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Zelda 2 è fantastico e dovreste provarlo su Switch - articolo

Qualche tempo fa, Nintendo ha aggiunto Zelda II: The Adventure of Link alla libreria digitale NES di Nintendo Switch Online. Forse non avete intenzione di provarlo. Non volete neppure dargli una possibilità. Forse avete sentito dire che si tratta di un episodio "discutibile" e "controverso" della serie di The Legend of Zelda, o forse vi sono arrivate delle voci che sostengono che lo stesso Miyamoto lo consideri come il suo "gioco più brutto". Quello che però forse non sapete è che Zelda II è fantastico. Ha dei difetti certo, è diverso dagli altri, ma è grandioso. Ed anche molto, molto strano.



Zelda II: The Adventure of Link si sviluppa in un mondo di gioco con visuale dall'alto con un Link dalle proporzioni esagerate (in quel momento forse Nintendo era influenzata da Dragon Quest ed Ultima); il gioco però si trasforma in un action a scorrimento orizzontale quando si entra in una città, in una caverna o in un dungeon (qui detti "Palazzi") o in un incontro casuale con i nemici, sì, perché Zelda II ha qualcosa che assomiglia agli incontri casuali. Oltre ad avere anche elementi RPG con livelli, punti esperienza e statistiche.



Non sembra tipico di Zelda, vero? Beh, definire un gioco di Zelda è facile al giorno d'oggi, ma all'epoca della pubblicazione di Zelda II non era semplice, perché prima di questo episodio ne era uscito soltanto un altro. Ad esempio, la struttura standard dei dungeon di The Legend of Zelda, in cui Link deve ottenere un oggetto specifico per completare un labirinto pieno di enigmi e sconfiggere il boss, non è stata introdotto fino a The Legend of Zelda: Link's Awakening (1993). In tempi più recenti, Breath of the Wild ha sovvertito completamente ciò che ci si aspetta da un gioco della serie di Zelda, mescolando i puzzle ad un'esplorazione sandbox in un mondo completamente open-world. Zelda II ha cercato di rispondere alla domanda: "Quali sono le caratteristiche di un gioco della saga di Zelda?" e la risposta non includeva i puzzle e i dungeon, ma qualcosa di ugualmente valido, ovvero, molto semplicemente, il viaggio di un eroe verso l'ignoto.



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10 marzo 2019 alle 13:20

 

In linea di massima concordo con l'articolo. Il "difetto" di Zelda 2, così come di Castlevania 2, che è di fatto il primo Metroidvania inteso come oggi, è stato quello di essere paradossalmente troppo avanti, erano giochi "maturi" per un pubblico però ancora troppo acerbo. Nintendo dovette fronteggiare contro la sua stessa politica aziendale dell'epoca, ancora modulata per contrastare la crisi del mercato dei primi anni '80.
Certo, alcune fasi di gioco sono davvero contorte, senza nessun aiuto dato dagli NPC: quelli di Zelda 2 si ricordano solo le healer (chiamiamole così, eheheheh... ) e il tizio che dice "I am Error". Il dungeon da far comparire con la magia Spell da un muro illusorio non puoi carpirlo da nessuna parte del gioco, o lo sai di tuo o lo scopri a caso, esattamente come la tromba d'aria di Castlevania 2 che ti teletrasportava in un dungeon.
Inoltre è vero che quello dei primissimi anni '90 era un periodo in cui in Giappone i RPG andavano forte, principalmente per il mercato computer (non solo DQ ma anche la saga di Ys ad esempio), e quindi Zelda 2 segui quel filone.