Dark Souls 3: Miyazaki gioca sul sicuro - anteprima
Colonia - Chiunque mi conosca sa che ho amato visceralmente (e grindato) i Dark Souls, così come il recente Bloodborne. Credo che il primo capitolo sia stato uno dei giochi più rivoluzionari degli ultimi anni e ci sono ancora alcuni momenti che conservo nella memoria come fossero ricordi vissuti personalmente. Il senso di meraviglia, lo stupore, il fascino, il gusto della scoperta, la frustrazione e il compiacimento, sono solo alcune delle sensazioni che è riuscita a regalarmi From Software.
L'avvicinamento alle meccaniche ideate da Hidetaka Miyazaki non è stato però indolore: quando nel 2010 misi le mani su Demon's Souls, lo trovai esageratamente punitivo e gratuitamente frustrante. Ma era come se un seme portato dal vento si fosse posato nella mia mente e avesse iniziato ad attecchire. Così, quando nel 2011 misi le mai su Dark Souls, finalmente entrai nello stato d'animo necessario a godermelo.
Dark Souls 2 m'è piaciuto molto, sebbene gli mancasse quel senso di meraviglia del predecessore. Ma ho apprezzato (e so che in molti non la pensano così) la meccanica per cui i mob dopo un po' non respawnavano più. Perché così facendo la serie apriva uno spiraglio ai meno bravi, permettendogli di compensare l'imperizia con la costanza.
