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Ratched (s01) - recensione

Nel 1975 uscì il film 'Qualcuno volò sul nido del cuculo', metafora di un Potere senza pietà che reprime e uniforma ogni diversità (o dissidenza) con una violenza sconvolgente. Eravamo già oltre gli anni dell'innocenza e il sogno appena cominciato era già finito. L'argomento era assai sensibile per il regista Miloš Forman, cecoslovacco molto critico nei confronti del Sistema, transfuga negli Stati uniti dal 1968.



Entrava così nella storia del cinema Mildred Ratched, uno dei "cattivi" più inquietanti perché non si trattava di un mostro deforme, di un pericoloso psicopatico. Era un'infermiera, mestiere rispettato, stimato ("se salvi un uomo sei un eroe, se ne salvi cento sei un infermiere", verrà detto). Ratched era stata costruita per essere il volto che in un attimo da rassicurante impiegata dedita al suo mestiere, diventava un'inflessibile esecutrice dei regolamenti, tramutandosi in una carnefice efferata.



Vengono in mente i tanti che "eseguivano gli ordini", mettendoci un personale entusiasmo. Ma come poteva una donna essere diventata un simile mostro? Qualcuno se lo sarà chiesto allora uscendo dal cinema? Forse no, perché non erano anni in cui andassero di moda i prequel. Visto che adesso invece si usano molto, non dubitiamo che Ryan Murphy si sia interessato all'argomento, traendone spunto per tornare una volta di più su argomenti per lui vitali.



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14 settembre 2020 alle 16:11