Rogue City: Bronx - recensione
Su Netflix è uscito Rogue City - Bronx, un noir diretto da Olivier Marchal, film che vale una visione e ci ha dato modo di riflettere anche sulla carriera di un autore solo parzialmente distribuito in Italia. Diciamo autore perché Marchal è stato anche sceneggiatore oltre che regista di film nerissimi, storie di guardie e ladri senza speranza, dove ingiustizia sempre sarà fatta, dove il Male distrugge tutto quello che tocca, buoni e cattivi che siano, che sembrino, dove però la distinzione fra i due è sempre suscettibile di variazioni improvvise.
I principi morali spesso albergano nei soggetti più inaspettati, chi ne fa mostra per dovere istituzionale spesso è il peggiore dei peggiori. Ma fra poliziotti e delinquenti pochi si salvano. E spesso solo in senso metaforico. Non c'è fiducia in nessuno e nulla che tenga, il tradimento è inevitabile, che sia per amore o per soldi, per potere o vendetta. E costerà carissima sempre, perché le sue ramificazioni si spanderanno attraverso gli anni.
Non c'è premio insomma, non c'è redenzione, non c'è speranza, perché la lotta contro il Male, oltre che nei confronti di chi proprio delinque, dovrebbe essere rivolta contro se stessi. Di questo terribile ambiente Marchant si è occupato in tutti i suoi film da regista (vanta anche una carriera come attore), forte di una lontana partecipazione al corpo di Polizia, 12 anni fra i '70 e gli '80, che deve averlo segnato profondamente.
