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Assassin's Creed Mirage: l'avventura di Basim e il futuro della saga

Mi ricordo ancora quando, qualche era geologica fa (parliamo di diciassette se non diciotto anni addietro), vidi per la prima volta Assassin's Creed all'E3 di Los Angeles, quando ancora alla fiera americana si vedevano giochi con orizzonti temporali ampi, laddove oggi si si focalizza sulla successiva alta stagione.



A presentarmelo fu nientemeno che Patrice Désilets e rimasi letteralmente folgorato dal protagonista, dalla trama, dall'ambientazione e dall'atmosfera, trovandomi letteralmente a contare i giorni in attesa della sua uscita. Uscita che non fu poi all'altezza delle aspettative, sebbene fosse chiaro che si stavano gettando le fondamenta di un franchise destinato a durare nel tempo.



Poi fu la volta di Ezio, ancora una volta svelato in anteprima con un trailer all'E3, e l'hype tornò a impennarsi. Da lì in poi il mio rapporto con la saga di Ubisoft è stato altalenante: ho amato Brotherhood ma non ho finito Revelations, mi sono forzato di andare oltre il lentissimo incipit di Assassin's Creed III, scoprendo poi un episodio suggestivo, con uno dei finali più riusciti della serie.



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10 settembre 2022 alle 22:31