Redout - recensione
Era il lontano 1996, quando provai per la prima volta Wipeout. In un noto negozio di computer e videogiochi della mia città c'era una postazione demo dell'allora nuova e rampante PlayStation di Sony. M'innamorai di quel gioco, così futuristico, così veloce, così dannatamente impegnativo. E infatti fu uno dei motivi che mi spinse all'acquisto di quella console.
Da allora giocai tutti o quasi gli episodi della saga, sia quelli del team originario Psygnosis, che quelli dello Studio Liverpool che ne proseguì lo sviluppo fino a Wipeout 2048 per Vita. Ma questo genere di corse futuristiche e adrenaliniche mi appassionava davvero tanto e così mi avvicinai anche agli altri più grandi esponenti del genere: F-Zero GX, la serie Extreme-G e Rollcage, ognuno coi suoi elementi unici, ed i suoi contro.
Con la chiusura dello studio Liverpool, e Nintendo che ancora non si decide a sviluppare un nuovo F-Zero, s'iniziava a sentire la mancanza di un grande titolo di corse futuristiche per piattaforme moderne. E se i possessori di Wii U hanno potuto beneficiare del discreto Fast Racing Neo, su PC, PS4 e Xbox One si è rimasti per parecchio a bocca asciutta.
