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Armikrog: old school fino all'eccesso - recensione

Se già conoscete l'affascinante The Neverhood avrete sicuramente avuto una sensazione di déjà-vu dopo aver visto le immagini di Armikrog sparse per questa pagina. Nonostante siano usciti a distanza di molti anni, i due titoli hanno molto in comune, non solo i membri del team di sviluppo ma anche e soprattutto la Claymation, la tecnica utilizzata per dare vista a personaggi e scenari tramite l'impiego di modelli di plastilina riprodotti, nel caso non siano statici, in stop-motion.



Armikrog nasce come erede spirituale di The Neverhood, in poche parole l'operazione nostalgia perfetta per Kickstarter, su cui è stato finanziato questo ennesimo revival. Fa piacere constatare che c'è ancora spazio per soluzioni alternative come appunto la Claymation, visto che in tempi abbastanza recenti anche titoli come The Swapper sono partiti da veri oggetti per poi riprodurli in-game, con risultati anche in quel caso piacevoli.



Armikrog non si perde in troppi preamboli: dopo una breve intro animata composta da alcuni schizzi e una musichetta orecchiabile, il protagonista Tommynaut e il suo cane fedele compagno Beak Beak (una specie di cane parlante) si ritrovano su un pianeta sconosciuto all'interno di una misteriosa fortezza, l'Armikrog che dà il nome all'intero gioco.

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13 ottobre 2015 alle 10:50

 

Ai suoi tempi non giocai The Neverhood, ma il suo successore...credo si intitolasse Skullmonkeys. Non ricordo molto sulla qualità del titolo, ma lo stile grafico certamente spiccava.