E3 2018: Death Stranding e il significato di ciò che abbiamo visto nel nuovo trailer - articolo
Death Stranding, uno dei titoli più attesi e chiacchierati del momento, è tornato a mostrarsi sul palco della conferenza E3 di Sony, come largamente anticipato da Shawn Layden e Hideo Kojima in persona. Mentiremmo se vi dicessimo che quest'apparizione ci ha lasciato pienamente soddisfatti e il motivo di ciò è più psicologico di quanto si possa pensare: da amante impacciata a cacciatrice spietata, Ellie ha mostrato in pochi minuti la caratura del sequel di The Last of Us, mentre Ghost of Tsushima ci ha letteralmente rapito e condotto nel Giappone del 1274, dilaniato dalla ferocia dei mongoli.
La prima opera dell'era "post-Konami" di Hideo Kojima, al contrario, non ha sfoggiato un livello di concretezza paragonabile a quello dei succitati, nonostante sia stata protagonista dello show di Sony per più di otto minuti. Chi si aspettava un breve trailer introduttivo e la successiva entrata di Kojima, magari accompagnata dalle note di I'll Keep Coming dei Low Roar, è rimasto a bocca asciutta e lo stesso può dirsi di coloro che giuravano sulla veridicità dei recenti rumor: le armi provenienti da epoche diverse, il delinearsi del ruolo del misterioso neonato e, più in generale, il desiderato "riordino dei tasselli", erano soltanto frutto di immaginazione.
Tirando le somme, che cosa abbiamo ricevuto in cambio della nostra spasmodica (ma paziente) fame di conoscenza? Proprio come la struttura stessa di Death Stranding, la risposta a questa domanda non è affatto di poca complessità, ma ci è sembrato doveroso provare a formulare delle ipotesi, anche perché alcuni spunti di riflessione, dopotutto, li abbiamo colti. Tuffiamoci quindi nei vasti oceani dell'immaginazione di Kojima, oltre le "Colonne d'Ercole", e cerchiamo di uscirne sani e salvi.
