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Starfield sembra bellissimo, ma sono un po' preoccupato

“Ma dai, come si fa ad essere preoccupati per un videogioco? Alla fine, è solo un videogioco!”. Sì, è vero, ci sono tematiche ben più importanti verso le quali esprimere preoccupazione. “E poi Starfield sembra un titolo mastodontico, e analizzarlo con occhio critico significa voler fare il guastafeste”. E anche qui nulla da dire, Starfield di Bethesda Softworks sarà senza ombra di dubbio un kolossal capace di bissare lo straordinario successo di Skyrim, forse addirittura una pietra miliare, e già adesso rappresenta la produzione più interessante emersa durante l'estate dei videogiochi. Ma...



Ma io sono un grande fan di Bethesda Softworks, non ho vergogna ad ammetterlo. Il momento in cui finisco di installare un lavoro dello studio e premo il pulsante “gioca” è come il primo giorno di ferie dell'estate. È come la finale dei mondiali per un appassionato di calcio, solo che la finale dei mondiali si disputa - cascasse il mondo - una volta ogni quattro anni, mentre di incipit di opere di Bethesda Softworks ne abbiamo vissuti cinque negli ultimi ventuno anni, uno solo negli ultimi dieci.



Todd Howard, che è una persona a cui indubbiamente piace ascoltarsi parlare, una cosa l'ha detta giusta: “Le nostre esperienze trascinano i giocatori all'interno di nuovi mondi in cui vivere esperienze che sembrano vere a causa delle emozioni che le accompagnano”. Ha ragione: per diverso tempo mi sono chiesto cosa rendesse tanto attraenti i capitoli della saga di The Elder Scrolls e le scorribande nella post-apocalisse di Fallout, convinto che la risposta risedesse oltre il velo di quei mondi.



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13 giugno 2022 alle 16:11