanort89

ha scritto una recensione su Crash Bandicoot

Cover Crash Bandicoot per PSX

Nel 1995 il marchio PlayStation non suscitava ancora tra il pubblico di massa l’effetto odierno, anche se già iniziavano a presentarsi diversi titoli di rilievo, che negli anni a venire sarebbero stati ricordati ed accostati alle console Sony divenendo veri e propri brand noti a tutti.
Tra questi, nel 1996, venne rilasciato un titolo che avrebbe tracciato nuove strade nel mondo dei Platform a tre dimensioni. Il suo nome: "Crash Bandicoot".
Dopo anni in cui il 2D aveva dominato incontrastato il mercato videoludico sulle console Nintendo e Sega, iniziava a prendere piede la possibilità di creare mondi a tre dimensioni cercando, in un qualche modo, di avvicinarsi sempre più alla realtà.
Crash Bandicoot si presentava come un titolo innovativo e spettacolare da un punto di vista tecnico, divertente e complesso al tempo stesso, e si rivelò un gioco che ben presto, e in modo molto semplice, cominciò a prendere piede insistentemente tra i videogiocatori di tutto il mondo.
Con un tocco d'astuzia gli sviluppatori realizzarono una grafica 3D la quale però, ad oggi, si potrebbe definire "falsata", in quanto maschera alla perfezione percorsi guidati e alquanto lineari in cui non è possibile ruotare la telecamera a nostro piacimento.
Nonostante ciò, il gioco risultava estremamente divertente e con una certa varietà nel level design che, sebbene non fosse ai livelli dei due capitoli successivi, riusciva ad intrattenere il giocatore per ore.
Si passa dalla vegetazione australiana a templi immersi nell'oscurità, da villaggi indigeni fino a laboratori pericolosissimi, passando per ponti sospesi nel vuoto. Il tutto condito da una ricercatezza grafica invidiabile, dettagliata e soprattutto colorata; caratteristiche che sarebbero divenute un po' un marchio dei successivi episodi.
Il gameplay è di base molto semplice, basato esclusivamente su corsa, salto e rotazione, tecnica speciale con cui Crash può sconfiggere solo alcuni nemici.
Sebbene questa sua semplicità renda il gioco accessibile a tutti, con l'avanzare dell'avventura il gameplay si fa sempre più complesso e profondo, richiedendo al giocare una costante attenzione e precisione per evitare di perdere in continuazione.
Se l'esperienza videoludica offerta da Crash Bandicoot nel 1996 faceva gridare al miracolo, ad oggi non si può però dire la stessa cosa. Sia ben chiaro: il gioco non è invecchiato in modo orrendo, c'è di peggio in giro, ma neanche si può dire sia invecchiato bene tanto quanto i suoi due successori.
Proprio il gameplay infatti è la cosa che fra tutte è invecchiata "meno bene".
Se un tempo ci si poteva accostare con una certa spensieratezza a questo primo episodio, ad oggi gli standard videoludici sono decisamente più alti e ricercati, tanto da farlo sembrare leggermente limitato.
L'assenza di un uso ad oggi indispensabile degli anologici unito al fatto di non poter salvare a nostro piacimento ma solo attraverso la raccolta di card e del conseguente completamento di livelli bonus da esse sbloccati, rendono il gioco a tratti leggermente frustrante, sia a chi si approccia ad esso per la prima volta, sia a chi lo ha già giocato a suo tempo. Nonostante ciò, con un pizzico di precisione e di pazienza, lo si riesce ad affrontare nel migliore dei modi, divertendosi ancora proprio come accadeva vent'anni fa.
Crash Bandicoot è stato per molti il primo videogioco su Playstation, e per tanti altri addirittura il primo videogioco in assoluto! 
Oggi, inserendo il cd nella console, premendo il tasto di avvio e ascoltando le prime note della soundtrack, non si può fare a meno di provare una certa nostalgia.
Un gioco che si è insinuato nell'universo videoludico come pochi, riuscendo a reinventare una formula già divertente e perfetta di suo dando vita, all'epoca, a qualcosa di nuovo, nonché ad una delle mascotte più famose nel mondo dei videogames e di casa Sony, perché, innegabilmente, "Crash Bandicoot" è stato, è e rimarrà per sempre un classico PS1!

8.5

Voto assegnato da Xehanort89
Media utenti: 8.6

Xehanort89
Cover The Legend of Zelda: Breath of the Wild per Wii U

"The legend of Zelda-Breath of the Wd" è l'ennesima dimostrazione che Nintendo, quando vuole, è in grado di realizzare opere di questo spessore, ribaltando completamente gli standard del mondo videoludico e costruendone le basi verso un futuro prossimo.
100 anni sono passati da quando la Calamità Ganon mise in ginocchio il regno di Hyrule. 100 anni dopo il prode cavaliere e guardia del corpo della principessa Zelda si risveglia emergendo dalle acque antiche di un umido sacrario, privo di ricordi e in un mondo sull'orlo del collasso.
Le premesse di questa storia sono di base le stesse dei capitoli precedenti. L'obiettivo dell'eroe è ancora una volta quello di sconfiggere il male e salvare la principessa nel suo castello.
Eppure, stavolta, c'è qualcosa di più: un altro racconto, il quale emerge con discontinuità assieme alle memorie sopite di Link. È proprio la storia avvenuta 100 anni prima, una storia che pone al centro dell'attenzione perlopiù i rapporti umani tra Link, Zelda e i quattro campioni che sacrifocarono la loro vita nel tentativo di salvare Hyrule.
Memorie che non andrebbero assolutamente mancate! 13 ricordi, da cercare in lungo e in largo per tutta Hyrule per permettere a Link di recuperare al 100% la sua memoria e per ottenere un senso di completezza nella trama conferendole una certa profondità.
Una storia nella storia, alla quale si affianca in modo non del tutto diretto anche un'altra storia, ovvero quella di Hyrule, sebbene sarebbe meglio dire quella di tutte le Hyrule, le stesse che abbiamo avuto modo di conoscere in questi ultimi 30 anni. Il tutto ovviamente riprodotto in modo fedele, minuzioso e magistrale! Si ritrovano diversi popoli come quello dei Goron o il sontuoso popolo degli Zora, ma anche i Rito, provenienti dal meraviglioso 
"Wind Waker", nonché luoghi che non potranno non suscitare un pizzico di malinconia, come il Lon Lon Ranch di "Ocarina of Time", ormai ridotto in macerie.
A livello grafico "Breath of the Wild" è un capolavoro! Il gioco mette in mostra una direzione artistica solenne, curata e dettagliata in ogni piccolo particolare (il vento che muove l'erba e l'uso dei particellari sono una vera chicca). 
I diversi ambienti sono rappresentati con maestria e ricercatezza, dai villaggi ai sacrari, dalle aree desolate del deserto alle montagne innevate, con colori vivi e mai sotto tono. Nulla viene tralasciato, e tutto è riprodotto con un certo senso di realismo, dalla fisica ai fenomeni atmosferici. Passeremo facilmente da giornate soleggiate a giorni di pioggia, passando da cime innevate ad immense e verdi pianure.
Il passaggio tra un fenomeno atmosferico all'altro o da una zona climatica all'altra è realizzato alla perfezione. Prima di piovere il cielo comincerà ad annuvolarsi, mentre il vento soffierá sempre più forte e l'acqua comincerà a cadere con una certa frequenza, fino ad essere spesso accompagnata da tuoni e fulmini. Quando invece ci troveremo a passare da una zona all'altra noteremo come la vegetazione, a seconda di dove siamo diretti, si faccia man mano sempre più rigogliosa sotto i nostri occhi (foreste) o sempre più povera e aspra (deserti o aree vulcaniche). Ovviamente tutto questo andrà ad influire in modo significativo sulla modalità di gioco. Sui picchi nevosi dovremo essere muniti di abiti che ci proteggano dal freddo così come presso le miniere e il villaggio Goron dovremo indossare abiti che non vadano letteralmente a fuoco! La pioggia poi influirà in modo decisamente realistico. Pioggia significa avere una visuale più annebbiata, non poter scalare montagne o pareti rocciose perché scivolose e non poter indossare oggetti metallici che attirerebbero inevitabilmente su Link fulmini e saette(indebolendolo non poco).
Il gameplay, ancora una volta, risulta perfetto. Rispetto al passato ci sono diversi cambiamenti e sostanziali novità, per esempio l'assenza della rotolata e del salto automatico. Dovremo essere noi a far saltare Link, e proprio il salto sarà fondamentale durante gli scontri, permettendoci di eseguire, come già in passato, schivate laterali e all'indietro.
Viene riproposta anche la barra stamina, già vista in "Skyword Sword", la quale ci permetterà di correre più velocemente e di arrampicarci ovunque sia possibile. Diversamente dall'episodio precedente, tale barra inizialmente sarà ridotta e non ci consentirà di correre a lungo o di scalare altezze importanti, ma sarà possibile potenziarla con l'avanzare dell'avventura.
Anche i potenziamenti, in questo nuovo episodio, si presentano in una veste nuova. Per ottenere i cuori o aumentare la barra stamina infatti dovremo affrontare e superare delle prove, chiamate "sfide dei sacrari", al termine delle quali ci verranno consegnati gli emblemi del coraggio. Ogni 4 emblemi potremo raggiungere una delle tante statue della dea e scambiarli, pregando, con un portacuore o un portavigore. Questi templi mistici sono circa 120 (io ne ho trovati circa 70) e trovarli tutti può rappresentare una sfida ardua, anche se appagante. Sebbene esternamente i sacrari siano tutti identici, ognuno di loro presenta al suo interno una sfida diversa, non riscontrabile negli altri templi. Le sfide da essi proposte sono varie e di diversa difficoltà; alcune ci chiederanno di risolvere enigmi al loro esterno, altri dovranno essere risolti con l'uso del giroscopio, in altri dovremo affrontare dei nanoguardiani, mentre alcuni dovranno essere affrontati con l'aiuto della tavoletta Sheikan.
Quest'ultima, che ci verrà affidata all'inizio dell'avventura, sarà fondamentale per muoversi in tutta Hyrule e per avanzare nell'avventura, grazie all'utilizzo di tecniche come il Kalamitron (in grado di attrarre oggetti), lo Stasys (con il quale bloccare oggetti voluminosi) o il Glacyor (per creare cubi di ghiaccio su qualsiasi superficie liquida).
Differente è anche l'approccio con le armi, gli scudi e le armature. Spade, lance, mazze ed archi si troveranno in giro per Hyrule non solo all'interno di bauli nascosti ma anche in mano ai nemici ai quali sarà possibile sottrarle. Ogni arma o scudo che sia sono caratterizzati da una forza e una resistenza propria espressa in numeri: più il numero sarà alto, più potente sarà l'arma. Tuttavia, che siano spade, lance o forconi, ognuna di esse è soggetta a deterioramento e dopo diversi colpi contro i nemici si romperà in mille pezzi, costringendo il giocatore a cambiare arma anche nel bel mezzo di uno scontro, cosa che però personalmente non ho trovato per niente scomoda. Le armature, o le vesti, invece saranno per la maggior parte acquistabili presso i negozi dei diversi villaggi ed ognuno di esso avrà caratteristiche proprie. Alcuni saranno adatti al clima del deserto, altri a quello dei picchi innevati, altri ancora ignifughi e altri invece adatti alla scalata. Proprio come in un gioco di ruolo alla Monster Hunter, dovremo cambiare abiti a Link a seconda del luogo in cui ci troviamo e delle condizioni climatiche, prestando attenzione a soddisfare le richieste del gioco. Capiterà infatti di dover potenziare sia le armature che le vesti per poter avanzare in alcune aree di Hyrule altrimenti impervie e impossibili da superare. Grazie alle fonti delle quattro fate radiose (e ad una determinata somma di denaro) potremo letteralmente far salire di livello i nostri indumenti, aumentandone resistenza e parametri.
Altra novità di prim'ordine è l'utilizzo del cibo e della cucina. In "Breath of the Wild" vengono lasciate da parte le classiche ampolle e le pozioni ripara-cuori; sebbene di pozioni se ne trovino ancora, queste saranno utili solo per potenziamenti temporanei riguardanti resistenza e stamina.
Per recuperare energie (ed ottenere anche altre benefici) dovremo affidarci al cibo e alla cucina. Tutto può essere raccolto in giro, mangiato e cucinato, anche se è mischiando i diversi ingredienti che otterremo i migliori risultati. Piatti in grado di ripristinare completamente la nostra salute o di aumentare il nostro attacco, che si riveleranno indispensabili durante i combattimenti più ostici!
Tra le tante sorprese che offre questo "The Legend of Zelda", c'è anche e soprattutto il suo livello di difficoltà. 
L'unico predecessore altrettanto ostico fu proprio il capostipite della saga a cui quest'ultimo episodio è dichiaratamente ispirato. La crudezza dei combattimenti, la loro difficoltà intrinseca è determinata principalmente da due fattori: l'equipaggiamento del personaggio, che spesso risulta inadatto alla situazione, e dalla forza (e dal numero) dei nemici. Questi ultimi variano molto negli approcci, nei comportamenti e nello stile di combattimento, inoltre tendono a collaborare tra loro in base ai diversi gradi di intelligenza.
Fin dall'inizio dell'avventura saremo lasciati a noi stessi, e soprattutto alle nostre scelte! Sono proprio queste che determineranno lo svolgersi degli eventi o l'avanzare della narrativa.
Sebbene una storia centrale sia ben impostata attraverso missioni primarie e secondarie, saremo proprio noi a scegliere cosa fare, quando farla e soprattutto come.
Non c'è un canone da seguire né un cronologia degli eventi da rispettare obbligatoriamente! Potremo liberamente scegliere fin da subito se perderci per le vastità di Hyrule scoprendo infiniti sacrari e segreti o addirittura correre ad affrontare direttamente Ganon!!! Tutto è nelle nostre mani; persino l'ordine in cui affrontare i colossi sarà alla mercé delle nostre scelte, e come se non bastasse, saremo addirittura liberi di evitare gli scontri con essi!
Ovviamente tutta questa libertà e tutte queste scelte hanno un prezzo. Scegliere di affrontare un Ganon dopo le prime fasi di gioco o addirittura lasciarsi alle spalle i colossi comporterà un aumento della difficoltà di gioco in modo esponenziale! La pena: un "game over" fisso su schermo.
In questo senso, saremo noi a dover prestare non solo attenzione a ciò che facciamo ma anche a dover studiare una certa strategia non solo per quanto riguarda l'equipaggiamento ma anche per ciò che riguarda il cibo da portare in viaggio.
È possibile inoltre cacciare, e mai come in nessun altro Zelda l'arco sarà così al centro dell'attenzione e così fondamentale (ed efficace) anche contro i boss! Ucciso un animale questo diventa immediatamente carne commestibile, senza che ne vengano mostrati patimenti e sofferenze. 
La rappresentazione della fauna peraltro è magistrale, e forse costituisce l'elemento decorativo più valido di "Breath of the Wild": sono presenti circa novanta specie di animali, e tutte sono curate nei movimenti, negli atteggiamenti e nei comportamenti, dai cavalli ai lupi, dai cani ai tori, dalle volpi agli scoiattoli, dai cervi agli stambecchi.
La vastità di Hyrule è impressionante tanto che a volte ci sembrerà di trovarci smarriti, proprio come accade all'inizio del gioco.
Tuttavia nella sua vastità, il mondo di gioco che ci offre Nintendo è vivo, colorato e ricco di cose da fare e da vedere e di segreti da scoprire. La sola brezza del vento sembra volerci fare respirare la stessa aria selvaggia che pervade l'intera regione.
Spesso è proprio il vento stesso ad essere la colonna sonora di questo lungo viaggio. La musica spesso, soprattutto negli spostamenti tra valli e praterie, è assente, o meglio rimpiazzata dal solo soffiare del vento o dal rumoreggiare dei fenomeni atmosferici.
A tutto ciò, come se non fosse già abbastanza, si aggiungono innumerevoli minisfide e minigiochi che rendono la giocabilità molto più varia e donano al gioco in sé una longevità invidiabile.
Nonostante le innumerevoli novità apportate alla serie con questo ultimo capitolo, "Breath of the Wild" si presenta comunque come un gioco che guarda al passato. I riferimenti ai vecchi episodi ci sono non solo in tutta Hyrule, ma anche nello stile grafico e nel gameplay.
Gli spiriti a guardia dei colossi, che guideranno Link al loro interno (vissuti cento anni prima) sono un perfetto esempio del passato che guarda al futuro, quasi fosse una metafora della stessa Nintendo.
"Breath of the Wild" porta un classico come "The legend of Zelda" al livello successivo, contaminandolo con dinamiche da RPG e Open World in modo eccellente e spingendo la difficoltà dei classici action-adventure oltre i limiti raggiunti fino ad oggi, ponendo alle basi nuovi traguardi e nuove caratteristiche nel gameplay di cui i giochi futuri dovranno tenere bene in considerazione.
Un gioco che colpisce fin dal principio e che cattura sempre di più minuto dopo minuto, attimo dopo attimo, partita dopo partita; un gioco che non si può fare a meno di amare e che non si può evitare di giocare. Un'opera d'arte vivente, che prende vita tra le nostre mani e si estende in modo sublime davanti ai nostri occhi.
Un gioco che è già legenda!!!

10

Voto assegnato da Xehanort89
Media utenti: 9.1 · Recensioni della critica: 9.6

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