Silent Hill: Townfall – Recensione
Se scandagliassimo la linea temporale del genere horror nei videogiochi, potremmo fissare dei punti fermi che ci aiuterebbero a capire come si sono mossi gli sviluppatori (e l'industria stessa) nei confronti di questa tipologia di opere. Gli anni '10 del Duemila sono stati a nostro avviso particolarmente influenti, con titoli come Outlast e Alien: Isolation a guidare il gruppo. La stessa Capcom, con Resident Evil 7, ha seguito questo trend, facendo faville. Konami, intanto, se ne stava un po' in disparte, pur avendo in garage una delle IP più terrificanti e amate dal pubblico: Silent Hill.
Tra lo stupore collettivo, l'azienda nipponica è ricomparsa qualche anno dopo, annunciando un progetto estremamente ambizioso: dare ai videogiocatori, ogni anno circa, un nuovo capitolo della storica serie horror, consegnandola di volta in volta ad autori talentuosi, con l'obiettivo di espandere l'immaginario collettivo del sopracitato videogioco. In tre anni, dunque, abbiamo avuto il remake di Silent Hill 2, Silent Hill f e, quest'anno, il capitolo Townfall. Non più il Maine, non più il Giappone, Silent Hill si sposta in Scozia, nella cittadina di St. Amelia, con un nuovo e tormentato protagonista, diretto da un autore eclettico come Jon McKellan. Anima e coraggio, dunque, qualcuno dovrà pur sciogliere la nebbia che aleggia su Silent Hill St. Amelia!

Simon, svegliati
Come promesso da Konami, l'obiettivo attuale di Silent Hill è espandersi verso nuovi orizzonti. Questo inteso non semplicemente come luogo geografico, ma come concetto che si muove nel mondo e diventa il personale incubo dei protagonisti dei diversi capitoli. Jon McKellan, già autore di Alien: Isolation, è di origini scozzesi. Facile dunque capire perché decida di applicare i tropi della famosa città ad un piccolo villaggio marittimo della sua terra natale: St. Amelia. Il gioco si apre con il protagonista, Simon, che riemerge dalle scure acque del porto, senza idea di come sia finito lì e con un catetere endovenoso legato al suo corpo. I suoi obiettivi: trovare un misterioso figuro di nome Richard e quella che potrebbe essere la sua compagna, l'infermiera Zoe Ellis.
Procedendo lungo il porto, protagonista e giocatore si ritroveranno nel centro città, addobbato sì a festa, ma con evidenti segni di abbandono frettoloso da parte dei suoi abitanti. Esplorando la zona, Simon si renderà conto che la città sembra essere confinata all'interno di un muro di cui è impossibile vedere la fine. L'unica, ipotetica, via di fuga sembra essere solo il mare. Impossibile procedere a raccontarvi la trama ancora oltre senza incappare in corposi spoiler, ma vi avvertiamo che più si procederà, più i complessi morali che vi presenterà il gioco sono altissimi.
In base alle vostre scelte di avanzamento, poi, incapperete in uno dei tre finali canonici di Silent Hill: Townfall, con altri due che potranno essere sbloccati in NG+. Tutta la vicenda verrà purtroppo narrata soltanto in lingua inglese, sebbene vi siano sottotitoli in italiano ad accompagnarci nel viaggio. La storia sarà dunque comprensibile, sebbene una localizzazione anche dei dialoghi avrebbe aumentato ulteriormente l'immersività.
Tactical Stealth Action
Ci prendiamo la libertà di usare un riferimento “celebre”, dato che l'IP è proprio di Konami. Silent Hill: Townfall, ovviamente, non è paragonabile al mitico Metal Gear Solid, ma vi chiederà a gran voce di approcciarvi al suo gameplay facendo affidamento allo stealth. Procediamo con ordine, però. Il gioco, proprio come i classici Silent Hill, vi chiederà di muovervi per la cittadina e i suoi edifici, alla ricerca di qualcosa (o qualcuno). Si parte dal centro cittadino e ci si muoverà per vicoli, parchi pubblici, la clinica locale e non solo. Esplorando le aree ci si imbatterà in oggetti per la sopravvivenza, collezionabili e nemici. Questi ultimi saranno decisamente coriacei, dunque ci troveremo di fronte a un bivio: potremo aggirarli per stare più tranquilli o ricorrere alla violenza, con la possibilità, però, di perdere la propria arma bianca a causa dell'usura.
In aiuto di Simon e del giocatore, sarà possibile utilizzare la CRTV, un piccolo schermo portatile che si “sintonizzerà” sulla frequenza dei nemici e permetterà al giocatore di osservarli meglio. Proprio questo strumento sarà alla base degli enigmi di gioco, che tornano a tormentare i giocatori. Alcuni saranno impegnativi, altri più leggibili, restando in ogni caso il fulcro della serie e dando anche in questo capitolo il meglio di sé. Il piccolo schermo della CRTV indicherà al giocatore come proseguire e, a volte, trovare combinazioni e luoghi tramite messaggi criptici. Inoltre, dal menù opzioni sarà anche possibile attivare o disattivare gli elementi chiave dai documenti, così da aumentare o diminuire la difficoltà di interpretazione dei testi che vi si pareranno davanti.
Diversamente dai puzzle, curati e coinvolgenti, i nemici ci hanno lasciati un po' perplessi. Il primo elemento a loro sfavore è la scarsità di varietà negli avversari, abbinata anche a un'IA non proprio ai massimi livelli. I mostri, infatti, potrebbero “annoiare” dopo un po' a causa del loro modus operandi: si muoveranno sempre su percorsi fissi, con piccole deviazioni dovute a rumori causati dal giocatore. Ci saranno anche momenti d'insegiumento o spasmi randomici che attiveranno la loro attenzione verso Simon senza motivazione alcuna. Compreso questo e prese le dovute precauzioni, non sarà particolarmente complesso attraversare le zone più popolate. Ovviamente, potrete seguire il motto “la violenza non è mai la risposta, la violenza è la domanda, la risposta è sì”, facendo piazza pulita di chiunque si parerà sul vostro cammino.
I vicoli di St. Amelia
Oltre a una trama che, ve lo assicuriamo, vi terrà incollati allo schermo, l'enorme pregio di Silent Hill: Townfall è la cura di ogni singolo dettaglio, complice anche l'abilità dell'autore che ha diretto l'opera, che già in passato ha dimostrato il suo valore. Si parte dalla scelta della prima persona, che immergerà ancora di più il giocatore nella trama di gioco e nell'avventura da incubo di Simon. La visuale sarà anche supportata dal formato video 35:1. Una scelta particolare, che aggiunge delle bande nere sopra e sotto lo schermo rendendo il gioco una vera e propria pellicola horror da sala. Jon McKellan e i ragazzi di Screen Burn, infatti, avevano come obiettivo quello di rendere l'esperienza quanto più cinematografica e intima possibile, con una particolare attenzione alla trama e al modo in cui venisse raccontata.
Altro grande pregio di Townfall è quello di rispettare totalmente l'immaginario di Silent Hill, con una particolare enfasi sulle ambientazioni e sulle musiche. Lasciandosi trasportare, il titolo potrebbe essere pensato tranquillamente come un'estensione dei primi tre capitoli originali. Il senso di oppressione e di smarrimento, la ricerca quasi ossessiva di qualcuno, traumi passati e misteri da svelare, la nebbia, che nasconde sia i pericoli che le cose buone da ritrovare.
Inoltre, St. Amelia aggiunge un ulteriore livello di terrore al concetto di Silent Hill: per la prima volta, l'area geografica d'azione si sposta più vicina a noi. Questo fa sì che architetture e rappresentazioni a schermo varie facciano immedesimare maggiormente i giocatori dell'opera. A dire la loro in questo eccellente quadro generale, abbiamo poi anche l'ottima implementazione del DualSense di PlayStation 5 e dell'audio 3D. Quest'ultimo permetterà al giocatore di sentirsi totalmente nell'opera con i suoni ambientali che prenderanno vita tutt'attorno al giocatore. Silent Hill: Townfall è dunque un degno rappresentante della serie, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza e che ci rende curiosi di scoprire cosa ancora possa creare Konami nel suo progetto di “espansione” della serie, lontana dall'originale Silent Hill americana ma nel contempo incredibilmente vicina.

Il Platino di Silent Hill: Townfall
Eccoci alla sezione più amata dai cacciatori di trofei. Le coppe di Silent Hill: Townfall terranno impegnati i giocatori per circa venti ore: bisognerà essere preparati a run multiple, oltre a una speedrun. Il primo consiglio è ovviamente quello di godersi la storia principale non seguendo nessuna guida, considerata la necessità di affrontare l'avventura diverse volte. Ottenuti i trofei dedicati alla storia, ci saranno poi cinque finali da sbloccare, di cui tre tramite scelte narrative e due legati all'NG+. Nell'elenco saranno ovviamente presenti i trofei legati ai collezionabili, rappresentati in questo capitolo da numeri di telefono e cartoline misteriose. Inoltre, un particolare trofeo vi chiederà di non salvare mai la partita manualmente dopo la prima volta, che sarà obbligatoria. Fortunatamente, non ci saranno trofei legati alla difficoltà, quindi potrete giocare tutto in modalità Storia. L'unico vero ostacolo per i cacciatori sarà rappresentato dalla richiesta di eseguire una speedrun, completando il gioco in meno di quattro ore. Fatto ciò, potrete sfoggiare in bacheca una strabiliante nuova coppa di Platino. DING!
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