Con il turismo videoludico, la vacanza raddoppia - articolo
Conosco una persona che fa collezione di esperienze gastronomiche e va a degustare determinati cibi e vini nei luoghi che portano il loro nome: si vanta di aver mangiato il pane di Altamura ad Altamura, la caprese a Capri, di aver bevuto lo champagne nello champagne.
Quella persona mi ha fatto venire in mente una moda di questi tempi, che consiste nel giocare ai videogame nei luoghi in cui sono ambientati. Pare che attualmente sia la massima aspirazione dei veri appassionati, che cercano di potenziare al massimo l'esperienza del game tourism, il turismo videoludico.
Prima le due esperienze erano separate: con calma, in casa, si giocava, e si scoprivano le destinazioni della prossima vacanza, documentandosi sulle guide, tra un livello e l'altro: si esplorava l'Islanda in Tomb Raider piuttosto che Panama e l'Indonesia in Uncharted, e poi, finito il gioco, si pianificava il soggiorno nei luoghi tanto amati sul monitor e si preparavano i bagagli.
