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My Brother Rabbit – Recensione

In un mondo dominato dalle ansie e dalle preoccupazioni, la possibilità di ritagliarsi un piccolo spazio di tempo per staccare la spina è cosa necessaria. C'è chi decide di guardarsi un bel film, chi di leggere un libro, ma se siete assidui frequentatori delle nostre pagine allora non c'è dubbio che preferiate impugnare un pad e accendere la vostra console. Con le produzioni tripla A obbligate a fare la voce grossa, sono però i titoli indipendenti quelli che nell'ultimo periodo riescono maggiormente a rilassare ed emozionare. Grazie proprio ai loro gameplay basilari e alle trame coraggiose, i ragazzi di Artifex Mundi sono così riusciti a farsi strada, ritagliandosi anche una buona fetta di ammiratori e supporter.



Dopo il recente approdo su PlayStation 4 di Eventide 3: Legacy of Legends, Artifex Mundi ha deciso di abbandonare la mitologia slava per dedicarsi a qualcosa di più concreto. My Brother Rabbit è una storia piena di dolcezza, coraggio e amore fraterno, che nelle poche ore necessarie al suo completamento riesce a fare breccia nel cuore del videogiocatore. Grazie al suo stimolante sistema di enigmi e di caccia all'oggetto, non abbiamo paura nel dire che ci siamo trovati di fronte alla migliore opera targata Artifex Mundi. Perché? Scopritelo nella nostra recensione.



Una sorellina da salvare



My Brother Rabbit abbandona le complesse e originali dinamiche della serie Eventide per dedicarsi a una tematica più attuale e reale: la malattia. Questa emozionante avventura punta e clicca è ambientata in un magico mondo creato dalla mente fantasiosa di un bambino che, complice la malattia della piccola sorella, cerca in maniera allegorica di curarla e proteggerla. Il protagonista è quindi un piccolo coniglietto di peluche, un giocattolo che i due bambini si sono sempre portati dietro e dal quale anche adesso, nonostante la malattia, difficilmente si separano. Nei cinque capitoli di cui è composta la trama prenderete le redini del pupazzo, che cercherà in tutti i modi di prendersi cura di un fragile germoglio bisognoso di protezione (chiaro riferimento alla sorella).



In un mondo coloratissimo, il peluche si lancerà alla disperata ricerca di qualcuno che possa risolvere i problemi di salute del piccolo vegetale. Tra incontri inaspettati, enigmi e rompicapi, il cammino non sarà affatto facile. Egli dovrà superare con l'astuzia corsi d'acqua, riparare una nave e perfino costruire un elicottero. Per fare tutto ciò, My Brother Rabbit fa affidamento sul collaudato gameplay targato Artifex Mundi.



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Ogni ambientazione è caratterizzata da una serie di schermate fisse ricche di dettagli e oggetti; il vostro compito sarà quello di scovare gli oggetti di interesse e sbloccare enigmi che, una volta risolti, permetteranno di proseguire. Nonostante una certa ripetitività di base, gli enigmi proposti sono riusciti a sorprenderci in maniera più che positiva, grazie soprattutto a una diversificazione tutt'altro che scontata.



Il punto forte però non è costituito dalle meccaniche di gioco, ma dal lato emotivo che riesce a insinuarsi nel giocatore. Il mondo immaginario creato dalla mente del giovane brulica di particolari che contrastano duramente con le scene di intermezzo che raccontano il percorso di guarigione della sorellina. Le vignette disegnate a mano riescono con pochi e semplici frame a far trasparire tutto il dolore e la preoccupazione che qualsiasi famiglia vivrebbe in una situazione del genere, rendendo così impossibile non immedesimarsi nelle situazioni proposte. Abbandonare quindi le atmosfere mitologiche delle produzioni passate è stato il vero asso calato da Artifex Mundi e speriamo che questi sviluppatori decidano di continuare su questa strada.



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11 giugno 2020 alle 17:10

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