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Tomb Raider - recensione

C'erano due rischi molto grossi ad attendere il nuovo film di Tomb Raider, da domani nelle sale cinematografiche. Il primo riguardava la protagonista, Alicia Wikander, chiamata in un sol colpo a confrontarsi col personaggio femminile più famoso nella storia dei videogame, e con la carismatica attrice che l'ha preceduta nella parte. Il secondo riguardava la trama, che non poteva essere quella dei 'vecchi' Tomb Raider per non distaccarsi dai nuovi canoni dalla serie; ma che non poteva neppure scontentare il pubblico più generalista e meno videoludens, che magari ha ancora la PlayStation 2 in salotto e Angelina Joline negli occhi.



Per nostra fortuna questi due rischi sono stati scongiurati a cominciare da Alicia Wikander, che insieme al marito in real life Michael Fassbender, protagonista del film di Assassin's Creed, forma di fatto la coppia più gaming del firmamento hollywoodiano. L'attrice svedese impersona infatti il nuovo corso di Lara Croft molto meglio di quanto non lascino intuire le locandine e il film inizia mostrandocela orfana e squattrinata a Londra, costretta a consegnare cibo a domicilio per sbarcare il lunario. I giocatori di vecchia data avranno probabilmente un sussulto ma la trama ci spiega che Lara, se volesse, potrebbe tornare subito a essere la miliardaria che ricordiamo: le basterebbe firmare il documento che attesti la morte del padre, scomparso ormai da sette anni, per entrare in possesso della sua eredità.



Ma farlo significherebbe lasciarlo andare, accettare che sia morto per davvero. E poi un briciolo di speranza, in cuor suo, ce l'ha ancora: il corpo di Richard Croft non è mai stato ritrovato e prima di distaccarsi definitivamente dal suo ricordo, meglio andarlo a cercare di persona. Dove? Sull'isola di Yamatai, a largo del Giappone, dove s'era recato per indagare sulla misteriosa figura della regina Himiko.

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14 marzo 2018 alle 19:00