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Star Trek: Voyager, Across the Unknown – Recensione

Star Trek: Voyager, Across the Unknown è uno di quei progetti che incuriosiscono fin dal primo momento. Da una parte c'è il fascino di una delle serie più amate dell'universo di Star Trek, dall'altra un team di sviluppo relativamente piccolo, Whatboy Games, che ha scelto di puntare più sulle idee che sulla spettacolarità. Il risultato è un titolo strategico e gestionale che ci mette direttamente al comando dell'USS Voyager, costretti a prendere decisioni difficili per sopravvivere. Non è un gioco per tutti, uno di quelli con azione e adrenalina, ma piuttosto punta su una costruzione lenta e ragionata dell'avventura.



Lo spazio è la tua frontiera



Star Trek: Voyager, Across the Unknown sviluppa l'idea di farci vivere il viaggio della nave come se fossimo noi il capitano. Le scelte che compiamo cambiano gli eventi, l'equipaggio può morire, alcune tecnologie possono andare perse per sempre. Non tutto funziona alla perfezione, ma il tentativo di trasformare una serie televisiva in una vera esperienza strategica è interessante. La premessa narrativa riprende uno degli elementi più iconici della serie: la Voyager è bloccata nel Quadrante Delta, a decine di migliaia di anni luce dalla Terra. Il viaggio verso casa è lungo e pieno di incognite. Lungo il percorso incontriamo nuove civiltà, fenomeni spaziali pericolosi e situazioni diplomatiche in cui ogni decisione può avere conseguenze imprevedibili.



La storia non segue un copione rigido. Gli eventi sono spesso generati dinamicamente e si presentano sotto forma di dilemmi: possiamo salvare una colonia aliena ma perdere risorse preziose, oppure ignorare una richiesta di aiuto per proteggere l'equipaggio. Questa struttura rende la narrazione meno cinematografica rispetto ad altri giochi narrativi, ma allo stesso tempo più personale. Proprio questo sistema di eventi è uno degli elementi più riusciti. A volte sembra quasi di sfogliare un libro interattivo ambientato nell'universo di Star Trek, dove ogni decisione modifica la direzione del viaggio. Alcuni momenti riescono davvero a trasmettere quella sensazione di responsabilità tipica del ruolo di capitano.



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O capitano! Mio capitano!



Il gameplay di Star Trek: Voyager Across the Unknown ruota quasi interamente attorno alla gestione della nave e dell'equipaggio. Non stiamo parlando di una simulazione complessa alla maniera dei grandi strategici, ma di un sistema che mescola gestione delle risorse, decisioni narrative ed esplorazione. Durante il viaggio dobbiamo occuparci di numerosi aspetti della Voyager. L'energia è limitata e va distribuita tra motori, scudi, sensori e laboratori scientifici. Alcune scelte sembrano banali, ma in realtà possono cambiare completamente l'esito di una missione.



Investire troppo nei sensori potrebbe lasciarci vulnerabili durante un incontro ostile, mentre concentrare l'energia sugli scudi rischia di rallentare l'esplorazione. Anche la gestione dell'equipaggio gioca un ruolo importante. Ogni ufficiale possiede abilità specifiche che influenzano le missioni e gli eventi narrativi. Mandare il membro sbagliato in una spedizione su un pianeta sconosciuto può trasformare una semplice esplorazione in una tragedia. Alcune missioni terminano con feriti gravi o addirittura con la perdita permanente di membri della squadra.



Le missioni di esplorazione rappresentano uno dei momenti più interessanti del gameplay. Spesso si presentano come eventi a scelta multipla in cui dobbiamo decidere come affrontare una situazione sconosciuta. Analizzare una struttura aliena, negoziare con una nuova specie oppure tentare il recupero di tecnologia avanzata sono solo alcune delle opzioni che possiamo affrontare. Questo sistema è molto interessante perché molte decisioni hanno conseguenze a lungo termine.



Una tecnologia recuperata durante una missione può rivelarsi fondamentale diverse ore più tardi. Allo stesso modo un errore può compromettere l'intera spedizione. Nonostante le buone idee, dopo diverse ore emergono anche alcuni limiti. Il ritmo può rallentare e alcune meccaniche iniziano a ripetersi. Alcune missioni sembrano varianti di situazioni già viste e la gestione delle risorse diventa piuttosto prevedibile. Nulla che rovini l'esperienza, ma si sente la mancanza di una maggiore varietà.



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Qualche problema di rotta



Il principale difetto del gioco riguarda il ritmo, l'idea di costruire un'esperienza strategica lenta e ragionata è interessante, ma in alcuni momenti l'avventura procede con un passo anche troppo tranquillo. Inoltre in alcuni momenti il gioco diventa una sequenza di eventi troppo simili tra loro. Anche l'interfaccia non è sempre intuitiva. Il design richiama volutamente lo stile della serie televisiva, ma alcuni menu richiedono diversi passaggi prima di arrivare alle informazioni desiderate. Questo rallenta la gestione della nave, soprattutto nelle fasi più concitate. Il comparto tecnico tradisce inoltre il budget contenuto del progetto: ad esempio le animazioni dei personaggi sono piuttosto rigide e alcune sequenze risultano visivamente troppo semplici.



Dal punto di vista tecnico il gioco sceglie una direzione sobria ma coerente. Le interfacce richiamano chiaramente quelle della serie Voyager e gli ambienti spaziali riescono comunque a creare una buona atmosfera riguardo all'esplorazione. La colonna sonora accompagna bene l'avventura con brani che ricordano l'atmosfera della serie televisiva. Nei momenti più tesi la musica contribuisce a creare una certa pressione, soprattutto quando una decisione potrebbe cambiare il destino dell'equipaggio. L'atmosfera generale riesce comunque a catturare lo spirito dell'universo di Star Trek. Vi segnaliamo che il gioco è solo in inglese, quindi dovrete avere una buona conoscenza della lingua per gustarvelo a pieno.




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