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Daiperx
Cover Life is Strange: Before the Storm per PC

Peccato sia solo un prequel ((ALLERTA SPOILER⚠️))

Life is Strange: Before the Storm è un buon gioco, ma resta lontano da ciò che avrebbe potuto essere. Il suo limite principale è strutturale: è un prequel, e sceglie di esserlo fino in fondo. Questo lo porta a rinunciare a gran parte del potenziale narrativo che aveva tra le mani.

L’impianto di base è solido, ma non viene sviluppato con la profondità necessaria. Sarebbe bastato anche un solo episodio in più per dare respiro a elementi che qui risultano compressi. Alcuni snodi della trama vengono trattati in modo troppo superficiale, quando invece avrebbero richiesto un’esplorazione più ampia. La scomparsa di Rachel, ad esempio, resta un terreno solo parzialmente indagato: i genitori, la madre biologica, le possibili implicazioni narrative legate alle scelte del giocatore sono spunti lasciati a metà. Non sono dettagli secondari, ma parti centrali che avrebbero potuto ridefinire il peso emotivo della storia.

Anche il rapporto tra Chloe e Rachel nasce in modo troppo rapido per risultare pienamente credibile. L’intuizione alla base è forte (due vuoti che si riconoscono) ma lo sviluppo è affrettato, soprattutto nel primo episodio. La connessione funziona sul piano tematico, meno su quello narrativo: manca il tempo necessario perché il legame si consolidi agli occhi del giocatore.

Il terzo episodio è emblematico di questo approccio. Non prova a sorprendere, non rischia, si limita a chiudere quanto già impostato. Alcuni elementi vengono portati a conclusione in modo prevedibile, altri vengono semplicemente ignorati. È una chiusura funzionale, ma non incisiva.

C’è però un aspetto in cui il gioco colpisce nel segno: Chloe. Vestire i suoi panni è il vero punto di forza dell’esperienza. Il lutto per la perdita del padre è trattato con equilibrio, senza edulcorazioni ma anche senza eccessi. Dopo questi tre episodi, il suo personaggio risulta finalmente decifrabile: il dolore non viene risolto, ma diventa parte integrante della sua identità. È questo che la rende il personaggio più riuscito della serie, più di quanto lo sia Max nel primo Life is Strange.

Rachel, al contrario, resta sfuggente. Scopriamo molto su di lei, ma non abbastanza per comprenderla davvero. È costruita come una figura ambigua: apparentemente perfetta, inserita in un contesto privilegiato, eppure attraversata da una frattura interna che la avvicina a Chloe. Il loro legame nasce proprio da questo vuoto condiviso: Chloe ha perso qualcuno, Rachel non ha mai avuto la possibilità di conoscere davvero chi avrebbe dovuto esserci. Da qui nasce anche la spinta di Chloe ad aiutarla, quasi come un tentativo di dare a Rachel ciò che lei stessa ha perso definitivamente.

Molto riuscita anche la figura di Sera. Il tema della tossicodipendenza viene trattato con equilibrio, senza trasformarlo in un semplice espediente narrativo. È una presenza che complica le scelte, non che le giustifica.

In definitiva, mentre Life is Strange costruiva qualcosa di potente partendo da basi apparentemente semplici, Life is Strange: Before the Storm compie il percorso opposto: parte da un potenziale enorme e sceglie di non sfruttarlo fino in fondo. Resta un prequel solido e coerente, ma troppo prudente per essere davvero memorabile. (Nonostante qualche piantino me lo sia comunque fatto ahahah)

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