Salt and Sanctuary - recensione
Uno dei nuovi trend che sembra acquistare slancio giorno dopo giorno è quello degli indie in 2D à la Souls. I titoli usciti o in fase di sviluppo che hanno fatto proprie alcune delle caratteristiche della serie di From Software, iniziano a essere parecchi: in alcuni casi il gioco di turno prende a prestito solo qualche tratto distintivo dalla fonte d'ispirazione, come enormi boss da combattere, mentre nel caso di Salt and Sanctuary gli sviluppatori hanno attinto a piene mani al punto da creare quasi una trasposizione in 2D della loro musa ispiratrice.
Di seguito non ci fermeremo a sottolineare quanto questa o quella caratteristica richiami uno dei Souls, anche perché non ce n'è bisogno: sicuramente riconoscerete da voi i marchi di fabbrica della serie di From Software. Salt and Sanctuary prende il via in maniera criptica, dopo una fase di creazione del personaggio in cui saremo chiamati a scegliere nome, caratteristiche fisiche e altri parametri, compreso un oggetto iniziale. Dopo queste veloci decisioni è subito azione con qualche scontro di poco conto e qualche riga di testo con cui veniamo informati della situazione.
Poi, un boss. Gigantesco, troppo forte, troppo veloce e già a prima vista veramente insormontabile per un novellino alle prime armi. Invariabilmente si finisce per "morire", e l'avventura vera e propria prende il via su di un'isola nella quale ci ritroviamo, pronti a imbatterci nel primo Santuario che fungerà da punto di respawn e zona sicura per sviluppare il personaggio.
