Shovel Knight: Showdown - recensione
Un cavaliere dall'armatura blu incede con la sua vanga, si lancia in picchiata per colpire il cavalier spettro. L'agilità di quest'ultimo è indiscussa: gli basta un salto su una parete, e un altro ancora, per trovarsi in una posizione di vantaggio. Peccato che non abbia notato l'alchimista alle sue spalle, intento a lanciargli - da una debita distanza di sicurezza - una pozione esplosiva. Parliamo di Plague, Specter e Shovel Knight, iconici personaggi della saga in una delle tante battaglie all'ultimo dash che Shovel Knight: Showdown vi permetterà di affrontare.
Un'aggiunta particolare, che segna insieme alla campagna King of Cards il punto d'arrivo di un'avventura durata cinque anni. Adesso che non c'è più nulla di nuovo da raccontare, almeno fino al sequel già annunciato, è possibile chiamare a raccolta tutti i protagonisti, gloriosi o vanagloriosi che siano, del titolo di punta di Yacht Club Games. Adunata di folli cavalieri a parte, non mancano ovviamente anche personaggi importanti come l'Incantatrice, l'aiutante Percy e Mona l'alchimista.
Lo stile grafico è sempre il solito: pixel-art di qualità, con frequentissimi ammiccamenti alle grandi glorie del passato. In special modo a Megaman. Questa volta cambia il genere: un picchiaduro, che vede in Super Smash Bros e Brawlhalla gli esempi più vicini, seppure non del tutto simili. Al di là delle arene spaziose e bidimensionali, al di là della possibilità di giocare fino a quattro giocatori, la sfida vera e propria non si basa sul ring-out. Si basa invece su un duello all'ultimo hit point, a volte con regole speciali. Ogni personaggio sfrutta un moveset ben preciso composto da pochissime mosse basilari, da impiegare con prontezza e intelligenza, a volte persino minuzia.
