Wolfenstein II: The New Colossus - recensione
Da qualche tempo l'aria intorno alle esperienze videoludiche incentrate sul single player si sta facendo pesante. Se in molti hanno discusso l'effettiva fattibilità di titoli di questo genere, Bethesda e MachineGames hanno preferito rispondere concretamente, investendoci con un'esplosione di violenza e ironia marchiata Wolfenstein. Un nome grosso da portare sulle spalle ma anche un nome che il piccolo, folle studio svedese è riuscito a rispolverare e a rendere accessibile a veterani e neofiti nel tripudio adrenalinico di The New Order. Wolfenstein II: The New Colossus pesca a piene mani dal suo predecessore, limandone gli spigoli e inserendo tutto ciò che mancava nel corso di un processo evolutivo che risulta naturale, quasi mistico. Ecco cosa abbiamo provato nel liberare l'America da tanti, tantissimi nazisti.
La campagna di Wolfenstein II: The New Colossus ha inizio con il selettore di difficoltà, una schermata che ci siamo sognati la notte, chiedendoci quale impulso masochista ci avesse spinti al di sopra del livello intermedio. Una volta accettato il nostro destino abbiamo ripassato l'episodio precedente e siamo tornati a vestire i panni di Terror Billy, miracolosamente sopravvissuto all'esplosione che ha dilaniato Deathshead. Quello che ci siamo trovati di fronte, una volta ripreso il controllo, è probabilmente il prologo più incredibile degli ultimi anni, una sequenza che ci piace pensare resterà impressa nella storia dei videogame. Dopo sei mesi di coma sul Martello di Eva, Blazkowicz torna cosciente proprio durante l'attacco di Frau Engel e, in sedia a rotelle, dovrà farsi strada tra i nemici in una maestosa spirale di violenza.
Tralasciando l'incipit da antologia, il gioco si sviluppa su una rotaia molto più intricata di quanto ci si potrebbe aspettare. Il setting statunitense offre spunti interessanti, oltre ad incanalare la trama verso un delirante terzo episodio. Quello che ci ha colpiti maggiormente è l'inaspettato sviluppo psicologico del protagonista, reso possibile dai meravigliosi flashback e dai lapidari monologhi che William dispensa nel corso dell'intreccio. Quando è stata la prima volta che ha premuto un grilletto? Che rapporto aveva con il padre? Citazionismo, ironia, violenza e introspezione sono i punti cardinali di questo saggio dell'esperienza single player negli FPS, categoria che nel corso di un ventennio è passata dal delirio di onnipotenza alla crisi d'identità.
