Riders of Justice - recensione
Come può il gesto gentile di un nonno che per Natale vuole regalare una bicicletta alla sua nipotina, dare l'avvio a una serie di catastrofici eventi? Coincidenze, destino? E vale la pena, ha senso indagare, per risalire all'evento che, secondo noi, ha innescato il processo? Nella nostra piccolezza, no, perché a forza di risalire nella catena degli eventi arriveremmo ad Adamo ed Eva e quindi?
Quindi non ci rassegniamo all'imprevedibile e cerchiamo di rassicurarci, muniti come siamo di sofisticati apparati tecnologici che ci permettono di elaborare montagne di dati che dovrebbero fornire proiezioni affidabili su cui fondare le nostre strategie, vana illusione con cui cerchiamo di parare i colpi del destino, del caso.
Siamo in una cittadina della Danimarca, un incidente in treno provoca diverse vittime e può essere che si muoia solo per essere nella posizione sbagliata, mentre il vicino si salva. Markus (Mads Mikkelsen in versione non-glamour, con capelli rasati e barbona grigia) è un veterano delle missioni in Medio Oriente e viene richiamato in patria perché ha perduto nell'incidente uno dei suoi affetti più grandi. Mentre cerca di elaborare il lutto, viene però raggiunto da un gruppetto di nerds, uno più sfigato dell'altro, che avevamo già conosciuto nell'incipit, tre reietti della società ma tecnologicamente dei veri geni, tre stramboidi dall'emotività devastata ma dalle menti brillantissime.
