Alien: Isolation - Reloaded
Il 2013 e 2014 hanno rappresentato un biennio strano per quanto riguarda il franchise Alien: siamo andati da uno dei peggiori titoli legati alla creatura di H.R. Giger (Aliens Colonial Marines) a un vero e proprio capolavoro del genere survival horror, Alien: Isolation. Un rovescio di fortune inaspettato che ha confermato ancora una volta quanto sia forte, anche presso un pubblico che all'epoca dell'uscita dell'originale pellicola di Ridley Scott non era nemmeno nato, la presa di un brand tra i più forti della cinematografia fantascientifica. Oggi rivediamo Alien: Isolation a quasi un anno dalla pubblicazione per la nostra consueta analisi a posteriori di un gioco che ha fatto e continuerà a far parlare di sé per parecchio tempo.
Uscito lo scorso 7 ottobre per PC e tutte le console della vecchia e nuova generazione escluse le Nintendo, ha subito suscitato un certo clamore per l'approccio sostanzialmente diverso da quello degli Alien che l'hanno preceduto, in particolare la serie Aliens versus Predator. Uno stealth game al contrario in cui il giocatore è costantemente la preda e solo in rare occasioni riesce a trasformarsi in carnefice ma solo di umani e androidi; mai della creatura che tutti ben conosciamo.
Nella recensione originale dell'epoca avevamo messo bene in evidenza tutte tutti gli elementi che lo rendevano un gioco particolare, sicuramente non per tutti, ma in grado di inchiodare allo schermo gli appassionati del genere: non uno sparatutto ma un omaggio fatto e finito alla bravura di Ridley Scott di terrorizzare un pubblico che nel 1979 spesso usciva dalla sala divorato dalla tensione.

CurceN7
E' quel tipo di capolavoro che non potrò mai giocare, dannazione