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Gears of War 4 – Beta Multiplayer Hands On

Prima di cominciare ad apprezzare la beta di Gears of War 4 occorre resettare per bene il cervello, abbandonando i ricordi di quel lontano Emergence Day dell'autunno 2006. Occorre, insomma, rimuovere dalla memoria quell'architettura maestosa e decadente allo stesso tempo, quei colori smorti che impreziosivano ogni singolo schizzo di sangue, quella pesantezza propria di Marcus e Dom. Occorre, quindi, fare i conti con un deciso cambio di rotta, già tracciato da uno sviluppo ancora acerbo. Sfuggito a suon di Big Money dalla casa materna di Epic Games per approdare, con tutto il peso delle First Party, alla corte di Microsoft via The Coalition, Gears of War 4 si presenta, oggi, come un vero e proprio test nel bel mezzo dello sviluppo. All'uscita del titolo, prevista per fine anno, mancano ancora diversi mesi. Mancano ancora importanti porzioni di codice. Manca ancora, da quel che si è visto nelle due sezioni di beta per stampa e pubblico, un'anima vera e propria. Lo si nota nella morfologia delle tre mappe disponibili prima ancora che in un frame rate spesso claudicante. Quel che c'è, ad oggi, basta comunque per farsi un'idea del percorso intrapreso dai ragazzi di The Coalition che, dopo il buon lavoro fatto sul remake del primo Gears, hanno il compito non facile di proiettare la serie nel futuro. La ricetta sembra semplice: velocità, frenesia e colori. Tanti colori. Pure troppi colori.



ETA BETA
Inutile, in questa sede, ritornare sulle novità promesse dalla campagna single player. La beta si basa esclusivamente sulla modalità multiplayer, presentata da una schermata di selezione un po' scarna, primo indizio di lavori tutt' altro che vicini alla chiusura. Se la cooperazione è tutta nell'abbattimento di bot controllati dal computer, al gioco competitivo sono dedicate due modalità, entrambe appiccicate a due squadre composte da 5 elementi. Ovvero, il classico Deathmatch e Dodgeball, variante dal respawn limitato e, per certi versi, particolarmente avvincente. In sintesi, quando si finisce a terra, la rinascita è legata ad una kill in favore del team di cui si fa parte. Questo vuol dire che, persino in situazioni di 5 contro 1, resta  sempre vivida la speranza di un improvviso virtuosismo da parte dell'unico sopravvissuto chiamato, a suon di uccisioni, a riportare in vita i membri della propria squadra e, magari, ribaltare una situazione che appariva disperata. La formula, in parte innovativa, mette in campo dinamiche inedite per la serie, con repentini capovolgimenti e destini tutti da scrivere prima della conclusione naturale del match. Ovvero, l'eliminazione di tutti i componenti della squadra avversaria. Dinamiche inedite e pure particolarmente divertenti che, più del Deatmatch, rendono giustizia alle tre mappe presenti nella beta.



La beta si basa esclusivamente sulla modalità multiplayer
La scelta delle arene nel codice è, probabilmente, figlia della volontà da parte del team Microsoft di testare a dovere le reazioni dei giocatori proprio in Dodgeball. Harbor, Dam e Foundation si presentano come mappe davvero molto piccole. Tanto nelle dimensioni generali quanto nel limitato e praticamente nullo sviluppo verticale. Anche, si presentano concettualmente molto simili, promettendo scontri principalmente frontali e caotici relegando ai lati eventuali duelli. Se in in Dodgeball, appunto, la cosa sembra funzionare, nel classico Deatmatch emergono, invece, tutti i limiti della limitata ampiezza delle arena, solo in parte levigati dalle novità introdotte nel sistema di controllo. Detto della maggiore velocità in dote ad umani e “sciame”, privi della nota pesantezza che caratterizzava l'incedere di Marcus e Locuste, l'introduzione del Close Cover Combat system (CCC) promette di superare i limiti dei precedenti capitoli negli scontri a fuoco ravvicinati. Cioè quando, nascosti dalla stessa copertura, due giocatori tentavano di colpirsi in una sorta di ironico e poco fruttuoso balletto di fuoco senza la possibilità, appunto, di un attacco frontale. Gears of War 4, al giusto prezzo di una semplice pressione del tasto apposito, consente approcci diversi per stanare un nemico protetto da una copertura. Magari con un calcio in corsa, oppure afferrando il nemico per tirarlo sulla propria sponda o, ancora, sferrandogli il calcio del fucile in faccia. Nuove tipologie di ingaggio, quindi, per un arsenale tutto sommato classico. Se il tradizionale Lancer, riuscita via di mezzo tra una baionetta e una moto sega, ancora una volta la fa da padrone, a rafforzare l'armamentario iniziale concorrono il solito fucile a pompa Gnasher e un fucile d'assalto. In giro per la mappe, invece, è stato possibile recuperare diverse Power Weapons tra cui spicca il Dropshot, una sorta di lancia trivella dalla non semplicissima calibrazione ma dalla violenza, anche coreografica, assicurata.



Se le perplessità espresse dal gameplay e dal level design accertano la natura acerba della build provata, lo stesso si può dire del comparto tecnico. Nonostante l'Unreal Engine 4, Gears of War 4 non fa mai gridare al miracolo, mostrando un frame rate vicino ai 60 FPS al secondo, ma tutt'altro che granitico. Nessuno, pure, si straccerà le vesti di fronte ad un polygon count solo sufficiente, con modellazione dei personaggi, umani e non, tutt'altro che rivoluzionaria sotto l'aspetto della caratterizzazione. Lo stesso discorso che, mutatis mutandis, emerge dallo stile architettonico delle strutture, generalmente poco ispirato e, per certi aspetti, lontano da alcuni picchi mostrati dalla serie. Difetti, forse legati alla soggettività e ai gusti personali, che risaltano di fronte ad una palette di colori luminosa, in antitesi rispetto ai canoni classici della serie, che non trova adeguato supporto in routine di illuminazione non proprio evolute. Come dire che, a fronte di un impianto comunque solido e pronto a tirar fuori l'animo competitivo degli amanti del ranking finalmente introdotto, Gears of War 4 in versione beta multiplayer si manifesta ancora lontano dal prodotto finale. La sensazione di sentirsi veri e propri beta tester, quindi, scaccia via eventuali delusioni da player incallito per lasciare, invece, un gusto di velata soddisfazione. Quella, cioè, di essere stati protagonisti, nel bene e nel male, di un piccolo ma necessario step evolutivo nel completamento di uno dei titoli più attesi del prossimo autunno. Quando, c'è da scommetterci, tutti i dubbi di questa prima fase di beta saranno spazzati via da orde di contenuti, grafica di alto livello, gameplay raffinato e nemici agguerriti. Tanto potrebbe bastare, ad un videogiocatore moderno, per resettare adeguatamente il proprio cervello.



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26 aprile 2016 alle 16:21