Quando i videogiochi hanno previsto fin troppo bene la realtà
Nel mondo dei videogiochi capita raramente che un autore rinneghi la propria opera. O che, quanto meno, confessi che al giorno d'oggi non sarebbe il caso di crearla. Lo ha fatto Warren Spector, quando ha detto che nel 2021 non farebbe Deus Ex. La parte più interessante è il motivo: perché le teorie complottiste, che sostengono l'ambientazione del gioco, oggi sono fin troppo radicate nella realtà. Tra le antenne 5G che diffondono il nuovo coronavirus, il movimento QAnon e il co-fondatore di Microsoft Bill Gates che intende impiantare chip tramite i vaccini, è molto diffusa l'idea che ci sia un piano orchestrato da grandi corporazioni nascoste per controllare il mondo.
Senza contare che nel 2000 Deus Ex immaginava una pandemia, nota nel gioco come la "morte grigia", per cui non esisteva una cura e che stava aggravando le differenze fra ricchi e poveri, fisicamente separati in altrettante parti della città. Un mondo dove, insomma, la diffidenza verso i governi e le multinazionali era spinta all'estremo e aveva spaccato la società. "Sono costantemente stupito da quanto la nostra visione del mondo sia risultata precisa. Francamente, un po' mi spaventa" ha detto Spector durante un recente talk alla Game Developers Conference.
Ma non è l'unico caso in cui i videogiochi, senza saperlo, avrebbero anticipato la realtà in un modo che, con il senno di poi, ha stravolto la percezione stessa di quell'esperienza.
