Hauntsville – Recensione
Hauntsville sceglie di mescolare il fascino del Vecchio West con le atmosfere del survival horror; il risultato non può che attirare l'attenzione. Fin dal primo impatto siamo rimasti colpiti dalla sua identità, capace di distinguersi in un panorama affollato di giochi a volte troppo simili tra loro. Qui invece troviamo cittadine abbandonate, leggende popolari americane e una frontiera ostile che nasconde minacce soprannaturali. Se volete sapere come funziona questo mix, continuate a leggere la nostra recensione!
Quando il folklore prende vita
L'idea alla base dell'opera è senza dubbio intrigante. Michael Janisch, che è l'unico sviluppatore del gioco, ha scelto di puntare su un immaginario poco sfruttato nel settore videoludico, costruendo un'avventura che cerca di fondere esplorazione, sopravvivenza e mistero. Le premesse sono solide e riescono a catturare la curiosità fin dai primi minuti, lasciandoci con la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro le ombre delle vaste distese selvagge. Durante l'avventura veniamo immersi in una regione remota del Nord America, dove antiche leggende e racconti tramandati nel tempo sembrano materializzarsi davanti ai nostri occhi.
Più che affidarsi a lunghe sequenze narrative, Hauntsville preferisce raccontare il proprio mondo attraverso l'esplorazione e l'ambientazione. Questa scelta contribuisce a creare un senso di isolamento costante, alimentato da paesaggi desolati e da una minaccia invisibile che sembra osservare ogni nostro movimento. Non siamo davanti a una trama particolarmente elaborata, ma il contesto riesce comunque a sostenere l'interesse per buona parte dell'avventura.

Sopravvivere tra esseri dannati e desolazione
Il sistema di gioco ruota attorno alle classiche meccaniche survival. Dobbiamo raccogliere risorse, procurarci equipaggiamento e affrontare i pericoli che popolano il territorio. L'esplorazione occupa una porzione importante dell'esperienza e ci spinge continuamente ad avventurarci oltre i confini delle aree già conosciute. Le attività disponibili risultano immediate da comprendere e permettono di entrare rapidamente nel vivo dell'azione. La raccolta di materiali e la gestione delle risorse funzionano in modo adeguato, offrendo un ciclo ludico capace di mantenere vivo l'interesse nelle prime ore di gioco. Anche il sistema di crafting svolge il proprio compito senza particolari problemi, consentendoci di creare strumenti e oggetti necessari alla sopravvivenza. Il sistema di combattimento non è male, anche se alcuni limiti sono evidenti.
Come ci si aspetta da un buon vecchio western, anche in Hauntsville, la pistola e il fucile saranno le nostre migliori compagne, ma non sempre queste brillano. Infatti non c'è una grande differenza tra le varie armi nella risposta ai colpi e sembra quasi di usare sempre la stessa. Con il passare del tempo, inoltre, emergono alcune problematiche. Molte meccaniche tendono a mostrare il fianco a una certa ripetitività. Alcuni sistemi risultano piuttosto essenziali e non raggiungono la profondità che ci saremmo aspettati da un survival di questo tipo. Pur funzionando nel complesso, manca quella varietà capace di rendere ogni sessione realmente diversa dalla precedente. Un discorso a parte merita la modalità cooperativa. Affrontare le minacce insieme ad altri giocatori rende l'esperienza sensibilmente più divertente e contribuisce a mitigare alcune delle criticità legate alla ripetitività. In compagnia il ritmo migliora e l'esplorazione assume un valore decisamente superiore rispetto alla modalità in solitaria.

Il West che sa affasciare
L'aspetto più convincente di Hauntsville è senza dubbio la sua atmosfera. Le ambientazioni riescono a trasmettere una sensazione di inquietudine costante, sfruttando efficacemente il contrasto tra la vastità della frontiera e la presenza di elementi soprannaturali. La direzione artistica valorizza il contesto western e costruisce scenari che riescono spesso a lasciare il segno. Cittadine deserte, sentieri polverosi e zone selvagge contribuiscono a creare un'identità ben riconoscibile. Anche il design delle creature ispirate al folklore nordamericano rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell'intera produzione.
Mentre la grafica complessiva lascia abbastanza a desiderare, chiudiamo un occhio dato che lo sviluppatore è uno solo, ma il livello grafico è pari ad uno dei primi giochi per PlayStation 4. Dal punto di vista sonoro troviamo un accompagnamento adeguato al tipo di esperienza proposta. Gli effetti ambientali aiutano a rafforzare la tensione e contribuiscono a mantenere alta l'immersione durante le fasi esplorative. Non siamo di fronte a una colonna sonora incredibile, ma il comparto audio svolge comunque il proprio lavoro con efficacia. Anche a livello tecnico si sono presentati alcuni bug e piccoli problemi, cose di poca entità che però vanno segnalate.
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