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Horizon: Zero Dawn - prova

Il postulato di Lavoisier afferma che "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Una legge della fisica valida ancora oggi in qualsiasi campo, eccezion fatta per quello dei videogiochi, dove nulla si crea, tutto si trasforma e tutto si distrugge.



Soprattutto negli ultimi anni, infatti, il nostro medium pare aver perso la sua spinta innovatrice. Con l'eccezione della realtà virtuale, che ha le potenzialità per riscrivere la grammatica dei videogiochi (a patto che riesca ad affermarsi sul mercato), si assiste alla creazione di sempre meno IP. Alla fusione di elementi di gameplay di giochi diversi in produzioni che provano a distillarne i pregi e a scartarne i difetti. E alla costante volontà da parte dell'utenza (ma anche della critica) di distruggere qualsiasi nuova IP, spesso in nome della polemica fine a se stessa.



Horizon: Zero Dawn è un gioco che ben riassume il postulato di Lavoisier perché di fondo non crea nulla, se non l'IP in sé, ma rielabora, fonde e dunque trasforma i gameplay di giochi già presenti sul mercato in qualcosa di inedito. Ed essendo un'esclusiva per PS4 dovrà affrontare l'esaltazione dei fan di Sony (che probabilmente la incenseranno oltre i propri meriti), e l'avversione degli utenti Xbox, già maldisposti dalla cancellazione di Scalebound e della perdurante latitanza di Crackdown 3.

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30 gennaio 2017 alle 18:10