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Hunter's Moon – Recensione

Nei Paesi anglosassoni, la Hunter's Moon (Luna del cacciatore), conosciuta anche come Luna sanguigna o Luna del sangue, indica la luna piena che appare nel mese di ottobre, tranne una volta ogni quattro anni, quando compare soltanto a novembre. Il nome deriva dalla tendenza dei cacciatori a sfruttare questo periodo per cacciare le prede alla luce lunare, quando i cervi avevano accumulato riserve di grasso dopo l'estate. Una tradizione che, nell'omonimo gioco di Twin Swans Limited, diventa teatro di una caccia alle streghe in cui siamo la vittima, che deve cercare la fuga e la salvezza da una comunità tutt'altro che amichevole. Viviamo la spaventosa notte di Lilith Thorne con la nostra recensione di Hunter's Moon.



Non un gioco tradizionale



La prima cosa che ho capito di Hunter's Moon, pochi minuti dopo averlo iniziato, è che stavo completamente sbagliando l'approccio. L'abitudine mi ha portato a interpretarlo come un comune videogioco, nel quale sfruttare i primi minuti per prendere confidenza con il sistema dei comandi, con le meccaniche di gioco, con l'esplorazione dell'ambiente e con gli obiettivi della trama. Mosso da questa inerzia da videogiocatore, non mi sono accorto che stavo facendo correre la protagonista lungo sentieri e accanto ad abitazioni senza realizzare che quei sentieri e quelle abitazioni erano il fulcro dell'esperienza, un obiettivo e non un mezzo per raggiungerlo.



Ho ripreso tutto dall'inizio e questa volta, con un atteggiamento diverso, ho iniziato a capire dove voleva andare a parare Hunter's Moon. La protagonista di cui parlavo, infatti, altri non è se non Lilith Thorne, una donna accusata di essere una strega in un villaggio rurale del 1600. Alle sue calcagna ci sono il Witchfinder General, il magistrato del villaggio e un cacciatore locale, che pianificano la loro operazione di cattura con voci che risuonano nella testa di Lilith come una minaccia di morte, tronfie e sicure del successo come se la donna non avesse alcuna possibilità di scampo. Questa possibilità, invece, possiamo e dobbiamo dargliela noi.



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Una notte in fuga



Hunter's Moon non spiega niente nei primi secondi perché non c'è niente da spiegare, se non un concetto semplice: bisogna sopravvivere alla notte. Un compito che non sembrerebbe neanche impossibile, considerate le foreste che circondano il villaggio e il favore della notte. Peccato per quella maledetta luna che dà il titolo al gioco e che illumina un po' troppo i sentieri su cui Lilith Thorne cerca di dileguarsi, una luna che è una presenza insieme romantica e terrificante, a seconda che la guardiamo con gli occhi del giocatore che controlla la protagonista o con quelli di lei, in fuga per la salvezza.



Sopravvivere significa fuggire e non farsi vedere e raggiungere dalle guardie che spuntano dietro a ogni cespuglio, quando meno ce lo aspettiamo, con le loro torce, pronte a metterci con le spalle al muro come cacciatori con una preda. La fuga non è cinematografica, ma profondamente umana: Lilith può solo camminare, correre e accovacciarsi per superare alcuni passaggi bassi a causa di alberi caduti o strutture troppo basse. L'unica altra interazione che è consentita al giocatore è la raccolta sporadica di alcuni oggetti che possono arricchire il percorso, ad esempio consentendoci di completare attività secondarie opzionali.



Un gameplay ridotto all'osso, dunque, che mi aveva lasciato spiazzato prima che io capissi dove gli autori volevano condurmi. Per quanto il villaggio e i sentieri boschivi siano lunghi e apparentemente labirintici, infatti, la fuga risulta lineare e guidata. Questo, unito alla semplicità dei comandi, sembrava tradire una natura da puro walking simulator senza mordente. Lasciandoci trasportare dal suono delle voci provenienti dalle case del villaggio, però, iniziamo a capire qualcosa di più sul gioco, un significato che diventa chiaro come le strade e le case rischiarate dalla Hunter's Moon.



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Un'esperienza di teatro immersivo



Per la stessa ammissione degli sviluppatori, Hunter's Moon prende ispirazione dal teatro immersivo per mettere in scena una tragedia sociale nella quale tutti gli abitanti del villaggio diventano protagonisti, o meglio ingranaggi di un unico meccanismo, di un unico corpo vivente fatto di mille contraddizioni. Quando Lilith si avvicina a una casa, le silhouette dei suoi abitanti dietro alla finestra illuminata e i loro dialoghi non sono un contorno, ma il centro stesso dell'esperienza. La fuga, per quanto fondamentale per la sopravvivenza, in quel momento deve essere messa in standby per fermarsi a origliare le conversazioni dei popolani e per arricchirsi con le tematiche che trattano, con le informazioni che condividono o anche solo con lo spaccato di vita vera che trasmettono.



Ogni casa ha una finestra e dietro a ogni finestra si svolge una piccola sottotrama che possiamo decidere se ascoltare del tutto, in parte o per niente. Va da sé che solo soffermandoci a origliare per intero le conversazioni riusciremo a immergerci a fondo nella storia che si svolge parallelamente alla fuga di Lilith e che in parte ha conseguenze anche su di lei. Una storia fatta di tanti segreti, contraddizioni, paure, malvagità, inganni, violenze, perversioni, dimostrazioni di affetto e manifestazioni di odio.



Possiamo ascoltare passivamente, oppure provare a bussare alle porte in cerca di aiuto, senza mai riceverlo veramente, a volte per paura, a volte per cattiveria. Di sicuro, possiamo cercare di ottenere dettagli importanti per completare qualche attività collaterale (poche, a dire il vero, e del tutto opzionali se non per sbloccare i trofei), ma soprattutto trovare conferma ai nostri sospetti e a quanto dichiarato anticipatamente dagli sviluppatori: siamo soli nella nostra fuga. Non possiamo fare affidamento sull'aiuto altrui, ma solo sperare di cavarcela da soli, perché nessuno è disposto a mettere a repentaglio la propria sopravvivenza per venire in nostro aiuto.



Peccato che, sentendo le storie dietro alle finestre, si scopra che le accuse di stregoneria rivolte a Lilith siano praticamente nulla rispetto alle storture e ai segreti degli altri cittadini. Ci sono le gravidanze indesiderate, le evocazioni demoniache, le dicerie e le derisioni di paese, i tradimenti, le fornicazioni e chi più ne ha più ne metta, a dimostrazione che spesso accusare gli altri è il modo migliore per distogliere l'attenzione da sé stessi.



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Un'esperienza atipica



Se siete alla ricerca di un videogioco nel senso più classico del termine, insomma, potreste rimanere profondamente delusi da Hunter's Moon. Essere catturati dalle guardie è praticamente impossibile, non esiste alcun tasso di difficoltà e non ci sono meccaniche di gameplay degne di tale nome. Se siete amanti delle storie, invece, avrete di che divertirvi, perché vivere la notte di Lilith Thorne è come essere la proverbiale mosca che si appoggia sui davanzali delle case degli abitanti del villaggio per origliarne i più torbidi segreti. Bisogna amare la narrazione, più che l'interazione.



Un punto positivo va dato anche allo stile artistico di Hunter's Moon, che propone elementi grafici realizzati a mano capaci di creare un'atmosfera coinvolgente tanto quanto le storie che andremo ad ascoltare. Impressionante il cast di doppiatori, che ha dato voce ad oltre 100 personaggi.



Trofeisticamente parlando: pochi ma dorati



La lista dei trofei di Hunter's Moon è preziosissima, con 11 coppe d'oro prima di uno scintillante Platino. Le coppe si ottengono trovando e completando alcune attività particolari nel corso della fuga, del tutto opzionali e facilmente “missabili”, oltre che assistendo a diversi possibili finali. In assenza di una specifica guida ai trofei non sarà immediato capire come ottenere tutti i trofei, ma bisogna comunque mettere in conto un replay e una certa dose di pazienza per ascoltare tutte le conversazioni.




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