Cat from Hell – Recensione Speedrun
Ah, i gatti, meravigliosi felini domestici, capaci di addolcire le nostre notti invernali con le loro fusa, di sciogliere il nostro cuore con i loro miagolii e le loro strusciate sulle nostre caviglie. Ma tutti sappiamo che questi impavidi e incredibilmente agili felini hanno un'anima nascosta, spesso espressa quando non ci siamo, fatta di litigate furiose, distruzione a tutto tondo, follie più totali e luoghi incredibili in cui incastrarsi. Probabilmente i ragazzi di Nolodin Games hanno dei gatti in casa e queste non sono scene poi così remote nelle loro vite. Perché non farne un videogioco, dopotutto? Deve essere questo che hanno pensato ed eccoci qui, pronti a catapultarci nella casa di Cat from Hell per la nostra recensione Speedrun.
La vendetta di un felino
In Cat From Hell, come è facile intuire, il protagonista è proprio un gatto. Saremo l'animale di casa, e la nostra padrona sarà una simpatica signora anziana, che ci vizierà e ci coccolerà, come è giusto che sia. Succede però un fatto: dalla slitta di Babbo Natale cade un gatto nero, il quale verrà prontamente recuperato dalla signora e accettato a vivere in casa sua, obbligandoci a dividere gli spazi. Questo causerà dei piccoli incidenti e noi verremo prontamente incolpati dall'anziana padrona, provocando una violenta reazione vendicativa, con l'obiettivo di distruggere tutto il possibile e addossare la colpa al gatto nero. Puro maleficio felino. Con questo incipit le cose possono solo andare in una sola direzione, e infatti, come ben presto scopriremo, il gioco sarà un completo disastro, funestato da problemi di ogni tipo e da realizzazione non all'altezza.

Un gatto ninja in prima persona
Se l'aspetto estetico del titolo è tutto sommato curato, con una palette di colori molto vividi e uno stile che ricorda i cartoni animati e in generale i prodotti di animazione, non potremo dire lo stesso del gioco in sé. Partendo dal presupposto che ci sono due modalità di gioco, una storia e l'altra libera, queste non differiscono per nulla, se non per le scenette iniziali e finali. Scopriremo ben presto le magagne del gioco e le incredibili limitazioni di cui soffre, che portano immediatamente a pensare che sia stato rilasciato troppo in fretta o che, peggio, sia stato creato con la precisa intenzione di essere un prodotto di scarsa qualità.
La nostra missione sarà quella di portare il gatto nero nelle stanze della casa e fare dei disastri per attirare l'attenzione della vecchia padrona. Se saremo stati sufficientemente bravi, addosserà la colpa al nostro rivale in casa. Se non lo saremo stati, saremo colpiti dalla sua furia. Ora, fermandosi un attimo ad analizzare questi elementi, è giusto entrare nel dettaglio. Prima di tutto, le animazioni dell'anonima padrona e del gatto nero sono abbastanza sconcertanti e statiche. Secondariamente, l'obiettivo è fare danni e poi nascondersi in una scatola per essere invisibili, ma la scarsa qualità dell'IA permette semplicemente di accostarsi dietro una sedia, una tenda o qualche altra banalità, rimanendo di fatto in piena vista. Non contiamo il fatto che passare davanti la signora correndo dopo aver fatto un danno conta come fuga riuscita, come se questa fosse completamente cieca.
Un Natale intoccabile
Continuando con la serie di cose assurde, il gioco sembra farci capire che è possibile distruggere un po' tutto, e quale momento migliore del Natale per fare a pezzi un albero, i regali sotto di esso, portare a spasso le luci e via dicendo? E invece no. L'albero di Natale è completamente intoccabile: è solo un elemento di arredo statico, mentre molti degli oggetti in casa sono al limite del ridicolo sia come animazioni che come utilità.
Ad esempio, potremo distruggere la TV in soggiorno che è attaccata al muro ma non potremo tirare giù la tenda della doccia. Potremo saltare sopra il pianoforte, ma questo non suonerà. I cuscini, elemento fondamentale del soggiorno letteralmente esploderanno al nostro contatto, ma non potremo graffiare i braccioli del divano. Insomma, ci sono un po' troppe approssimazioni in un titolo la cui idea di base è eccezionale, in quanto avrebbe potuto portare a divertimento ad alto livello, ma la cui realizzazione tecnica è a dir poco vergognosa.

Si poteva fare meglio
Il gioco è evidentemente una produzione indipendente, e non c'è nulla di male in questo, ma le apparenze non si possono salvare facilmente. È un peccato perché poteva essere creato un grande prodotto, anche con una migliore gestione dell'IA, delle animazioni e delle micro-scene all'interno del gioco, come quella in cui la vecchietta sgrida il gatto nero, recitata con un misto di mugugni e suoni in lingue apparentemente sconosciute. Anche l'interattività è quello che è e il gioco è di fatto un porting di un gioco mobile, adattato per l'uso con il controller ma dimenticando la qualità.
Il Platino (che non c'è) di Cat from Hell
La lista trofei di Cat from Hell consiste in 10 coppe, divise in 5 di bronzo, 3 d'argento, 2 d'oro ma niente scintillante e prezioso Platino. Potremmo già fermarci qui, ma porteremo a termine un piccolo elenco di quello che potremmo fare se vorremmo il 100% dei trofei, cioè far cacciare il gatto nero di casa, lanciare 500 oggetti, rompere la Tv, distruggere 10 cuscini e poco altro. Sarà un lavoro ripetitivo ed estremamente noioso, soprattutto perché il gioco non è per nulla divertente. Ma un vero cacciatore di trofei senza macchia e senza peccato non ha paura di niente, vero?
L'articolo Cat from Hell – Recensione Speedrun proviene da PlayStationBit 5.0.

alfaalex
Rimane un must have