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Ghost of Tsushima - recensione

Ottanta impavidi guerrieri, dall'alto dei loro destrieri, mirano all'orizzonte la baia di Komoda. Non basta una flotta di navi a piegare l'irriducibile volontà dei samurai e all'onore non c'è ostacolo. E ecco quindi la vibrazione del Dualshock 4 annunciare la pioggia di fuoco che investe la spiaggia con Jin Sakai, il protagonista di Ghost of Tsushima, che si lancia senza esitazione alla carica del nemico.



Qualche minuto per ripulire un paio di aree - e per saggiare il sistema di combattimento - e facciamo la conoscenza di Kotun Khan, cugino di Kublai, nipote di Genghis e mente dietro all'invasione del Giappone che nell'isola di Tsushima trova il suo primo passo. I clan Sakai e Shimura, imparentati, sono l'ultimo baluardo di salvezza per il Sol Levante, un soffio di speranza come il vento che avvolge la katana del giovane Jin prima del suo misterioso risveglio dalla morte.



L'incipit di Ghost of Tsushima intona perfettamente le note dell'epica nipponica, un'epica dal respiro inebriante. Sin dalle sue prime apparizioni, del resto, il titolo ha calamitato l'attenzione di molti per il suggestivo piglio stilistico e per l'ambientazione, accendendo i motori della macchina dell'hype.



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14 luglio 2020 alle 16:10