BioEden – Recensione
C'è qualcosa di particolarmente affascinante nell'idea alla base di BioEden. In un futuro lontanissimo, l'umanità ha ormai lasciato dietro di sé una Terra devastata e un ecosistema quasi completamente cancellato. Al suo posto rimane un compito enorme: riportare la vita dove ormai non sembra esserci più spazio per essa. È da questa premessa che prende forma il progetto di Broken Arms Games, un gestionale che mette al centro non tanto la costruzione di una civiltà, quanto la ricostruzione della natura. L'obiettivo è riportare in vita specie animali estinte, ricreando per loro le condizioni necessarie alla sopravvivenza e, contemporaneamente, bonificando gli ambienti nei quali vengono collocate le nostre strutture. Un'idea semplice da comprendere, ma che dà vita a un sistema nel quale la gestione delle risorse, la costruzione, l'esplorazione e la salvaguardia dell'ambiente devono necessariamente convivere.
Un pianeta da riportare alla vita
La struttura narrativa di BioEden è funzionale soprattutto a dare un contesto alle attività del giocatore. L'umanità è scomparsa da tempo e il Collective, composto da diverse fazioni, ha il compito di intervenire sui pianeti ormai compromessi per ricostruire habitat naturali e permettere alle specie animali di tornare a prosperare. Non siamo quindi davanti a una storia tradizionale, fatta di grandi colpi di scena o di una narrazione particolarmente invasiva. Il fulcro dell'esperienza è il mondo che ci circonda e il modo in cui, passo dopo passo, lo vediamo cambiare.
La soddisfazione maggiore deriva proprio dall'osservare un ambiente inizialmente compromesso trasformarsi gradualmente in un ecosistema vivo. È un approccio coerente con la natura rilassante del progetto e con quella filosofia cozy che gli sviluppatori hanno scelto per il loro gestionale.

Due facce dello stesso gestionale
La caratteristica più interessante di BioEden è probabilmente la separazione tra ciò che accade all'interno delle cupole e ciò che avviene all'esterno. Le cupole rappresentano i nostri piccoli laboratori di vita. Al loro interno dobbiamo creare le condizioni necessarie affinché le diverse specie possano sopravvivere. Bisogna quindi occuparsi della vegetazione, dell'acqua e delle risorse necessarie a mantenere l'habitat, prestando attenzione alle esigenze specifiche degli animali che decidiamo di introdurre.
Ogni specie presenta infatti necessità differenti e, in alcuni casi, l'ecosistema deve essere costruito in modo tale da permettere la presenza di altri animali. Un carnivoro, per esempio, potrebbe avere bisogno di erbivori all'interno dello stesso ambiente per poter sopravvivere. La costruzione dell'habitat perfetto diventa quindi una questione di equilibrio. Quando riusciamo a soddisfare completamente le esigenze di una determinata specie, questa diventa “lucente”, fornendo una rappresentazione visiva del fatto che abbiamo finalmente raggiunto le condizioni ideali.
All'esterno delle cupole il discorso cambia. Qui troviamo il vero e proprio livello gestionale del pianeta, dove bisogna occuparsi delle risorse, delle strutture e delle infrastrutture necessarie per alimentare tutto ciò che abbiamo costruito. Generatori di elettricità, estrattori e altre strutture diventano fondamentali per poter proseguire, ma ogni costruzione comporta una conseguenza.

Costruire significa anche inquinare
Uno degli aspetti più interessanti del sistema di gioco è proprio il rapporto tra sviluppo e impatto ambientale. BioEden non ci permette semplicemente di costruire senza conseguenze. Ogni struttura che posizioniamo sul pianeta ha un determinato impatto e dobbiamo quindi cercare di mantenere un equilibrio tra le nostre esigenze produttive e la necessità di bonificare l'ambiente.
È un concetto particolarmente azzeccato per il tema scelto dagli sviluppatori: per riportare in vita un pianeta dobbiamo inevitabilmente utilizzare risorse e infrastrutture che, a loro volta, possono danneggiarlo. Un impatto eccessivo può generare dei malus e, nei casi peggiori, compromettere la nostra capacità di completare correttamente la bonifica. Il giocatore viene quindi spinto a ragionare sulle proprie scelte invece di limitarsi a costruire indiscriminatamente.
Il sistema rimane comunque piuttosto accessibile, soprattutto nelle prime fasi, e non cerca di trasformare BioEden in un gestionale estremamente complesso. La filosofia sembra essere quella di proporre meccaniche facili da assimilare, lasciando che sia l'organizzazione dell'ecosistema a creare gradualmente la necessità di pianificare.

Esplorare, raccogliere e bonificare
La gestione non si limita alle cupole. Ogni pianeta presenta diverse aree da esplorare, all'interno delle quali possiamo trovare laghi, fiumi, materiali da estrazione e altre risorse. L'esplorazione diventa quindi parte integrante del processo di espansione. Dobbiamo scoprire nuove zone, individuare le risorse necessarie e intervenire progressivamente sull'ambiente fino ad arrivare alla sua completa bonifica.
Il raggiungimento del 100% di bonifica di un'area rappresenta uno degli obiettivi principali e contribuisce a dare un senso concreto alla progressione. Non stiamo semplicemente costruendo una base: stiamo cercando di trasformare un ambiente compromesso in un luogo nuovamente capace di ospitare la vita.
Anche il riciclo assume un ruolo importante. Le strutture possono essere smantellate per recuperare risorse e ridurre l'impatto sul pianeta, creando un sistema nel quale costruire e distruggere non sono necessariamente azioni opposte, ma possono diventare parte dello stesso processo gestionale. La guida stessa identifica il riciclo come uno degli elementi centrali dell'esperienza, e vista la centralità del riciclo sarebbe stato più comodo un comando per riciclare più elementi nello stesso momento piuttosto che singolarmente.

Le Gilde e la progressione
A modificare ulteriormente l'approccio alla partita troviamo le cinque Gilde del Collective: Technology, Exploration, Nature, Restoration e Mystic. Ognuna possiede una propria identità e propone un differente modo di affrontare la missione. La scelta della Gilda rappresenta quindi una componente importante della progressione e, almeno nelle intenzioni, dovrebbe consentire di affrontare il percorso attraverso filosofie differenti.
È un elemento che si inserisce bene nella struttura generale, soprattutto considerando che la progressione comprende alberi tecnologici legati ai diversi biomi. Esplorando le mappe e completando gli obiettivi assegnati dalla Gilda è possibile ottenere accesso a nuove abilità, edifici e tecnologie. La sensazione generale è quella di un titolo che vuole premiare soprattutto la pianificazione e la progressione graduale, piuttosto che mettere il giocatore sotto pressione.

Un mondo colorato e rilassante
Dal punto di vista tecnico, BioEden punta tutto su una direzione artistica low-poly molto colorata e riconoscibile. L'impatto visivo è piacevole e riesce a dare personalità a un mondo che, almeno concettualmente, nasce da uno scenario tutt'altro che allegro. I colori e le forme stilizzate contribuiscono a mantenere quell'atmosfera rilassata che rappresenta una delle caratteristiche principali dell'esperienza.
Una menzione particolare va agli animali. Molte delle creature sono reinterpretazioni fantasiose di specie esistenti oppure veri e propri ibridi, con design che riescono a risultare originali senza allontanarsi completamente dall'idea dell'animale che rappresentano. La varietà non è sconfinata, ma è sufficiente a rendere interessante la scoperta delle nuove specie e soprattutto a dare un'identità diversa ai vari habitat. Anche le diverse possibilità di costruzione sono realizzate in maniera convincente e si integrano bene con lo stile generale.
A completare il quadro troviamo una colonna sonora rilassante, perfettamente coerente con la natura contemplativa del gioco. BioEden non vuole mettere il giocatore davanti a una continua situazione di emergenza: vuole accompagnarlo nella ricostruzione del mondo, lasciandogli il tempo necessario per osservare, pianificare e intervenire.

Un'esperienza accessibile
Uno degli aspetti che funzionano meglio nelle prime fasi è sicuramente il tutorial. Le meccaniche vengono introdotte progressivamente e i comandi necessari vengono spiegati senza complicazioni inutili. Anche l'interfaccia dedicata alla costruzione è piuttosto intuitiva: è possibile scegliere se intervenire sugli elementi dello scenario attraverso le funzioni dedicate alla costruzione o alla distruzione, per poi organizzare le strutture necessarie alla gestione del territorio.
È un approccio che rende BioEden immediatamente comprensibile anche a chi non è abituato ai gestionali più complessi. Ed è probabilmente proprio questa la direzione più corretta per interpretare il gioco: non un gestionale hardcore, ma un'esperienza di management accessibile, rilassante e costruita intorno all'idea di vedere un ambiente tornare progressivamente alla vita. Dulcis in fundo, il titolo è in italiano, quindi tutte le meccaniche presentate saranno perfettamente leggibili e facilmente interpretabili.
Bonifichiamo al 100%
Sul fronte dei trofei, BioEden non sembra proporre un Platino particolarmente difficile, ma questo non significa necessariamente che sia rapido da ottenere. La lista richiede infatti una certa dedizione e comprende obiettivi legati alla progressione con le diverse fazioni, alla creazione di habitat perfetti per un determinato numero di animali e alle attività di esplorazione delle rovine. Il problema principale, quindi, non sembra essere la difficoltà dei singoli trofei quanto piuttosto il tempo necessario per completare tutto ciò che viene richiesto, dato che servono almeno 5 run complete. È il classico Platino che dovrebbe premiare soprattutto la costanza: niente requisiti apparentemente proibitivi, ma diverse attività da portare a termine durante il percorso.
L'articolo BioEden – Recensione proviene da PlayStationBit 5.0.
