10 interpretazioni del vampiro che hanno lasciato il segno nei videogiochi.
Il mito del vampiro ha attraversato numerose rivisitazioni, sfumature e anche interpretazioni nel corso della sua storia. Tuttavia, è forse in ambito videoludico che questa sinistra ma affascinante creatura ha potuto rivelarsi nelle sue apparizioni più disparate e cangianti.
Da Kain e Raziel ad Astarion e Coen, il videogioco ha trasformato il vampiro da semplice mostro della notte in una delle figure più sfaccettate dell'immaginario virtuale.
Poche creature hanno attraversato l'immaginario horror con la stessa longevità del nosferatu. Dal folklore dell'Europa orientale alla letteratura gotica, passando per cinema, fumetti e televisione, la figura del non morto che si nutre di sangue ha assunto forme molto diverse. I videogiochi non fanno eccezione.
Anzi, la natura interattiva del medium ha permesso di spingersi oltre il tradizionale rapporto tra vampiro e vittima. Il giocatore può vestire i panni della creatura della notte, assistere alla sua trasformazione, combattere contro di essa o, in alcuni casi, decidere fino a che punto lasciarsi consumare dalla sua natura.
Nel corso dei decenni, il vampiro videoludico è così diventato di volta in volta un signore immortale, un predatore, una vittima, un antieroe, una creatura tormentata o persino un individuo costretto a scegliere quanto della propria umanità sacrificare.
In questo articolo, vediamo insieme dieci di questi celebri personaggi appartenenti a epoche, chiavi di lettura e generi molto diversi, ma tutti caratterizzati da un certo ‘mordente' in comune.
Kain e Raziel – Legacy of Kain saga (1996–in corso)
È impossibile parlare dell'evoluzione del vampiro nei videogiochi senza partire da Kain e Raziel, due dei vampiri più famosi ed iconici dell'intero panorama videoludico.
La saga Legacy of Kain ha utilizzato il vampirismo come punto di partenza per costruire una complessa riflessione su potere, destino, libero arbitrio e identità. Kain, protagonista di Blood Omen, viene assassinato prima di essere riportato alla vita come vampiro. La trasformazione, inizialmente percepita come una maledizione, diventa progressivamente anche uno strumento attraverso il quale il personaggio ridefinisce sé stesso e il proprio rapporto con il mondo.
Raziel, protagonista di Soul Reaver, offre una prospettiva differente. Un tempo luogotenente di Kain, viene tradito dal suo stesso signore e gettato nell'Abisso. Quando torna, non è più semplicemente un vampiro: è una creatura sospesa tra vita e morte, capace di muoversi tra il piano materiale e quello spettrale.
Il risultato è una delle rappresentazioni più mature del vampirismo nella storia del medium. In Legacy of Kain il sangue e l'immortalità sono quasi un pretesto: ciò che conta davvero è il conflitto tra ciò che questi personaggi sono diventati e ciò che credono di essere.
Kain e Raziel rappresentano il vampiro come condizione esistenziale.
Dracula – Castlevania (1986–in corso)

Se Kain e Raziel hanno contribuito a trasformare il vampiro in un protagonista complesso, Castlevania ha consolidato la sua immagine più classica.
Dracula è il grande archetipo della saga di Konami: il signore immortale che ritorna ciclicamente per minacciare il mondo e affrontare generazioni di cacciatori appartenenti al clan Belmont. Ma ridurre il personaggio a un semplice boss finale significherebbe ignorare l'evoluzione che ha avuto nel corso della serie.
Soprattutto nei capitoli più narrativi, Dracula diventa una figura tragica, legata alla perdita, all'amore e alla sua incapacità di accettare la morte. La sua natura di vampiro non è quindi soltanto ciò che lo rende un mostro: è anche ciò che lo condanna a una perpetua esistenza fuori dal mondo degli uomini.
Castlevania ha inoltre trasformato il castello, la notte, la musica gotica e il folklore europeo in un linguaggio videoludico riconoscibile, influenzando generazioni di giochi successivi.
Dracula è il vampiro come mito eterno.
Christof Romuald – Vampire: The Masquerade – Redemption (2000)

Con Christof Romuald il vampiro diventa soprattutto una questione di identità.
All'inizio di Vampire: The Masquerade – Redemption, Christof è un cavaliere crociato profondamente religioso. La sua vita cambia quando viene trasformato in un vampiro appartenente al clan Brujah. Da quel momento, il personaggio si trova costretto a conciliare la fede e i valori che aveva sempre seguito con una natura che lo pone dall'altra parte della morale umana.
La particolarità del gioco è anche nella sua struttura temporale: la storia attraversa secoli, partendo dalla Praga medievale per arrivare all'epoca moderna. Il passaggio del tempo permette così di osservare non soltanto l'evoluzione del mondo, ma anche quella di un uomo costretto a vivere molto più a lungo di quanto avrebbe mai immaginato.
Il vampirismo di Christof è principalmente una questione di necessità, di rinuncia ai propri valori per perpetrare la lotta per l'amata Anezka. È una frattura tra fede e realtà.
È il vampiro come conflitto tra ciò che si era e ciò che si è diventati.
Rayne – BloodRayne 1 e 2 (2002–2004)
Con Rayne ci spostiamo verso una concezione decisamente più fisica e spettacolare del vampiro.
Protagonista di BloodRayne 1 e 2, Rayne è una dhampir, nata dall'unione tra un vampiro e una donna umana. La sua natura ibrida le permette di utilizzare capacità sovrannaturali senza essere completamente soggetta ai limiti delle creature della notte: una sorta di Blade al femminile.
Il gioco trasforma questa condizione in un arsenale: forza sovrumana, velocità, sensi potenziati, capacità di nutrirsi del sangue dei nemici e le iconiche lame montate sulle braccia fanno di Rayne una protagonista costruita per l'azione.
BloodRayne appartiene a un periodo nel quale il vampiro poteva essere non più soltanto una creatura da temere, ma una forma di superiorità fisica (e spietata sensualità) da mettere direttamente nelle mani del giocatore.
Rayne è il vampiro come arma micidiale.
Lady Dimitrescu – Resident Evil Village (2021)

Il vampiro non deve necessariamente essere un vampiro tradizionale per evocare immediatamente il suo immaginario.
Lady Alcina Dimitrescu, una delle figure più riconoscibili di Resident Evil Village, è l'esempio perfetto. Il suo castello, l'abbigliamento aristocratico, il rapporto con il sangue e le sue tre figlie richiamano apertamente l'estetica del gotico e della narrativa vampirica.
Ma Resident Evil inserisce questi elementi all'interno della propria mitologia biologica. Il soprannaturale della serie viene infatti reinterpretato attraverso mutazioni, parassiti e alterazioni del corpo.
Dimitrescu è quindi una figura che sembra uscita da un romanzo gotico, ma appartiene a un universo nel quale anche l'orrore apparentemente più fantastico trova una spiegazione legata alla biologia.
Il suo successo dimostra inoltre quanto sia ancora potente l'immagine della vampira aristocratica, soprattutto quando viene reinterpretata con una forte identità visiva.
Lady Dimitrescu è il vampiro come icona gotica contemporanea.
Astarion – Baldur's Gate 3 (2023)

Astarion appartiene invece a una generazione nella quale il vampiro non è più necessariamente il cattivo della storia.
In Baldur's Gate 3, il giocatore può incontrare Astarion e accoglierlo nel proprio gruppo. Dietro il suo atteggiamento sarcastico, vanitoso e spesso provocatorio si nasconde una storia segnata da secoli di sottomissione al vampiro Cazador.
Astarion è un vampiro spawn: possiede una natura soprannaturale, ma per gran parte della sua esistenza non ha avuto il controllo della propria vita.
Il suo arco narrativo ruota quindi attorno alla libertà. Quanto conta la possibilità di scegliere quando si è trascorsi secoli senza averne alcuna? E quanto è facile trasformare una vittima in un nuovo carnefice quando finalmente le viene offerto il potere?
È una delle interpretazioni più moderne del vampiro perché utilizza la creatura della notte per raccontare qualcosa di molto umano.
Astarion è il vampiro come ricerca della libertà e dell'autodeterminazione.
Regis – The Witcher 3: Wild Hunt (2015)

Se esiste un personaggio capace di mettere definitivamente in discussione l'idea del vampiro come mostro, è Regis.
In The Witcher 3: Wild Hunt, Regis è un higher vampire, una creatura enormemente più potente e complessa rispetto ai comuni vampiri. Eppure il suo comportamento è spesso più umano di quello di molti esseri umani incontrati nel gioco.
Colto, ironico e riflessivo, Regis ha alle spalle una storia difficile, compresa una precedente dipendenza dal sangue. La sua scelta di rinunciare a nutrirsi di esseri umani diventa così una dimostrazione di autocontrollo.
È una caratteristica particolarmente importante nell'universo di The Witcher, dove la distinzione tra uomini e mostri è raramente netta. Regis non si fa influenzare dalla propria natura, è buono nonostante ciò che è.
Il vampirismo di Regis è una condizione da gestire, non una condanna morale.
Harkon – The Elder Scrolls V: Skyrim – Dawnguard (2012)

Harkon rappresenta il ritorno al vampiro come minaccia assoluta.
Signore dei Vampiri e principale antagonista dell'espansione Dawnguard di The Elder Scrolls V: Skyrim, Harkon non vuole convivere con l'umanità e non intende accettare i limiti imposti dalla luce del sole.
Il suo obiettivo è molto più ambizioso: utilizzare il potere delle Antiche Pergamene per oscurare il sole e permettere ai vampiri di dominare il mondo.
La particolarità di Skyrim è che il giocatore può anche scegliere di unirsi alla fazione dei vampiri e ottenere a sua volta la trasformazione in Vampire Lord.
Il vampiro, quindi, non è soltanto un nemico da eliminare: diventa una possibile identità del giocatore.
Harkon è il vampiro come potere e dominio.
Jonathan E. Reid – Vampyr (2018)
Jonathan Reid parte da una premessa quasi paradossale: è un medico diventato vampiro.
Ambientato nella Londra del 1918, Vampyr costruisce il proprio gameplay attorno al conflitto tra la professione di Reid e la sua nuova natura. Il protagonista dovrebbe curare le persone, ma il loro sangue rappresenta al tempo stesso una fonte di nutrimento e di potere.
La scelta di nutrirsi di un abitante della città non è quindi una semplice questione di salute del protagonista. Può avere conseguenze sull'intera comunità, modificando gli equilibri del quartiere e la vita degli altri personaggi.
Il gioco trasforma così la sete di sangue in una scelta morale concreta.
Reid è il vampiro come dilemma etico: quanto della propria umanità si è disposti a sacrificare per diventare più potenti?
Coen – The Blood of Dawnwalker (2026)

Chiudiamo il nostro viaggio con una delle più recenti interpretazioni del vampiro videoludico.
Coen è il protagonista di The Blood of Dawnwalker, action RPG sviluppato da Rebel Wolves e ambientato nell'Europa del XIV secolo, in un mondo segnato dalla Peste Nera e dalla presenza dei potenti vampiri Vrakhiri.
La particolarità di Coen è la sua doppia natura. Durante il giorno conserva la propria dimensione umana, mentre con il calare della notte emergono i suoi poteri vampirici. Questa dualità non è soltanto narrativa: entra direttamente nelle meccaniche di gioco e nel modo in cui il giocatore affronta il mondo.
Coen è inoltre un vampiro suo malgrado. La sua trasformazione non cancella il desiderio di proteggere la propria famiglia e non risolve automaticamente i suoi conflitti: li rende soltanto più difficili da affrontare.
È una conclusione significativa per questo viaggio perché mostra quanto sia cambiato il concetto di vampiro nel medium.
Coen è il vampiro come dualità: umano e mostro, giorno e notte, potere e responsabilità.
Un mito che continua a cambiare
Guardando questi dieci personaggi nel loro insieme, è evidente come il vampiro videoludico abbia progressivamente smesso di essere soltanto una creatura da temere ed (eventualmente) affrontare.
Dracula incarna il mito gotico nella sua forma più pura. Kain e Raziel lo trasformano in una condizione esistenziale. Altri lo rendono un conflitto morale, o una fonte di potere, una scelta deliberata o un desiderio proibito.
È forse proprio questa capacità di cambiare a spiegare perché il vampiro continui a trovare spazio nei videogiochi. La creatura della notte non ha più una sola forma: può essere il mostro che aspetta nell'ombra, il nemico da sconfiggere, il personaggio che accompagna il giocatore o persino il protagonista attraverso cui vivere la storia.
E, soprattutto, può porre una domanda che il videogioco più di ogni altro medium è particolarmente bravo a trasformare in esperienza: se avessi davvero il potere di un vampiro, quanto della tua umanità saresti disposto a perdere per usarlo?
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