Death Relives – Recensione
Quando ci siamo addentrati nei meandri oscuri di Death Relives, eravamo pronti ad affrontare un viaggio tra orrore e mitologia. Lo studio Nyctophile Studios ha scelto di abbracciare l'antica cultura azteca, portandoci in un survival horror fortemente ispirato ai rituali e alle divinità mesoamericane. L'idea è affascinante: impersoniamo Adrian, un giovane alla ricerca della madre scomparsa, in una magione infestata dove il dio della pelle scuoiata, Xipe Totec, ci bracca senza pietà.
Spettri e case infestate
La narrativa di Death Relives si fonda su un impianto culturale affascinante, forse uno dei più originali nel panorama horror recente. Il Nahuatl, attentamente studiato e riproposto dagli sviluppatori, è usato come lingua sacra. Una lingua magica che permette di compiere cerimonie religiose, che sono ricreate in modo dettagliato. Questi e altri dettagli ci mostrano una lore costruita con cura. Tuttavia, la trama principale si sviluppa con lentezza, e solo nell'ultimo atto si percepisce un vero picco emotivo. I personaggi secondari sono appena accennati, lasciando Adrian come unica voce narrativa in un mondo che, pur ricco di simbolismo, rimane freddo e distante.
Il rapimento della madre, avvenuto davanti agli occhi del protagonista, lo portano in una misteriosa villa isolata, un edificio impregnato di oscurità e strani simboli rituali. Qui scopriamo che la madre non è svanita nel nulla, ma è coinvolta in qualcosa di molto più grande, legato a riti aztechi dimenticati e alla rinascita di un'antica divinità: Xipe Totec, il dio della pelle scuoiata, della morte e della rinascita. Starà a noi dipanare il mistero e scoprire cosa sta realmente succedendo.

Nascondersi per sopravvivere
Il cuore del gameplay è lo stealth. Muoversi in silenzio, nascondersi in armadi, distrarre i nemici, risolvere enigmi: tutto ruota attorno al non farsi trovare. La tensione iniziale è alta, ma dopo alcune ore il senso di déjà vu prende il sopravvento. Xipe Totec è un avversario temibile e visivamente impressionante, ma la sua intelligenza artificiale alterna momenti brillanti a comportamenti imprevedibili e incoerenti. I fantasmi che popolano la villa avvertono ogni suono e sembrano in grado di individuare il protagonista anche attraverso muri o piani differenti, rendendo l'esperienza più frustrante che spaventosa.
Una delle meccaniche chiave è il “God Seed”, un artefatto impiantato nel braccio di Adrian. Questo strumento permette di respingere Xipe Totec temporaneamente, ma solo dopo aver completato specifici rituali o sacrifici. Se da un lato la meccanica aggiunge un elemento strategico interessante, dall'altro può diventare macchinosa e punitiva: non sempre il gioco è chiaro nel comunicare cosa fare, e fallire un rituale può comportare lunghe sequenze di gioco da ripetere.

Note positive e altre meno
Dal punto di vista grafico, Death Relives si difende bene, l'Unreal Engine 5 lavora a dovere: i giochi di luce, le ombre profonde, gli ambienti dettagliati creano un'atmosfera opprimente e inquietante. Le animazioni di morte sono elaborate e brutali, ma diventano ripetitive a causa della loro lunghezza e della frequenza con cui ci si ritrova a subirle. Anche l'audio è ben curato, con suoni ambientali sinistri e un doppiaggio in Nahuatl che aggiunge autenticità. Vi ricordiamo che il gioco è completamente in inglese, quindi è bene comprenderlo a dovere per seguire tutto ciò che avviene.
Purtroppo, al livello tecnico ci sono alcuni problemi. Non mancano bug: collisioni sbagliate, animazioni che si bloccano, glitch visivi nei momenti meno opportuni, senza contare il freeze di un paio di secondi ogni volta che il gioco fa un salvataggio automatico. I ragazzi di Nyctophile Studios hanno promesso patch correttive, stiamo a vedere se riusciranno a sistemare i problemi. Death Relives ha tutte le carte per essere un titolo memorabile: un'ambientazione unica, una mitologia affascinante, una struttura horror che prende spunto da opere come Alien Isolation. Ma ciò che promette, spesso non lo realizza. La paura diventa frustrazione, la mitologia si perde nel silenzio di una narrativa povera, e le meccaniche innovative sono più un peso che un valore aggiunto.Trofeisticamente parlando: tanta paura per nulla
Trofeisticamente parlando: tanta paura per nulla…
Purtroppo Death Relives non ha un Platino dedicato, quindi per non potremo ottenere quel trofeo che tanto ci affascina. Però potremo completare il gioco in ogni sua parte per avere tre bei trofei d'oro e altri di vari metalli, se volete sapere quali leggete la nostra lista dei trofei.
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