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Gears of War 4 – Anteprima

A sei settimane dalla release di Gears of War 4, dopo un fine primavera ed un'estate passata ad osservare attentamente l'andamento dello sviluppo, tra close e open beta, E3 e Gamescom, siamo a fare il il punto della situazione. Gears of War 4 è certamente il titolo di punta per la line-up Microsoft ed esclusiva sulla quale il colosso di Redmond punta moltissimo per ridare linfa al brand Xbox. Se a questo aggiungiamo che l'uscita del titolo coincide con il lancio della nuova Xbox One Slim, aspettarsi un'edizione della nuova console dedicata al gioco in questione era un'ipotesi tutt'altro che peregrina e, per quanto sia una conseguenza naturale, questo ulteriore piccolo elemento sottolinea ulteriormente quanto Microsoft abbia a cuore le sorti della sua PI il cui sviluppo, lo ricordiamo, è stato affidato ai ragazzi di The Coalition.



ECHI DA UN REMOTO PASSATO
Molto è stato detto negli mesi su Gears of War 4 e quelle che seguiranno vogliono essere una serie di considerazioni su più livelli con approccio critico. Il principale aspetto su cui discutere è il ritorno alle origini: Gears of War 4 rimanda chiaramente, per direzione artistica, linearità, ambientazioni e gameplay, al primo illustre capitolo. Non è un caso, in tal senso, che il protagonista di questo quarto capitolo, J.D., sia il figlio di Marcus Fenix, quasi a scandire, almeno idealmente, una coerente continuità unita a quell'indiscutibile retaggio dettato da un legame di sangue. La scelta ha scatenato le reazioni più disparate, tra lo zoccolo più duro della fanbase totalmente schierato a favore di quest'orientamento e l'utenza più smaliziata che ha criticato una reale mancanza di innovazione. Potremmo disquisire per ore nel merito, ma innovazione o meno, il primo e principale scopo di un videogioco è divertire e, al netto della mancanza di una totale innovazione, Gears of War 4 diverte tantissimo. Il gunplay, per quanto ancorato a quei dogmi di genere che proprio il primo capitolo aveva apportato ai TPS, risulta ancora dannatamente soddisfacente e, bisogna ammetterlo, tantissime meccaniche di gioco sono state rifinite al meglio dando comunque delle sensazioni di lievi novità capaci di permeare l'intera produzione. Ciò è evidentissimo nell'ormai collaudatissimo sistema di coperture che si rinnova nella sua concezione. Se nei precedenti capitoli, infatti, le coperture erano isole felici dietro cui respirare, ricaricare e pianificare con una certa generosità di tempo le proprie azioni, adesso l'alta distruttibilità dello scenario rende tutto molto più dinamico. In Gears of War 4 non c'è copertura che non risentirà delle miriadi di pallottole che fischieranno sopra le vostre e teste e ciò che fino a pochi secondi prima era un riparo sicuro non impiegherà troppo a divenire un cumulo di macerie che vi lascerà esposti all'incedere nemico. Insomma, Gears of War 4 dovrete muovermi parecchio, alternando con un certo tatticismo l'impiego di una copertura ad una avanzata a viso aperto verso il successivo riparo.



n Gears of War 4 non c'è copertura che non risentirà delle miriadi di pallottole



Ciò è reso ancor più enfatico dalla rinnovata IA degli Swarm. Questi, al loro stadio larvale, rappresenteranno poco più di un fastidio (che però si farà sentire nelle fasi più concitate), è al loro stadio successivo che daranno il meglio di sé, armati fino ai denti, veloci, aggressivi e decisamente orientati a stanarvi dai vostri ripari. Se ciò è parzialmente vero al livello di difficoltà più basso, ai coefficienti più alti l'IA avversaria non se ne starà ad aspettare le vostre decisioni ma cercherà di demolire le vostre coperture, aggirarvi, pressarvi, saltare da un muro all'altro per rendervi complicato l'infiocinarli con il vostro arsenale. Nella demo provata, tutto questo ha raggiunto il suo apice nella versione corazzata quadrupede degli Swarm che limitava la possibilità di abbatterli mirando solo alla zona scoperta del ventre. Ciò che invece è sembrato problematico è una certa mancanza di fluidità in quell'approccio che prevede veloci cambi di copertura, saltando dall'una all'altra, a tratti un po' caotica e, allo stato attuale, qualitativamente inferiore rispetto alle produzioni più attuali (una su tutte: Uncharted 4) e dovremo davvero aspettare la release finale del gioco per sciogliere o confermare questa come altre riserve. Altro aspetto su cui disquisire è il comparto grafico con l'annessa direzione artistica. Quest'ultima è davvero eccellente e anche in questo caso gli elementi di contatto con le atmosfere cupe, buie e polverose con il primo capitolo sono molto più che un vago richiamo. Il risultato finale è altamente suggestivo, complice un level design in cui lunghi corridoi si alternano a zone più ampie che saranno teatro degli scontri più coriacei. Il tutto ancorato ad una velocità di trenta fotogrammi al secondo costanti. Tuttavia, c'è da dire che, per quanto il quattro d'insieme sia certamente valido, il soffermarsi su una serie di dettagli mette in luce alcune criticità che lasciano l'amaro in bocca. Il comparto texture è altalenante, anche se non eccessivamente, tra materiali rifiniti e realizzati con perizia e superfici scialbe e poco definite. Altra criticità, allo stato attuale, riguarda l'illuminazione ambientale e quella generata da fonti di luce dinamiche, un po' sottotono e a cui si aggiungono gli effetti particellari che fanno un lavoro discreto ma dai quali ci si aspetterebbe l'eccellenza considerando il compito che ha il prodotto di rilanciare il brand, oltre al confronto diretto con i passati capitoli che hanno puntualmente rappresentato la massima espressione grafica per l'hardware old gen. A meno di un mese e mezzo dal lancio, Gears of War 4 ci lascia con sensazioni contrastanti, più orientate ad una certa positività (seppur non entusiasmante), lo ammettiamo, ma tali da instillarci il dubbio che il passaggio da Epic Games a The Coalition ci restituirà, all'atto pratico, certamente un buon prodotto, ma al di sotto di quell'eccellenza complessiva che era lecito aspettarsi. L'impressione è che lo sviluppatore abbia intravisto, in questo ritorno alle origini, un'escamotage per affrontare l'ingombrante eredità che si è ritrovato tra le mani, cercando di puntare sul sicuro, per paura di sbagliare, ma inconsapevole che, a volte, la paura dell'errore, più che preservarci da questo, ci conduce verso l'errore stesso. Certo, quanto provato è solo una minima porzione di un prodotto certamente più vasto e solo una prova prolungata sul campo del gioco completo, incluso il tanto discusso online, potrà farci confermare o meno queste sensazioni. Appuntamento quindi ad ottobre per la nostra recensione.



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30 agosto 2016 alle 18:21