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Wonder Boy: The Dragon's Trap - recensione

Quando DotEmu e Lizardcube hanno annunciato un remake in piena regola per console current-gen e PC di Wonder Boy: III The Dragon's Trap, vi confesso che il mio hype è salito a livelli vertiginosi. Alla fine degli anni '80 avevo a casa il NES, la mia prima console per videogiochi e, sebbene non potessi certo lamentarmi, avendo a disposizione titoli che in seguito divennero pietre miliari del medium come Super Mario Bros, Zelda, Metroid e Castlevania, invidiavo da matti la serie action-adventure Wonder Boy ai possessori del SEGA Master System.



A 28 anni di distanza dalla release di quel titolo originale per Master System, arriva dunque il remake, rinominato semplicemente Wonder Boy: The Dragon's Trap. I ragazzi di LizardCube hanno fatto un piccolo capolavoro mantenendo completamente inalterato il gameplay ed il sistema di controllo, rinnovando però completamente il comparto grafico e sonoro. Il risultato è un gradevolissimo gioco con animazioni e fondali interamente disegnati a mano che ripropone il gameplay di uno dei titoli più apprezzati dell'epoca per quanto riguarda il genere action-adventure 'metroidvania'.



Per chi non conoscesse il titolo in questione, si tratta del terzo capitolo della serie Wonder Boy, uscito nel 1989 per la console Sega a 8-bit (portato anche 3 anni dopo su Game Gear). Il nostro 'ragazzo delle meraviglie' ritorna nel mondo dei mostri per una nuova frenetica e pericolosa avventura. Il gioco si apre facendoci ripercorrere il finale di Wonder Boy II, prequel nel quale Wonder Boy aveva affrontato il Meka Dragon, riuscendo a sconfiggerlo pagando però come prezzo una maledizione subita che lo avrebbe trasformato in lucertola antropomorfa.

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18 aprile 2017 alle 13:10