Final Fantasy X e l'importanza di un videogioco nella nostra esperienza personale
Sapete, quando si recensiscono centinaia di videogiochi e ci si muove costantemente alla ricerca del valore oggettivo delle opere, capita di continuo di navigare negli anfratti della memoria e recuperare le esperienze del passato. Di ripensare alle avventure che hanno segnato l'infanzia, che hanno fatto parte di noi, e di sottoporle alla medesima analisi critica che solitamente di applica al prossimo videogioco in uscita.
Ciascuno di noi videogiocatori adotta una prospettiva personale quando analizza un videogioco. Alcuni, ad esempio, sono convinti che il 10 sia un voto che non dovrebbe esistere, perché la perfezione non esiste. Altri, invece, ritengono che il vero valore di un videogioco si possa stabilire solamente a distanza di anni dall'uscita, quando ne si conosce l'impatto effettivo nonché l'incisività nel processo di evoluzione del mercato. Altri ancora pensano che il peso specifico dell'opera sia da circoscrivere al momento del lancio, contestualizzandolo precisamente all'epoca di riferimento.
Insomma, alcuni di voi diranno che The Legend of Zelda: Ocarina of Time è il miglior videogioco di sempre perché ha praticamente inventato le regole dei videogiochi moderni. Secondo qualcuno Final Fantasy VII è un capolavoro perché mai ci saremmo aspettati di incontrare su console un mondo della scala di Gaia nel 1997. Qualcun altro sosterrà che Metal Gear Solid è l'unico vero principe dei '90, perché ha stravolto irrimediabilmente la natura della narrativa del videogioco.
