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Snake Pass - recensione

La gavetta non è semplice per nessuno, in nessun ambito, e anche il mondo dei videogiochi non è di certo da meno dato che questa fase è applicabile anche a intere software house. È necessario sottostare a ciò che il mercato propone, ricoprire anche ruoli non particolarmente ambiziosi, che probabilmente deludono ma che comunque permettono di farsi conoscere e possibilmente apprezzare. Il segreto è saper aspettare il momento propizio, attendere il gioco in grado di far fare davvero il salto di qualità, la classica idea da un milione di dollari.



Sumo Digital è uno studio nato nel 2003 che nel corso degli anni ha sostanzialmente seguito il percorso di cui vi abbiamo appena parlato: collaborare a particolari progetti o porting attendendo il momento adatto per fare il passo successivo, un momento che se coincide anche con l'arrivo di un'idea originale ma non utopica, ha tutte le carte in regola per trasformarsi nell'impulso per qualcosa di ancora più ambizioso.



Quasi dal nulla spunta un concept, una scintilla che s'innesca nella mente di un solo sviluppatore e che, nonostante i tanti progetti (collaborazioni varie con Microsoft ma anche lo sviluppo di un gioco di primo piano come Dead Island 2), inizia a convincere sempre più persone e a prendere forma, crescere, diventare realtà. Tutto per rispondere a una domanda apparentemente innocua: perché non sviluppare un puzzle-platform in cui non si salta?

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10 aprile 2017 alle 10:40