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Styx: Blades of Greed – Recensione

Sono passati quasi dieci anni da Shards of Darkness, eppure Styx: Blades of Greed non perde un secondo a rimetterci in pari. Cyanide Studio e Nacon scelgono un inizio che taglia il fiato: la storia riparte esattamente dal cliffhanger del 2017, con Styx e l'elfo oscuro Djarak ancora in lotta sull'aeronave, mentre il golem sconfitto nel capitolo precedente torna in vita per un ultimo, disperato assalto. È un incipit che parla direttamente ai fan storici, ma che lascia spaesati i nuovi arrivati. Il gioco non spiega nulla, non introduce nulla e non concede alcun preambolo. E se questo può essere un atto dovuto verso chi aspettava da anni una chiusura del cerchio, è anche un ostacolo evidente per chi si avvicina alla serie per la prima volta.



A rendere l'impatto ancora più straniante è il cambiamento del protagonista. Styx non è più il goblin logorroico, sarcastico, sempre pronto a spezzare la quarta parete con una battuta velenosa. Qui parla poco, pochissimo, e con lui si perde una parte importante del suo carisma. È un ritorno che sorprende, ma non sempre nel modo sperato.



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Tra Quarzo, Inquisizione e venti di guerra



Superato il prologo, la storia si apre su un mondo in fermento. Styx, Helledryn e il nuovo equipaggio si muovono tra le macerie di un continente in tensione, dove l'Inquisizione dà la caccia a tutto ciò che non rientra nei suoi dogmi e gli orchi sono costretti a fuggire dalle loro terre. Il Quarzo diventa il fulcro narrativo: una fonte di energia misteriosa, potente, capace di cambiare gli equilibri di un conflitto che ribolle sotto la superficie.



La narrazione alterna momenti riusciti a passaggi più frettolosi. Alcuni eventi non hanno il tempo di respirare, altri sembrano correre verso la scena successiva senza approfondire davvero ciò che accade. È una storia che funziona a tratti, sostenuta più dall'atmosfera e dai personaggi secondari, come il Capitano Irving, figura ruvida ma sorprendentemente umana,che dà un intreccio realmente solido. Eppure, nonostante le incertezze, il viaggio mantiene un fascino particolare, complice un mondo che sa essere ostile e affascinante allo stesso tempo.



Stealth puro, senza compromessi



Se la narrativa procede tra alti e bassi, il gameplay rimette subito le cose in chiaro. Styx: Blades of Greed è uno stealth ortodosso, fedele alla tradizione della serie: muoversi nell'ombra, osservare, pianificare e colpire solo quando necessario, infatti gli scontri frontali sono quasi sempre una condanna, anche alle difficoltà più basse. Styx può contare sul suo pugnale, ma la vera forza sta nei poteri e negli strumenti che accumula lungo il viaggio.



L'invisibilità temporanea, la clonazione, il controllo mentale e lo spostamento temporale — una delle abilità più spettacolari e utili — ampliano le possibilità d'approccio senza snaturare l'identità del gioco. A questi si aggiungono gadget craftabili come dardi avvelenati, trappole acide e pozioni, che permettono di affrontare ogni situazione con creatività. I nascondigli sono numerosi, dai cunicoli ai barili, anche se l'IA tende a comportarsi in modo incoerente, individuando Styx in situazioni in cui non dovrebbe o ignorandolo quando dovrebbe essere all'erta. È un gameplay che richiede pazienza, precisione e una buona dose di sangue freddo. E quando tutto fila liscio, la soddisfazione è notevole.



Nonostante le buone idee, però, Blades of Greed mostra presto tutte le sue carte. Le prime ore sono le più fresche, le più ricche di novità; poi il gioco tende a ripetersi, trascinandosi fino ai titoli di coda senza riuscire a rinnovare davvero le situazioni. Il level design regge molto bene, ma non basta a mascherare una certa monotonia.



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Un level design che regge l'intera esperienza



Il vero punto di forza del gioco è appunto il level design. Le tre macro-aree principali, The Wall, Turquoise Dawn e le rovine di Akenash, sono vaste, verticali, ricche di percorsi alternativi e segreti. La struttura inoltre funziona: ogni nuovo strumento apre possibilità inedite, dal rampino che permette di raggiungere zone altrimenti irraggiungibili, all'aliante che sfrutta le correnti ascensionali per planare tra le strutture.



È un mondo che invita a esplorare, a tornare sui propri passi e a cercare nuove strade, un po' come se fosse un metroidvania. È qui che Styx: Blades of Greed mostra la sua ambizione più sincera, costruendo ambienti che non si limitano a essere scenografie, ma diventano veri e propri puzzle tridimensionali.



Il difetto più evidente però resta l'intelligenza artificiale. Le guardie sono facilmente ingannabili, reagiscono in modo incoerente, si allertano per pochi secondi e spesso ignorano cadaveri in piena vista. In alcuni casi poi controllano sempre il nascondiglio in cui ci troviamo, in altri sembrano incapaci di capire cosa stia accadendo. È un problema che pesa, perché uno stealth vive di tensione, e quando la credibilità dei nemici vacilla, anche l'esperienza ne risente.



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Luci splendide, ombre tecniche



L'Unreal Engine 5 dà una mano, soprattutto grazie all'illuminazione dinamica di Lumen, che crea scenari suggestivi e rende la luce un elemento di gameplay. Spegnere torce e candele per creare nuove zone d'ombra è una meccanica che funziona e che valorizza l'identità stealth del titolo.



Purtroppo, però, il comparto tecnico non regge il peso dell'ambizione. Su PlayStation 5 si notano cali di framerate, stuttering evidente, pop-in di texture, flickering dell'illuminazione e una telecamera che fatica a seguire con precisione i movimenti più rapidi. Anche il platforming risente di interazioni ambientali imprecise, che portano a salti mancati o appigli non registrati. Non è un'esperienza ingiocabile, ma è chiaro che l'ottimizzazione non è ancora dove dovrebbe essere, si spera in qualche patch risolutiva.



Sussurri, metallo e un mondo che parla a bassa voce



Il comparto audio di Styx: Blades of Greed invece lavora in sottrazione, come se volesse scomparire insieme al protagonista. Le musiche restano sullo sfondo, discrete, quasi timide, lasciando spazio a un paesaggio sonoro fatto di sussurri, ferraglia, passi lontani e porte che cigolano. È un approccio che non cerca di stupire, ma di accompagnare: ogni rumore diventa un indizio, un avvertimento, un invito alla prudenza.



Su PlayStation 5 la spazialità audio aiuta a percepire la posizione delle guardie con maggiore precisione, rendendo più intuitivo capire da dove arriva un pericolo. Non è un comparto spettacolare, né particolarmente memorabile, ma è funzionale, coerente e perfettamente allineato alla natura stealth del gioco. Quando Styx si muove nell'ombra, anche il suono sembra trattenerne il respiro.



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La strada verso il Platino



La lista trofei di Styx: Blades of Greed riflette perfettamente la natura del gioco: esigente, stratificata e a tratti spietata. Non si limita a chiedere di completare la storia, ma invita a esplorare ogni angolo di Iseria, a sperimentare con poteri e gadget o a padroneggiare le meccaniche più avanzate dello stealth. Ci sono obiettivi che premiano la creatività — come manipolare i nemici con il controllo mentale o sfruttare i cloni in modi poco ortodossi — e altri che richiedono precisione chirurgica, dal perfezionare le schivate al collezionare rune, reliquie ed emblemi nascosti nelle aree più remote. Non mancano però sfide più curiose, che spezzano la tensione con un tocco di ironia. Nel complesso comunque è una lista ampia, impegnativa e pensata per chi vuole davvero padroneggiare ogni sfumatura del gioco: ottenere il Platino non è impossibile, ma richiede dedizione, pazienza e una buona dose di astuzia goblinesca.




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ieri alle 17:10

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