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Akatori – Recensione

Akatori arriva su PlayStation 5 come un'avventura che non vuole competere con i giganti del genere, ma ritagliarsi un proprio spazio fatto di movimento, atmosfera e identità visiva. Contrast Games costruisce un mondo che sembra emergere da un racconto spirituale, dove la bellezza delle ambientazioni e la fluidità del movimento diventano la vera guida del viaggio. Non è un metroidvania monumentale, né pretende di esserlo: è un'esperienza più compatta, più accessibile e più immediata, che punta a farci scivolare tra piattaforme e corridoi sospesi con un ritmo che privilegia la sensazione di avanzare.



Una storia che cresce tra silenzi e rivelazioni



La narrativa di Akatori si muove su binari familiari: crescita personale, responsabilità e scoperta delle proprie origini. Mako, giovane monaca del Firebird Temple, affronta un mondo devastato dalle Amber Storms, tempeste che corrompono la vita ma che allo stesso tempo alimentano la tecnologia della civiltà. Il suo compagno di viaggio è Akatori, un'entità divina che vive all'interno del suo bastone, capace di trasformarsi, discutere, contraddire e guidare. La loro relazione è il cuore emotivo del gioco: un dialogo continuo, a volte ironico, a volte doloroso, che accompagna la progressione più della trama stessa.



Il racconto non sorprende, ma trova forza nei dettagli: nei frammenti di storia nascosti, nei maneki‑neko che raccontano il passato, nelle rivelazioni familiari che cambiano il senso del viaggio. La scrittura non sempre brilla, ma la dinamica tra i due protagonisti regge l'intero percorso.



Il movimento come linguaggio



Akatori è un gioco che parla attraverso il movimento. Il bastone di Mako non è solo un'arma: è un'estensione del corpo, un attrezzo per arrampicarsi, un grimaldello per aprire passaggi o un ponte tra piattaforme. Ogni abilità sbloccata amplia la libertà di spostamento: arrampicate, doppi salti, scivolate, planate, slanci con il bambù, correnti d'aria e d'acqua che diventano parte del percorso.



Il risultato è un platforming che scorre, che invita a mantenere il ritmo e che premia la fluidità più della precisione assoluta. Quando tutto si incastra — un salto, un lancio del bastone, un rimbalzo, una planata — Akatori mostra la sua anima migliore: quella di un'avventura che vuole farci sentire leggeri. Non tutto è perfetto: alcune sezioni subacquee spezzano il ritmo e i salti con i bambù richiedono una precisione che può risultare più frustrante che appagante. Ma la sensazione generale resta positiva, soprattutto quando il gioco ci lascia correre senza interruzioni.



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Armi, abilità e combattimento



Il combattimento è funzionale, non rivoluzionario. Mako può colpire, lanciare il bastone, richiamarlo, eseguire attacchi aerei, contrattacchi e colpi caricati. Le animazioni sono fluide, gli impatti soddisfacenti e alcune abilità permettono di costruire piccole sequenze che danno ritmo agli scontri.



Il sistema di progressione basato sul Chaos è interessante sulla carta: si accumula energia combattendo, la si spende ai campanelli per sbloccare nuove mosse e si affrontano arene dedicate. Nella pratica, però, il sistema interrompe spesso il flusso dell'esplorazione e la perdita del Chaos alla morte o al riposo può risultare più punitiva che motivante.



La varietà dei nemici infine è limitata e gli scontri standard raramente richiedono strategie complesse. I boss, invece, sono un'altra storia: creativi, scenici, costruiti per sfruttare il movimento e la verticalità. Sono pochi, ma rappresentano i momenti più memorabili dell'avventura.



Esplorare, scoprire, avanzare



Akatori è un metroidvania più lineare del solito. Le mappe sono pulite, leggibili, prive di sovraccarico di icone. Le aree sono collegate, ma il backtracking è limitato e la progressione segue un ritmo chiaro, senza deviazioni eccessive. Ci sono segreti, collezionabili, scorciatoie, ma il gioco non vuole trasformarsi in un labirinto.



È un'esperienza pensata per scorrere, per farci avanzare senza perderci, per mantenere la concentrazione sul movimento e sulla storia. Per chi ama le mappe gigantesche e le ore di ricerca, potrebbe sembrare un limite. Per chi cerca un'avventura più compatta, è un punto di forza.



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Pixel art che incanta



Akatori è uno dei giochi più belli della sua categoria. La combinazione tra sprite 2D e ambienti 3D crea un effetto di profondità che ricorda certe produzioni HD‑2D, ma con una personalità tutta sua. Le cinque regioni sono splendide: templi sospesi, foreste di bambù, catacombe illuminate, dimensioni surreali che sembrano dipinte. La cura per la luce, per i colori e per le silhouette è evidente. Ogni salto, ogni scena, ogni scorcio sembra pensato per essere ricordato.



Il sonoro inoltre è discreto ma efficace. Le musiche hanno influenze orientali, si adattano al ritmo dell'esplorazione e dei combattimenti e contribuiscono a creare un'atmosfera meditativa. Gli effetti sonori infine sono puliti e il mondo risponde ai movimenti di Mako con una sensibilità che amplifica la presenza del personaggio. La mancanza di doppiaggio rende tutto più dipendente dal testo e la scrittura non sempre riesce a sostenere il peso emotivo delle scene. Ma la relazione tra Mako e Akatori è abbastanza forte da compensare, e i silenzi del mondo fanno il resto.



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La strada verso il Platino



La lista trofei di Akatori segue la struttura dell'avventura e accompagna il giocatore attraverso tutte le regioni del mondo, trasformando ogni tappa della storia in un riconoscimento. I trofei principali arrivano visitando le aree chiave — dal Tempio di Akatori all'Amber Castle, dalle Miniere alla Foresta — e scandiscono la progressione con un ritmo naturale. Le boss fight, cuore pulsante del gioco, sono celebrate da trofei dedicati ai nemici più importanti, ognuno legato a un momento che mette in mostra la creatività del team. Il sistema delle Chaos Arenas introduce obiettivi più tecnici invece: completarne una è un rito di passaggio, completarle tutte richiede padronanza del combattimento e una buona gestione delle risorse.



Non mancano trofei più curiosi, come quello che premia chi tenta di saltare sui torii o chi appare cento volte accanto alle guidestones dopo la morte di Mako, piccoli gesti che raccontano il carattere del gioco. La raccolta degli spiriti nelle cinque regioni e l'accumulo di Amber aggiungono un tocco da collezionisti, mentre potenziare la salute di Mako e manipolare i nemici per farli combattere tra loro richiede attenzione e sperimentazione. Nel complesso è una lista accessibile, varia, che non punta alla complessità estrema ma accompagna bene la natura più compatta del gioco.




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