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Bloodborne - Reloaded

Che i giapponesi abbiano un gusto tutto particolare per il divertimento sadomaso è un dato di fatto accertato da un'ampia cinematografia e da una letteratura dedicata al loro gusto perverso per la punizione autoinflitta, di cui il compianto programma Mai Dire Banzai è stato forse la migliore dimostrazione. Negli ultimi anni il concetto della difficoltà estrema e delle morti a ripetizione è stato portato all'estremo da alcuni videogiochi fantasy caratterizzati da meccaniche molto simili le cui bandiere sono state Demon Souls e Dark Souls.



A proseguire la tradizione del suicidio rituale nel 2015 è stato Bloodborne di Hidetaka Miyazaki. Anche se il game directory giapponese aveva più volte specificato che Bloodborne non sarebbe stato un seguito della serie Souls, e in effetti le dinamiche di gioco sono sicuramente diverse, è chiaro da dove provengono le radici delle meccaniche del suo gameplay.



Abbiamo quindi preso in considerazione Bloodborne per un'analisi a posteriori che vi permetta di valutarne l'acquisto a distanza di tredici mesi dal lancio. Il gioco è stato una delle esclusive PS4 più interessanti dell'anno scorso e vale la pena dargli un'occhiata a posteriori trattando tre tematiche principali: il supporto patch, i contenuti aggiuntivi proposti e le prospettive di una community che si ritrova online grazie al sistema di drop-in pensato per collaborare alle quest o dare la caccia ad altri giocatori umani.

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17 aprile 2016 alle 12:10