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Cleaning Up! – Recensione

Ci sono giochi che non hanno bisogno di grandi ambizioni per funzionare: basta un'idea semplice, un'estetica curata e un ritmo capace di trasformare un gesto quotidiano in qualcosa di sorprendentemente appagante. C'è infatti qualcosa di profondamente rassicurante nel rimettere ordine al caos, quella stessa sensazione che titoli come Unpacking hanno saputo trasformare in un gesto quasi terapeutico, e che Cleaning Up! riprende a modo suo con un approccio più giocoso e immediato. Unbound Creations, studio già noto per il suo humour surreale e per la capacità di costruire piccoli mondi pieni di personalità, porta questo titolo su PlayStation 5, un'esperienza che mescola gig economy, diorami colorati e una quantità di sporcizia che nessun essere umano dovrebbe mai affrontare nella vita reale.



Il risultato è un gioco leggero, rilassante, spesso buffo, che sa intrattenere con naturalezza ma che, allo stesso tempo, mostra presto i suoi limiti. È un titolo che si lascia giocare con piacere, che regala soddisfazioni immediate, ma che non riesce a mantenere la stessa freschezza per tutta la sua durata.



Un lavoro su chiamata, un assistente spugnoso e una città da ripulire



Il nostro avatar non ha un nome, non ha un passato e non ha un vero ruolo nel mondo. Ha però un'app: la Clyner. È proprio attraverso di essa che verremo arruolati come cleaner freelance, pronti a ripulire appartamenti disastrati, uffici pieni di gunk, cimiteri infestati, musei polverosi e persino la luna. A guidarci ci sarà Spongy, un assistente virtuale che alterna humour nero, battute nonsense e un tono da coach motivazionale che sembra uscito da un algoritmo impazzito.



La struttura è semplice e lineare: si seleziona un lavoro sulla mappa, si entra nel livello e si pulisce tutto ciò che c'è da pulire, fine. I livelli si sbloccano in sequenza, ma possono essere rigiocati liberamente per ottenere più stelle o più denaro. È un loop immediato, pensato per sessioni brevi e che funziona proprio perché non pretende di essere altro.



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Un gameplay che vive di piccoli gesti e grandi soddisfazioni



La forza di Cleaning Up! sta nella sua capacità di rendere gratificante un gesto ripetitivo. Ogni livello è un piccolo diorama, un ambiente compatto e leggibile, costruito per essere ripulito in pochi minuti. Si passa da appartamenti disastrati a caffetterie, da dungeon medievali a cimiteri pieni di ectoplasmi, da strade trafficate a mini‑città in cui siamo dei giganti. Ogni luogo ha una sua identità visiva, un suo ritmo e un suo piccolo caos da domare.



Gli strumenti sono cinque: aspirapolvere, scopa, mocio, idropulitrice e deodorante. L'aspirapolvere è il più riuscito, fluido e reattivo, capace di trasformare la pulizia in un gesto quasi musicale. La scopa e l'idropulitrice seguono a ruota, con un buon feedback e un uso intuitivo. Il mocio risulta più rigido, meno naturale nei movimenti, mentre il deodorante è funzionale ma poco soddisfacente da usare.



Ogni livello assegna compiti specifici: aspirare rifiuti, spazzare macchie, lavare superfici, eliminare tossine o profumare l'ambiente. Una barra di progresso inoltre indica quanto manca al completamento di ogni attività, e una volta raggiunto il 100% si viene accolti da una pioggia di coriandoli e dal livello stesso che ruota festoso. Le sfide opzionali infine — evitare di rompere oggetti, non bagnare il gatto, schivare auto, evitare trappole — aggiungono una leggera varietà e un pizzico di tensione, senza mai però diventare punitive. Sono piccoli dettagli che rendono ogni livello un po' diverso dal precedente.



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Un'estetica curata, un mondo buffo e pieno di dettagli



Dal punto di vista visivo, Cleaning Up! è un piacere. I diorami sono colorati, puliti, pieni di piccoli dettagli che rendono ogni ambiente riconoscibile. Le animazioni sono semplici ma efficaci, e il design del protagonista — un piccolo lavoratore con cuffie e un'aria da eterno precario — è perfettamente in linea con il tono del gioco. Il sonoro inoltre accompagna bene l'azione: rumori di aspirazione, spruzzi, colpi di scopa, tutto contribuisce a creare un ritmo rilassante. La colonna sonora è leggera, vivace, e riesce a evitare leggermente la monotonia anche nelle sessioni più lunghe.



Su PlayStation 5 il gioco gira fluido, con caricamenti rapidi e un frame rate stabile. È un porting solido, che valorizza la pulizia visiva e la leggerezza del motore grafico. Peccato però che nella versione italiana la localizzazione lasci un po' a desiderare: gli obiettivi, i dialoghi di Spongy e le spiegazioni degli attrezzi restano in inglese, mentre solo la leggenda dei tasti e i menu risultano tradotti, creando un'esperienza a metà che stona con la cura visiva del resto del gioco.



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Progressione, personalizzazione e un pizzico di gig economy



Ogni livello completato inoltre sblocca un cappello o una skin acquistabile. È un sistema semplice, ma che aggiunge un pizzico di personalità al nostro avatar. Ci sono costumi buffi, cappelli improbabili, riferimenti a serie TV e ai videogiochi: nulla però che cambi il gameplay, ma abbastanza per strappare un sorriso ogni tanto. Il denaro guadagnato serve anche a potenziare gli strumenti, aumentando raggio d'azione e potenza. È una progressione veramente minima, ma almeno utile per rendere più scorrevoli i livelli avanzati.



Il tono generale del gioco, con la sua satira della gig economy e il suo humour surreale, aggiunge un livello di lettura inaspettato. Non è mai davvero critico, ma gioca con l'idea di un lavoro infinito, di un assistente virtuale invadente o di un mondo che sembra aver perso il controllo della propria sporcizia.



Il New Game+ e il ritorno ai vecchi livelli



Una volta completati i venti livelli principali, Cleaning Up! introduce una sorta di New Game+ che permette di tornare nelle aree già visitate con tutti gli strumenti sbloccati. I livelli vengono arricchiti con nuovi compiti, nuove macchie da rimuovere, nuovi rifiuti da aspirare. È un modo intelligente per dare una seconda vita a contenuti già visti, e per offrire un pizzico di sfida aggiuntiva senza stravolgere la struttura. Il NG+ non trasforma il gioco, ma lo prolunga quel tanto che basta per chi ha apprezzato la formula e vuole completare tutto al 100%. È un'aggiunta gradita, anche se non abbastanza profonda da cambiare il giudizio complessivo.



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Un'esperienza piacevole, ma breve



Cleaning Up! è un gioco che si completa in poche ore. È un titolo pensato per essere consumato rapidamente, per regalare un paio di pomeriggi di relax e per offrire un'esperienza leggera e immediata. La sua brevità non è un difetto in sé, ma contribuisce alla sensazione che il gioco avrebbe potuto dare di più, soprattutto considerando la qualità dei livelli e la cura estetica. È un titolo che funziona bene come pausa tra giochi più impegnativi, come valvola di sfogo o come passatempo leggero. Ma è anche un gioco che mostra presto i suoi limiti: poca varietà, poca profondità e una struttura che si esaurisce rapidamente.



La strada verso il Platino



Al momento della nostra recensione, la lista completa dei trofei di Cleaning Up! non era ancora disponibile, ma è facile intuire che il platino seguirà la natura stessa del gioco: breve, leggero e veramente immediato. Le attività richieste sembrano infatti allinearsi con la struttura dei livelli, con obiettivi che premiano la progressione naturale più che la ricerca ossessiva della sfida.



Durante la recensione abbiamo sbloccato senza sforzo alcune delle coppe più semplici, come il potenziamento di tutti gli strumenti, l'acquisto delle skin e dei cappelli disponibili e il completamento dell'intera sequenza di livelli. Sono traguardi che arrivano quasi da soli, accompagnando il giocatore lungo il percorso senza mai trasformarsi in un impegno gravoso.



È facile immaginare che il resto della lista seguirà la stessa filosofia: un Platino pensato per essere raggiunto con tranquillità, perfetto per chi ama completare tutto senza stress e vuole prolungare un po' la permanenza in questo piccolo mondo di diorami e sporcizia da far sparire.




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