SpellForce: Conquest of Eo – Recensione
È possibile attualizzare e mantenere coinvolgente una serie dopo avere compiuto venti anni precisi? Deve essere questa una delle domande che si è posta THQ Nordic quando ha affidato SpellForce: Conquest of Eo a Owned by Gravity. La software house si è nel tempo specializzata negli strategici a turni e avendo dimostrato il suo valore per esempio con Fantasy General II: Invasion, è parsa la candidata ideale a riportare alla ribalta un brand nato nell'epoca d'oro degli RTS (real time strategy).
Anche con tre capitoli principali, spin-off ed espansioni, SpellForce non ha mai saputo affiancarsi ai titani del genere di appartenenza. Dalla sua però, aveva e ha una certa plasticità, tale da consentire degli esperimenti, delle ibridazioni che hanno portato proprio a Conquest of Eo, un misto tra un GDR e uno strategico a turni con la formula 4X. Un piccolo azzardo insomma, che tenta di coniugare il passato di questa tipologia di videogiochi con un franchise alla ricerca di un rinnovamento.
Un mago in cerca di un'identità
Catapultandoci nel reame di Eo, sia da conoscitori o novizi della serie, è facile ipotizzare uno dei motivi che lo abbiano portato a rimanere invero un relativo piccolo feudo rispetto agli imperi limitrofi: l'high fantasy rappresentato non è oggi e non è mai stato in grado di spiccare per la qualità della sceneggiatura, della scrittura, né per la presenza di un archetipo rivisitato in chiave originale. I modelli magici sono cioè tutti presenti, ma nessuno di essi riesce a imporsi per uno o un altro elemento distintivo.
Nei panni di un apprendista stregone, il protagonista è costretto a prendere il posto del suo defunto maestro e terminarne il lavoro al fine di diventare un potente mago a sua volta. La prematura scomparsa si rivela essere il frutto di una cospirazione del Circolo dei Maghi e starà a noi ristabilire gli equilibri attraverso un viaggio cosparso di magie, scontri e alleanze (il tutto rigorosamente in lingua inglese); dopotutto Owned by Gravity è stata chiamata in causa per la sua esperienza nei sistemi strategici, motivo per cui anche il perno di SpellForce: Conquest of Eo poggia sul gameplay.

Scegliere la propria strada
Inedita è la possibilità di plasmare la propria identità prima di cominciare l'avventura, scegliendo se essere un alchimista intento a creare pozioni e oggetti, o un negromante, ben più affine alla magia oscura e alla affascinante possibilità di evocare dei non morti, o ancora un artificiere, creatore di strumenti magici per potenziare gli alleati. Se la decisione sembra difficile, si può optare per un avatar personalizzato, anche se, in un caso o nell'altro, le differenze non sono mai profonde e al contempo non si percepiscono dei reali vantaggi o svantaggi nel corso del gioco propendendo per una o un'altra strada.
A separare una classe dall'altra è piuttosto la scuola di magia di appartenenza: queste sono sei distinte, con incantesimi unici da apprendere, come quella della natura che consente di evocare delle bestie selvatiche come truppe. Più efficace – quanto secondaria rispetto a quanto appena detto – è la possibilità di decidere la propria zona di origine. Partire da una pianura sembrerà più semplice sulle prime battute, mentre le nebbiose costiere nascondono tante risorse quanti avversari tosti da battere. Si tratta insomma di un metodo vincente di veicolare il grado di sfida a proprio piacimento, seppure funzioni solo per l'introduzione del gioco.
Raccogli e combatti
La formula da 4X è appannaggio della roccaforte mobile, la torre magica al centro del nostro peregrinare (siamo pertanto lontani, ad esempio, da un altro 4X che è Civilization) e da delle risorse da raccogliere nel proprio cammino; allo stesso tempo, la progressione è legata a un grimorio, le cui pagine riportano gli incantesimi appresi di volta in volta, tra quelli incentrati su potenziamenti o malus in battaglia e altri. Girovagare per le caselle di SpellForce: Conquest of Eo si rivela sempre abbastanza stimolante, vuoi per i nemici da sconfiggere, vuoi per le piccole sorprese che le mappe possono nascondere.
Il gameplay si alterna pertanto tra l'evoluzione della torre e gli scontri con gli avversari animaleschi, gestiti da uno schema a turni classico, composto da attacco, difesa e poche altre azioni. Nell'arena tanto il protagonista quanto gli alleati palesano delle peculiarità tali da far funzionare a dovere il tutto, nonostante dei menù che avrebbero meritato una maggiore asciuttezza e chiarezza.

Compitino magico
SpellForce: Conquest of Eo in versione PlayStation 5 si difende bene dal lato tecnico, non mostrando mai segni di cedimento, nemmeno nelle scene o negli scontri più concitati. Le animazioni in battaglia lasciano a desiderare, ma è da considerare che non si tratti del centro focale della produzione. Peccato che nessuna azione valorizzi le caratteristiche del DualSense, come il feedback aptico.
Il versante puramente artistico soffre dello stesso anonimato della componente narrativa e di world building, mancando della capacità di stupire, o almeno di fissare nelle menti dei maghi giocatori un personaggio, un paesaggio di qualche tipo.
Trofeisticamente parlando: c'erano un elfo, un nano e un orco in un bar…
Cinquantadue sono i trofei totali di SpellForce: Conquest of Eo, distribuiti tra 41 di bronzo, 9 d'argento e 1 d'oro. A parte la necessità di completare la campagna tre volte, una per ogni tipo di personaggio, gli altri si allineano facilmente allo scorrere del gioco, tra la richiesta di creare delle pozioni e di completare specifiche porzioni della trama. Per l'elenco completo potete andare sul forum PlayStation Bit.
L'articolo SpellForce: Conquest of Eo – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.

sbrutagaz
Sembra interessante.