Doppiatori giapponesi contro l'IA: consenso obbligatorio e compensi per le voci artificiali
La Japan Actors Union, organizzazione giapponese che rappresenta circa 2.600 attori e doppiatori, ha pubblicato nuove linee guida per regolamentare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale generativa nelle registrazioni vocali. Il documento, presentato il 15 ottobre a Tokyo, stabilisce una serie di principi per proteggere le voci degli interpreti dalla riproduzione non autorizzata e definire le condizioni alle quali possono essere impiegate per creare contenuti artificiali.
Le linee guida comprendono 22 articoli e affrontano diverse fasi del processo, dall'addestramento dei modelli di IA alla generazione delle voci, fino alla pubblicazione e all'utilizzo dei risultati. La posizione del sindacato è che il consenso debba essere preventivo, scritto e legato a uno scopo specifico, senza autorizzazioni generiche che permettano di riutilizzare una voce senza limiti. Il principio si applica anche quando il lavoro viene realizzato da singoli utenti, creativi indipendenti o piccoli gruppi, non soltanto da aziende e grandi studi.
Il documento prevede inoltre che l'utilizzo di una voce generata dall'IA sia accompagnato da un compenso per l'interprete, distinto da quello relativo alla prestazione originale. L'importo dovrebbe tenere conto delle modalità e delle finalità dell'impiego, comprese le eventuali utilizzazioni successive. Anche la durata dell'autorizzazione viene regolamentata: il periodo previsto è, in linea generale, di un anno al massimo, con possibili eccezioni per produzioni più lunghe, come videogiochi e animazione. Un eventuale rinnovo richiede una nuova autorizzazione.
Un altro punto riguarda la trasparenza. I contenuti realizzati con voci artificiali dovrebbero indicare che è stata utilizzata l'IA, specificare lo strumento o il modello impiegato e riconoscere il contributo dell'interprete la cui voce ha fornito i dati di partenza. Le linee guida contemplano anche restrizioni sull'utilizzo delle repliche vocali in contesti diffamatori, per adulti o legati alla propaganda politica e religiosa.
Il sindacato affronta esplicitamente anche il doppiaggio in altre lingue. Utilizzare l'IA per trasformare una performance giapponese in una versione inglese o in un'altra lingua dovrebbe richiedere un'autorizzazione specifica e un compenso aggiuntivo. Il documento sostiene inoltre che le voci artificiali non dovrebbero sostituire gli attori nel doppiaggio di film e serie televisive, una questione particolarmente rilevante per il Giappone, dove anime e produzioni audiovisive vengono distribuiti in tutto il mondo.
Le regole prendono posizione anche sull'utilizzo delle voci degli interpreti deceduti. In linea generale, il loro impiego in nuove opere non dovrebbe essere consentito, salvo il permesso dei familiari secondo le condizioni indicate dal documento. L'obiettivo è evitare che una voce venga riprodotta artificialmente dopo la morte dell'interprete senza rispettarne le volontà e senza coinvolgere chi ne tutela gli interessi.
La pubblicazione delle linee guida è accompagnata dalle preoccupazioni espresse da alcuni celebri doppiatori giapponesi. Masako Nozawa, storica voce di Son Goku in Dragon Ball, è intervenuta con un messaggio video durante la conferenza del sindacato. Pur riconoscendo i progressi tecnologici, ha espresso delusione per l'utilizzo delle voci degli interpreti senza il loro consenso.
Anche Bin Shimada, noto per aver doppiato Broly nella serie Dragon Ball, ha raccontato il proprio stupore nell'ascoltare una riproduzione artificiale della voce di un personaggio da lui interpretato utilizzata per cantare un brano che non aveva mai eseguito. Il doppiatore ha distinto il divertimento personale dall'utilizzo e dalla pubblicazione online di contenuti senza che l'interprete ne sia a conoscenza.
Le nuove regole non rappresentano però una legge e, allo stato attuale, non sono giuridicamente vincolanti. La Japan Actors Union punta a farle adottare volontariamente dagli operatori del settore e chiede anche un intervento legislativo che riconosca una tutela più chiara della voce come elemento dell'identità personale e professionale.
Il documento segna quindi un tentativo di definire condizioni concrete per l'impiego dell'IA, senza chiedere semplicemente di rinunciare alla tecnologia. Per il sindacato, il suo utilizzo deve passare attraverso il consenso degli interpreti, il riconoscimento del loro lavoro e regole precise sulla durata e sulle finalità dell'autorizzazione.
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