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The Banner Saga 2 - recensione

The Banner Saga, lo dice il titolo stesso, è l'epopea di un simbolo, di un vessillo che rappresenta la speranza, la voglia di non arrendersi, l'urgenza e l'imperativo di compiere una missione dai contorni sfumati e poco chiari. La bandiera segna il cammino di un manipolo di profughi, in fuga dall'Oscurità e dall'insensata violenza dei Dredge che, villaggio dopo villaggio, valle dopo valle, mettono a ferro e fuoco ogni dominio di Umani e Varl, popolo di fieri giganti sempre in cerca di battaglie in cui misurare il proprio valore.



Più di ogni altra cosa, The Banner Saga è una tragedia, un dramma che esorcizza l'idea della morte, pur ponendola costantemente e puntualmente al centro della scena, pur investendo uno stendardo del ruolo di tacito protagonista della vicenda. Stendardo che per forza di cose sopravvivrà a decine di eroi e uomini comuni che finiranno per essere sopraffatti dalla furia dei misteriosi invasori.



Il diretto sequel di uno degli strategici più convincenti degli ultimi anni, anche su console, riconferma quanto di buono aveva dimostrato il predecessore, affidandosi agli stessi ingredienti e feature per fare breccia nei cuori degli appassionati del genere.
La storia riprende esattamente dove si era interrotta, proprio al termine della battaglia cruenta che è costata la vita ad uno dei due protagonisti, Rook o Alette, in base alla scelta compiuta nel corso stesso del conflitto. Non è obbligatorio, ma già da questa premessa si intuisce quanto sia fondamentale essersi giocati il capitolo originale, prima di iniziarsi all'avventura proposta in The Banner Saga 2.

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17 luglio 2016 alle 17:10