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Hard West - recensione

Il vecchio west è un luogo che unisce storia, mito e spettacolo. Eventi come la battaglia di Little Big Horn o personaggi come Wyatt Earp e Billy The Kid sono rintracciabili e studiabili nelle cronache del tempo e difficilmente separabili da miti e leggende che vi si sono sedimentati sopra. Hollywood ha poi fatto il resto, creando il genere western e trasformando un periodo storico in un grande laboratorio di narrazione e spettacolo. Ne è nato un filone ricchissimo ed estremamente variegato, e quale miglior tema per i videogiochi?



Invece i team di sviluppo non sembrano amare particolarmente il periodo e il numero di titoli che utilizza questo tema è decisamente ridotto, se paragonato alla potenzialità. Titoli come Desperado o il recente Secret Ponchos sono l'eccezione alla regola ma ora è il turno di Hard West, e devo ammettere che si tratta di un titolo che aspettavo con ansia, come amante del tema western e come appassionato di giochi tattici.



Hard West è stato infatti etichettato da molti (persino dagli sviluppatori in maniera implicita) come un X-Com western arricchito da un tocco esoterico, e in effetti la descrizione è piuttosto calzante. L'idea è quella di proporre al giocatore otto mini-campagne indipendenti (non vi sono collegamenti narrativi tra di esse) in cui il giocatore prende il comando di uno o più personaggi e risolve l'avventura attraversando i due tipi di gameplay offerti da Hard West. Queste mini-campagne hanno la durata narrativa di un album di fumetti (tipo Tex Willer) e si svolgono, appunto, alternando battaglie tattiche a gestione della situazione strategica generale.

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24 novembre 2015 alle 10:40

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