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The Legend of Zelda: Breath of the Wild – Hands On

Esistono modi dire e mondi da giocare e a volte i secondi superano i primi. Succede così che lo scontato “Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace” trovi sulla sua strada un The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild, che è scontato solo nella sua ambizione alla massima qualità. Abbiamo assistito alla presentazione del gioco a pochi giorni dal suo esordio sugli scaffali e apprezzato le precisazioni e le elucubrazioni della nostra guida di casa Nintendo. Ma più di tutto, in qualità di cultori del videogioco in tutte le sue declinazioni e quindi non strettamente da nintendari abbagliati dal nuovo che avanza, abbiamo capito subito che “bello” e “piace” qui coincidono, che il “bello” è così a tutto tondo che non può esistere un “non piace”.



LIBERTÀ PIÙ PURA
Tanto per cominciare (e chi ha almeno iniziato una partita in Skyword Sword non potrà che darci ragione) il fatto di entrare subito nel vivo dell'azione è un Like! con un pollicione grande così. Perché se è vero che Zelda è un gioco complesso e articolato, è anche vero che non è bello vessare i giocatori con tutorial e spiegazioni ricorrenti, troppo ricorrenti. Link si sveglia da un sonno misterioso, scambia due chiacchiere con un tizio altrettanto misterioso e poi parte. Parte lui, per dove gli pare e piace,  anche se un malcelato invito ad andare ad attivare una vicina torre non manca, e partiamo noi, per esplorare in tutta libertà una gigantesca mappa open world. La torre in questione è comunque una buona idea andarla a visitare, perché ci permette di attivare le sue simili e da tutte poi avere la possibilità di studiare il relativo circondario. Questa cosa ricorda nella sostanza le torri radio di alcuni recenti Far Cry, ma questo non significa certo che sia sbagliata. Anzi. Oltre alle torri, che non sono oggetto di esplorazione ma semplicemente di utilizzo, nel mondo di Hyrule sono presenti anche tanti templi (più di cento stando alle informazioni in nostro possesso) che poi altro non sono che la casa di altrettanti enigmi, la soluzione dei quali ci premia con la possibilità di aumentare il massimale di salute o di stamina del nostro Link. Like! e ancora un altro Like! per la presenza, sempre in suddetti templi, di tesori segreti, parecchio difficili da scovare e raggiungere, assieme a tanti oggetti speciali. All'interno delle torri abbiamo visto Link utilizzare alcuni poteri speciali in grado di modificare l'ambiente, che vengono sbloccati da apposite rune. Nello specifico abbiamo assistito a spettacoli di magnetismo, con la possibilità di manipolare oggetti metallici, e di criogenizzazione, che è un modo sbagliato e inutilmente complicato per dire che Link può creare piattaforme e altre strutture ghiacciando l'acqua presente nell'ambiente che lo circonda.



Ovviamente un mondo curato nei dettagli, ricco di luoghi e opportunità come quello di Breath of The Wild è popolato da tante creature, non tutte amichevoli, perché non dobbiamo scordare che Zelda è un gioco d'azione e in quanto tale richiede la contrapposizione tra buono e cattivi ai fini del combattimento. In tale ambito, assodata la qualità del character design, a fare la differenza è l'Intelligenza Artificiale dei nemici. Li abbiamo visti organizzare assalti a ondate, eseguire sortite solitarie atte ad attirare la nostra attenzione mentre organizzavano manovre di accerchiamento e addirittura raccogliere dal terreno armi abbandonate dai loro simili. Quest'ultima mossa, che potrebbe sembrare banale, non ricordiamo di averla vista da tante altre parti. Dobbiamo anche dire che i cattivi visti fin ora non hanno messo seriamente in difficoltà Link, se non quando il nostro cercava di mettere in mostra la sua abilità culinaria nel bel mezzo di uno scontro. D'altronde, combattere mette appetito e una bistecca cotta è meglio di una cruda, quindi perché non accendere un fuoco… e restare imprigionati nel conseguente incendio. Il Like! in questo caso va di nuovo alla libertà, intesa però ora come libertà del fare e non più dell'andare.



UNA STRADA IN SALITA
Visto che abbiamo citato le armi, precisiamo subito, salvo approfondire poi in fase di recensione, che sono tante da far girare la testa e intasare il seppur capiente inventario di Link, e che si danneggiano con l'uso, quindi è bene utilizzare tanto le spade (e simili) quanto gli scudi nel modo più appropriato. Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che il livello della sfida sia destinato a salire nel corso della vicenda: Zelda non è mai stato una passeggiata di salute. E questo ci spinge a pensare che tutti gli intrugli a base di pezzi di mostro che Nintendo ci ha illustrato in fase di presentazione risulteranno fondamentali per l'aspettativa di vita di Link. Con essi, infatti, distilleremo delle pozioni che ci daranno un surplus di potenza per affrontare i momenti difficili. Per superare le distanze dovremo invece evitare di mettere ad arrostire il nostro cavallo – ne potremo possedere un massimo di cinque e sì, c'è anche Epona – mentre per risparmiare sulla spesa alimentare, in determinate situazioni, ci muoveremo con la massima discrezione, tenendo d'occhio l'apposito sensore sonoro sullo schermo. Che ne dite? Un altro Like! non ce lo vogliamo mettere? Che poi, tra Link e like c'è così poca differenza da farci veramente pensare che ciò che è bello deve piacere per forza.



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1 marzo 2017 alle 12:11