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Twelve Minutes - recensione

Volendo fare un audace parallelismo con il mondo del cinema, potremmo dividere i videogiochi in due categorie ideali: i blockbuster, giochi con budget faraonici sviluppati da gruppi composti da centinaia di persone e i prodotti d'autore, spesso realizzati da piccoli team indipendenti (o anche da singoli individui).



I primi vengono creati col preciso scopo di andare incontro alle richieste del mercato, di adattarsi al pubblico più grande possibile, di stabilire nuovi standard tecnologici oppure, semplicemente, per proseguire saghe storiche e radicate nel cuore dell'utenza più 'mainstream'. I secondi, invece, nascono da una scintilla, dalla sconfinata creatività che alcuni esponenti di questo medium riescono a generare, da un'idea talmente brillante da convincere un publisher a investire nel progetto, in modo da consegnare ai giocatori qualcosa di completamente nuovo.



A questa seconda categoria appartiene Twelve Minutes, il nuovo progetto partorito dalla fervida immaginazione di Luis Antonio, artista precedentemente in forze a studi del calibro di Rockstar Games e Ubisoft, in seguito approdato nel panorama dello sviluppo indipendente.



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18 agosto 2021 alle 18:11