Blades of Fire 2.0 – La (seconda) recensione
Blades of Fire 2.0 è l'evoluzione dell'Action RPG in terza persona sviluppato 12 mesi or sono dagli spagnoli di MercurySteam e pubblicato su Epic store dall'italiana 505 games. Il gioco non ha ottenuto innegabilmente un grande successo al lancio, a detta degli stessi autori, i quali però hanno scelto di continuare a credere nella loro creatura, forti non solo delle proprie convinzioni, ma soprattutto dei giudizi positivi riconosciuti dalla critica ma anche dal pubblico (qui la nostra recensione).
A detta dello stesso editore, i motivi degli scarsi successi commerciali - che sembra a luglio 2025 avessero provocato una perdita di circa 10 milioni di euro - sarebbero da ricercare "negli altri giochi e nei videogiocatori, che sono sempre più selettivi", giungendo ad affermare che sia "particolarmente difficile pubblicare nuove IP nel clima attuale, vista la scarsa attrazione dei consumatori verso nuovi titoli, particolarmente quando non sono supportati da un brand già noto che possa contare su una comunità di giocatori fedeli".
Questa riflessione da parte degli editori, a mio modesto parere abbastanza condivisibile nella parte in cui critica lo scarsa propensione al rischio e la scarna curiosità del videogiocatore medio, poco incline a premiare con l'acquisto titoli che non abbiano alle spalle prequel, software house o generi ben rodati e codificati, si scontra terribilmente con il ruolo di chi l'ha esternata. Non è lungimirante né molto elegante scaricare i propri insuccessi sul tuo target di riferimento, e denota una comprensione dell'ambiente in cui operi non ottimale, per usare un eufemismo.
Ma ciò che mi ha colpito maggiormente è che considerazioni simili a queste esternazioni mi risuonavano alla mente mentre stavo provando il titolo, pur senza conoscerle ancora: l'impressione che lascia Blades of Fire 2.0 è in estrema sintesi quella di un buon gioco che però fatica ad erigersi sulla montagna dell'immensa libreria che oggi abbiamo a disposizione.
Eppure MercurySteam non è uno studio qualsiasi: può vantare di aver dato i natali a Castlevania: Lords of Shadow e Metroid Dread, due titoli che non sono certo passati indifferenti. Nondimeno Blades of Fire 2.0 è un Action RPG in terza persona che unisce il sistema direzionale degli attacchi di For Honor alla struttura degli ultimi God of War, con forti vibes di Elden Ring.
Sarà per questo che gli autori non desistono e regalano a vecchi e nuovi giocatori questa versione 2.0 (è il caso di dire così, visto che chi ha acquistato Blades of Fire non dovrà sborsare alcunchè, alla stregua di un mero aggiornamento), riproponendola però per la prima volta sul client Steam, quando finora si trattava di un'esclusiva Epic Games Store. Chissà che non possa essere questo il motivo dell'auspicata svolta, più delle novità inserite (comunque gradite).

Il benvenuto non è dei migliori
Blades of Fire 2.0: novità rispetto alla versione precedente
Infatti le novità della versione 2.0 sono molte e gradite, ma vi anticipo che a mio parere non stravolgono il giudizio sul titolo, seppur migliorandone innegabilmente il piacere di giocarci.
Blades of Fire 2.0 introduce il New Game Plus, che permette però di mantenere la maggior parte delle statistiche e dei progressi di gioco, ma soprattutto, per gli amanti delle sfide, il livello di difficoltà Titanio, solo per i più temerari, col quale i nemici avranno maggiore energia e scudo, oltre ad un 20% di danno in più. I boss inoltre sono stati rivisti in alcune meccaniche di movimento e la finestra temporale per reagire alle loro mosse si è accorciata.
Per chi ha già finito la storia principale sono disponibili delle sfide, ossia la possibilità di combattere nuovamente i boss con un limite di tempo al fine di ottenere ricompense utili nella campagna.
A livello di gameplay sono stati introdotti gli Arcana, delle medaglie da scambiare con Adso in cambio di incantesimi che potenziano le armi e soprattutto la trasmutazione, che permette di convertire i materiali trovati in altri, che devono essere però già stati scoperti. Ciò rende il crafting meno pressante e fastidioso, migliorando la quality of life generale dell'esperienza.
Sono inoltre presenti una nuova modalità Fotografica, perfetta in ogni suo aspetto, nuovi Achievement, la possibilità di rimappare i comandi, nuove animazioni per la morte e la mutilazione dei nemici (notevoli e certamente non censurate), e tecnicamente gli immancabili supporti a NVIDIA DLSS 4 e a Steam Deck.

La proverbiale forgiatura su cui è incentrato Blades of Fire 2.0
Forgiatura che passione
Blades of Fire 2.0 come già anticipato è un buon titolo, privo di evidenti e gravi difetti, che però fatica ad attirare magneticamente a sé - specialmente nelle prime ore - perchè privo di quegli elementi distintivi e caratteristici che oggi deve possedere ed emanare in dosi massicce qualsiasi gioco che ambisce ad essere ricordato, od anche solo acquistato, data la spietata concorrenza.
Gli autori su questo fronte hanno puntato tutto sulle meccaniche del combattimento e della forgiatura: ogni arma va forgiata cercando di attribuirle le caratteristiche maggiormente utili mediante un imperscrutabile mini-game, può essere riparata od affilata ed in ogni caso non durerà per sempre e non sarà performante contro tutti i tipi di nemici. La forgiatura costituisce anche il fulcro della lore del mondo di gioco, ma va detto che la narrazione, seppur scorrendo piacevolmente e coerentemente con il gameplay, non tocca vette di eccellenza.

Mi sa che non se ne esce senza un bel combattimento all'arma bianca
Allo stesso modo, a meno che il vostro sogno nel cassetto non sia diventare il più mirabile dei fabbri, la meccanica della forgiatura non è sufficientemente epica ed interessante da sorreggere tutto il gioco. Insomma, si finisce per cercare e giocare Blades of Fire 2.0 per il buon gioco che è, soprattutto se si è fan degli adventure classici stile God of War (Atreus... pardon, Adso, docet) a sfondo fantasy con spruzzate di souls (il recupero forzato della tua arma ad ogni morte, i punti di ristoro alla forgiatrice che ripristinano le ampolle di vita e vigore, la difficoltà) ma non per ciò che gli autori vorrebbero comunicare. Se l'intenzione era quella di distinguersi facendo conoscere al mondo quanto è "cool" la forgiatura, la missione non può dirsi compiuta.
Molto buono invece il feeling dei combattimenti: il sistema direzionale degli attacchi (in testa, da sinistra o da destra) non è immediato ma funziona egregiamente, aggiungendo un pizzico di strategia così come la varietà delle armi forgiate ed i risultati che le stesse permettono negli scontri con i nemici, la cui varietà è importante; i colpi, sia inferti che ricevuti, si sentono e sono realistici fisicamente, inoltre tutto il combattimento è incentrato sul ragionamento e raramente sulla velocità della pressione del dito sul tasto.
L'esplorazione è un altro punto cardine del gioco e, a dispetto della mappa sempre a disposizione, non è affatto lineare e semplice come possa sembrare, ma premia con la giusta frequenza attraverso upgrade che fanno la differenza in game; graficamente inoltre il titolo è più che gradevole, comprese le cutscene, anche se un pò plasticoso e finto alle volte e tecnicamente non presenta problemi di sorta, almeno potendo contare su di una Nvidia 5080.

La lore è incentrata sulla forgiatura ed il ferro.
Blades of Fire 2.0: considerazioni finali
Blades of Fire 2.0 è un buon gioco, indubbiamente. Ciò che propone lo fa molto bene, ma difetta un pò di personalità e carisma, ed è un peccato che la meccanica della forgiatura sia l'unica utilizzata per distinguersi nel mare magnum di giochi che (per fortuna) ci attanaglia. L'impressione è quella di un compitino ben eseguito ma di un'occasione colta a metà: tra un Pragmata, un Forza Horizon 6, un Resident Evil Requiem, un Hades 2 ed un Vampire Crawler (senza scomodare le prossime uscite Nintendo) e chi più ne ha più ne metta, c'è spazio anche per titoli come Blades of Fire 2.0?
Forse il problema non è la prudenza del videogiocatore medio, i costi esorbitanti dei giochi su qualsiasi console (il mercato PC merita considerazioni diverse e discorsi a parte) e la concorrenza spietata. Forse il punto è sempre il solito dall'alba del media a questa parte: se un gioco è un capolavoro o si distingue per personalità e carisma, eccelle anche in un'unico suo aspetto o innova prepotentemente in qualcosa, 98 volte su 100 verrà premiato anche da questo tipo di pubblico. MercurySteam ce l'ha fatta in passato, stavolta non ancora, e questa nuova versione propone aggiunte ottime per la quality of life ma che non possono stravolgere i giudizi, forse troppo severi, avuti sin ora. Chissà che più delle - apprezzabili - migliorie non possa Steam. Ai posteri - ed ai videogiocatori - l'ardua sentenza.
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