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Furi - recensione

Amanti dei videogiochi bastardi, impegnativi e che regalano tante soddisfazioni fatevi avanti, perché il vostro prossimo incubo è appena arrivato su PlayStation 4 e PC e porta il nome di Furi. Sì, lo sappiamo, il caldo ci ha investito anche quest'anno e di solito si prediligono titoli più tranquilli durante l'estate, ma se come noi amate le sfide, il nuovo gioco del semi sconosciuto studio francese The Game Bakers vi farà impazzire. In senso buono naturalmente.



Impugnate allora i vostri pad, preparate qualche salvietta per asciugarvi le mani (e magari la fronte) e, cosa più importante di tutte, armatevi di tanta pazienza, perché questo action in terza persona non ha un occhio di riguardo per nessuno. Furi è quello che possiamo definire un boss-rush game, dove per ogni stage sono richiesti calma, riflessi, memoria, astuzia, e soprattutto bisogna sempre usare un approccio diverso per ogni livello.



Il nostro alter-ego digitale è un misterioso guerriero dai capelli bianchi, che all'inizio della storia si trova intrappolato da un macchinario all'interno di una prigione. Ben presto scopriremo che i luoghi che visiteremo non sono altro che celle dentro altre celle, una sterminata matrioska che rappresenta la gigantesca struttura dalla quale cercheremo di fuggire. In ogni livello della prigione affronteremo un guardiano dotato di abilità diverse e che può essere sconfitto soltanto dopo un determinato numero di fasi, rappresentate da dei piccoli cubetti posti sotto la loro barra energetica.

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4 luglio 2016 alle 10:30